Alle Scuderie del Quirinale una grande mostra ripercorre la vita e le opere di Jacopo da Pontormo, protagonista di una rivoluzione silenziosa nella pittura del Cinquecento. Dal 9 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027, Roma ospita una retrospettiva attesa da settant’anni.
Di Roberto Benatti
Il Rinascimento è spesso associato alla ricerca dell’armonia, della bellezza ideale e dell’equilibrio delle forme. Ma che cosa accade quando queste certezze cominciano a vacillare? La pittura di Jacopo da Pontormo nasce proprio in questo spazio di trasformazione, anticipando una sensibilità inquieta, fatta di colori insoliti, figure allungate e atmosfere sospese.
A raccontare questa straordinaria stagione artistica è la mostra “Pontormo: la nuova maniera dell’arte”, in programma alle Scuderie del Quirinale di Roma dal 9 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027. Promossa da Ales – Scuderie del Quirinale insieme alle Gallerie degli Uffizi e prodotta con Electa, l’esposizione è curata da Cristina Acidini con Elena Capretti, Philippe Costamagna, Bruce Edelstein e Carlo Falciani.
Si tratta di un appuntamento di particolare rilievo: per la prima volta una grande mostra monografica dedicata a Pontormo lascia Firenze per raggiungere la capitale. L’ultima importante rassegna capace di riunirne i principali capolavori risale infatti al 1956, quando Palazzo Strozzi celebrò il quarto centenario della morte dell’artista.
Jacopo Carucci, conosciuto come Pontormo dal nome del paese vicino a Empoli in cui nacque nel 1494, rimase orfano in giovane età. Si trasferì a Firenze, dove si formò nell’ambiente artistico più vivace del tempo, entrando in contatto con maestri come Leonardo da Vinci, Piero di Cosimo e Andrea del Sarto.
La sua carriera si sviluppò nel cuore della cultura fiorentina, tra commissioni religiose, opere profane e incarichi legati alla corte medicea. Già nei primi lavori, Pontormo mostrò una personalità capace di allontanarsi dalle soluzioni più consolidate della pittura rinascimentale.
La sua ricerca maturò in un periodo attraversato da profonde tensioni politiche, religiose e culturali. Le certezze su cui si era fondata la grande stagione rinascimentale iniziavano a incrinarsi e anche l’arte cercava nuove strade. Se Raffaello rappresentava l’equilibrio e Michelangelo la forza drammatica, Pontormo introdusse una sensibilità diversa: più instabile, emotiva e misteriosa. La prospettiva tradizionale perde centralità, i corpi sembrano allungarsi oltre le proporzioni consuete e i colori si combinano in accostamenti sorprendenti.






Le sue figure non appaiono sempre saldamente ancorate allo spazio. Sembrano piuttosto sospese, immerse in un’atmosfera che sfugge alle coordinate della realtà quotidiana. È questa la forza della sua pittura: non rappresentare soltanto una scena, ma trasmettere il senso di un mondo in trasformazione.
Il percorso espositivo segue cronologicamente la vita e l’attività del pittore, articolandosi in dieci sezioni tematiche. Sono presentate 84 opere di Pontormo, tra dipinti, affreschi e disegni, accanto a circa 46 lavori di altri artisti, tra maestri, colleghi e allievi.
Tra questi figurano Albertinelli, Piero di Cosimo, Andrea del Sarto, Rosso Fiorentino, Franciabigio, Granacci, Bachiacca e soprattutto Bronzino, suo allievo e uno dei principali interpreti della cultura figurativa fiorentina del Cinquecento.
A rendere ancora più interessante la mostra è la presenza del Libro mio, il diario nel quale Pontormo annotò alcuni aspetti della propria vita quotidiana tra il 1554 e il 1556. Un documento prezioso per avvicinarsi non soltanto all’artista, ma anche all’uomo, alle sue abitudini e alla sua personalità.
Il diario offre inoltre l’occasione di approfondire la dimensione psicologica di una figura spesso descritta come solitaria e inquieta.
