La voce di una famiglia contro il silenzio

di Patrizia Cantatore

«Se domani non torno». Una frase che molte donne conoscono, perché è la paura di uscire di casa e non farvi più ritorno. Viene dalla poesia Si mañana no vuelvo[i] dell’attivista peruviana Cristina Torres Cáceres, in cui una giovane donna si rivolge alla madre, e dà il titolo al film di Paola Randi su Giulia Cecchettin, presentato in anteprima il 23 ottobre alla Festa del Cinema di Roma e ad Alice nella città e nelle sale dal 5 novembre.

Giulia, 22 anni, fu uccisa l’11 novembre 2023 dall’ex fidanzato Filippo Turetta. Furono proprio quei versi, rilanciati dalla sorella Elena all’indomani della scoperta del brutale omicidio, a trasformare il dolore di una famiglia e di un’intera collettività in un grido di denuncia contro il patriarcato. La poesia racconta anche il meccanismo con cui media e istituzioni scaricano sulla vittima la responsabilità della violenza, giudicandone il comportamento o le scelte. Trovò risonanza in Italia coinvolgendo online moltissime persone e aprendo un dibattito su un cambiamento su cui gli “uomini” dovrebbero interrogarsi, senza ignorarlo.

Il film, liberamente ispirato al libro Cara Giulia (Rizzoli), scritto dal padre Gino Cecchettin con Marco Franzoso, va oltre la cronaca. Restituisce il valore di una testimonianza che ha aperto un confronto pubblico sulla violenza di genere, sull’educazione e sulla responsabilità collettiva. La sceneggiatura è di Paola Randi e Lisa Nur Sultan; nel cast Filippo Timi, Tecla Bossi, Sabrina Martina, Tommaso Allione, Linda Caridi ed Elisabetta De Palo, tutti molto bravi e ben calati nei personaggi.

Al centro c’è una famiglia come tante nella provincia del Nord Est, che potrebbe essere la nostra: Davide, il più piccolo, va al liceo; Elena, la maggiore, studia all’estero; Giulia sta per laurearsi. Un piccolo mondo già segnato dalla morte della madre per una grave malattia, con un padre che ne fa le veci cercando sempre il dialogo. Dentro quella normalità cresce un disagio non manifesto, taciuto per non pesare sul ménage familiare, finché inizia un incubo che nessuno di loro avrebbe creduto possibile.

Lo sguardo della regista si sofferma sulla comunità e su chi ha subito la perdita e tenta di accettarla, trasformando il dolore in qualcosa di concreto e positivo. Giulia è restituita alla sua dignità di ragazza piena di sogni e di speranze. Diventa anche, simbolicamente, il rifiuto di tollerare ancora certi atteggiamenti patriarcali delle istituzioni e della stampa.

È la storia di un’assenza gigantesca e di una famiglia che trova la forza di trasformare un inimmaginabile dolore privato in un impegno collettivo, perché storie come questa non debbano più essere raccontate. Il film è incalzante e ci ricorda che Giulia è stata prima una persona scomparsa, poi una vittima. Come i versi di Torres Cáceres, non si limita a ricordare le donne uccise: invita a non accettare passivamente una realtà in cui la libertà femminile è limitata dalla paura e di “fare rumore”!


[i] Se domani non rispondo alle tue telefonate, mamma. / Se non ti dico che torno per cena.

Se domani, mammina, vedi che il taxi non arriva./ Può darsi che io sia avvolta nelle lenzuola di un albergo,

su una strada, o in un sacco nero (Mara, Micaela, Majo, Mariana). /Può darsi che sia in una valigia o abbandonata su una spiaggia (Emily, Shirley)./Non spaventarti, mamma, se vedi che mi hanno pugnalata (Luz Marina).

Non urlare se vedi che mi hanno trascinata (Arlette). /Mammina, non piangere se ti dicono che mi hanno impalata (Lucía).

Ti diranno che sono stata io, che non ho urlato,/ che erano i miei vestiti, che era l’alcol nel mio sangue.

Ti diranno che è stato per l’orario, perché ero da sola. / Che quello psicopatico del mio ex aveva dei motivi,

che lo avevo tradito, che ero una puttana. / Ti diranno che ho vissuto, mamma,

che mi ero permessa di volare troppo in alto in un mondo senz’aria./ Ti giuro, mamma, che sono morta combattendo.

Ti giuro, cara mamma, che ho urlato davvero forte mentre volavo.

Si ricorderà di me, ma’, saprà che sarò stata io a rovinarlo, / quando mi riconoscerà nel volto di tutte quelle che gli urleranno contro il mio nome. / Perché io so, mamma, che tu non ti arrenderai./ Però, per quanto tu possa volerlo fare, non imbrigliare mia sorella. / Non rinchiudere le mie cugine, non vietare niente alle tue nipoti.

Non è colpa loro, mamma, così come non è stata nemmeno colpa mia./ Sono loro, saranno sempre loro, gli uomini.

Lotta per le loro ali, visto che le mie me le hanno tagliate. / Lotta perché siano libere e possano volare più in alto di me. / Combatti perché possano urlare più forte di me. / Perché possano vivere senza paura, mamma, proprio come ho fatto io./ Mammina, non piangere sulle mie ceneri.

Se domani sono io, mamma, / se domani non torno, distruggi tutto./ Se domani tocca a me, voglio essere l’ultima.