Il viaggio attraverso le opere comincia con la Visitazione del 1514-1516, proveniente dal ciclo di affreschi del Chiostrino dei Voti della basilica della Santissima Annunziata. I lavori furono affidati dai frati serviti ad Andrea del Sarto e ai suoi collaboratori Pontormo e Rosso Fiorentino.
Seguono le Storie di Giuseppe Ebreo, realizzate intorno al 1515-1516 per la camera nuziale Borgherini-Acciaioli. Alcune delle tavole vengono riunite per l’occasione, permettendo di cogliere meglio il progetto decorativo originario.
Un altro momento significativo è rappresentato dalle lunette della Passione di Cristo, dipinte per la Certosa del Galluzzo tra il 1523 e il 1525. Qui emerge l’influenza dell’arte di Albrecht Dürer, che suscitò anche le riserve di Giorgio Vasari.
La Cena in Emmaus del 1525, invece, rivela soluzioni compositive che possono essere lette come anticipazioni di sviluppi successivi della pittura europea, compresa la ricerca di una maggiore intensità narrativa.
Ma è nella Pietà, nota anche come Trasporto di Cristo, realizzata per la cappella Capponi della chiesa di Santa Felicita tra il 1525 e il 1528, che la ricerca di Pontormo raggiunge uno dei suoi risultati più radicali.
La scena si sottrae alle regole più familiari della rappresentazione. Non compare una croce chiaramente riconoscibile e manca un paesaggio che definisca lo spazio. Le figure si raccolgono attorno al corpo di Cristo, ma sembrano quasi galleggiare, come se la gravità avesse perso la propria forza.
I corpi, i gesti e gli sguardi costruiscono una tensione emotiva che non si risolve in una narrazione immediata. La sofferenza diventa una presenza silenziosa, mentre la composizione sembra collocarsi al di fuori del tempo. Il risultato è un’opera in cui la bellezza non coincide con l’ordine, ma con la capacità di rendere visibile un sentimento complesso e sfuggente.
Negli anni successivi Pontormo entra in rapporto con Michelangelo, dal quale riceve due cartoni che saranno alla base di altrettanti lavori: il Noli me tangere, restaurato per la mostra, e Venere e Cupido, realizzato per la camera di Bartolomeo Bettini.
Quest’ultima opera sarà esposta insieme alle lunette di Bronzino raffiguranti Dante e Petrarca, riemerse dal collezionismo privato. L’accostamento permette di ricostruire idealmente un ambiente che il committente non poté mai vedere completo, perché il dipinto di Pontormo, appena terminato, passò al duca Alessandro de’ Medici.
Un’intera sala del secondo piano è dedicata alla ritrattistica, nella quale l’artista dimostra una notevole capacità di indagare la personalità dei soggetti. Dall’ Alabardiere, la cui identità resta controversa, al ritratto di Cosimo il Vecchio, fino ai Due amici, emerge una pittura attenta non soltanto all’aspetto esteriore, ma anche alla dimensione psicologica.
Il confronto con la Dama in rosso di Bronzino permette di cogliere affinità e differenze tra due protagonisti della pittura fiorentina, legati da un rapporto di maestro e allievo ma distinti per sensibilità e linguaggio.
Importante è anche la sezione dedicata ai disegni. Per Pontormo, lo studio della figura umana costituiva una fase essenziale del processo creativo. I fogli preparatori rivelano un’attenzione diretta ai corpi, ai movimenti e alla struttura anatomica, mostrando anche i cambiamenti intervenuti nel suo stile dopo il confronto con Michelangelo.
Particolarmente preziosi sono i disegni collegati agli affreschi del coro di San Lorenzo, un’impresa avviata nel 1545 e destinata a rimanere incompiuta e poi perduta.
Il percorso si conclude con una delle opere più celebri dell’artista: la Visitazione di Carmignano, realizzata intorno al 1528-1529 per la cappella della famiglia Pinadori nella pieve locale. La scena rappresenta l’incontro tra Maria ed Elisabetta, entrambe in attesa di una nascita straordinaria. Pontormo sceglie però di allontanarsi dall’iconografia più tradizionale, inserendo quattro donne anziché limitarsi alle due protagoniste.
Le figure si fronteggiano e si avvicinano in una composizione che ricorda quasi un passo di danza. I colori, tra rossi, verdi e grigi, cambiano intensità a seconda degli accostamenti; le forme si allungano e gli sguardi si incrociano senza offrire una lettura immediata della scena.
Più che raccontare un episodio familiare, il pittore sembra voler evocare un mistero. Il significato religioso dell’incontro rimane presente, ma viene espresso attraverso una dimensione sospesa, nella quale la semplicità della composizione accresce l’intensità emotiva.
L’opera è diventata uno degli esempi più rappresentativi del passaggio dal classicismo rinascimentale alle sperimentazioni anticlassiche del Manierismo.
Il restauro, eseguito in occasione della mostra di Palazzo Strozzi del 2014, ha inoltre restituito maggiore leggibilità alle architetture sullo sfondo. I palazzi appaiono come edifici concreti, segnati dal tempo, anziché come quinte teatrali astratte. Un dettaglio che permette di riconoscere anche una componente più naturalistica e talvolta ironica nella pittura di Pontormo.
La realizzazione dell’esposizione è stata resa possibile da importanti prestiti provenienti da musei italiani e internazionali. Tra le istituzioni coinvolte figurano gli Uffizi, la Galleria dell’Accademia, il Bargello, la Galleria Borghese, l’Istituto centrale per la grafica, il Louvre, la National Gallery di Londra, il British Museum, il Metropolitan Museum di New York, la National Gallery of Art di Washington, l’Art Institute di Chicago e il Getty Museum.
Diverse opere sono state restaurate per l’occasione. Tra queste la Madonna Corsini, il cui intervento ha confermato l’attribuzione a Pontormo e ha portato alla luce particolari nascosti sotto una pesante ridipintura, tra cui un angioletto precedentemente interpretato come san Giovannino.
Il catalogo Electa, pubblicato in occasione degli ottant’anni della casa editrice, affronta anche questioni ancora aperte: l’identità dei modelli, la datazione di alcune opere e il ruolo dei collaboratori nella produzione del pittore.
In parallelo, dall’11 ottobre 2026 al 6 febbraio 2027, la chiesa di Santa Maria Antiqua al Foro Romano ospiterà The Greeting, videoinstallazione di Bill Viola ispirata proprio alla Visitazione di Carmignano, presentata originariamente alla Biennale di Venezia del 1995. Un dialogo tra pittura rinascimentale e videoarte contemporanea che mostra quanto l’immagine di Pontormo continui a suggerire nuove possibilità interpretative.
La mostra delle Scuderie del Quirinale non è soltanto una retrospettiva dedicata a un grande pittore del Cinquecento. È anche l’occasione per osservare da vicino un momento in cui l’arte cominciò a mettere in discussione i propri modelli.
Pontormo non abbandona la tradizione rinascimentale: la attraversa, ne porta le forme al limite e ne esplora le contraddizioni. Le sue figure allungate, i colori inattesi e le atmosfere enigmatiche raccontano un mondo nel quale l’armonia non è più una certezza assoluta.
È forse proprio questa inquietudine a rendere la sua pittura così vicina alla sensibilità contemporanea. Davanti alle sue opere non troviamo sempre risposte immediate, ma immagini che invitano a fermarsi, osservare e interrogarsi.
Pontormo dipinge nel momento in cui le certezze vacillano. Ed è proprio allora che la sua arte trova una voce nuova.
Informazioni per la visita
Pontormo: la nuova maniera dell’arte
Scuderie del Quirinale, Roma
Dal 9 ottobre 2026 al 7 febbraio 2027
Orario ordinario: dalle 10:00 alle 20:00; ultimo ingresso alle 19:00.
Informazioni e aggiornamenti: scuderiequirinale.it.
