di Patrizia Cantatore

Dal 15 settembre è inaugurato, a Palazzo Bonaparte, l’imperdibile evento dell’anno dedicato a Vassily Kandinsky (1866-1944), un’artista che ridefinì il linguaggio della pittura moderna, trasformando colore, forma e segno in emozione.

Prodotta e organizzata da Arthemisia in collaborazione con il Centre Pompidou che, in occasione del suo restauro, offre a Roma il privilegio raro di ammirare capolavori che difficilmente lasciano Parigi, il cui patrimonio è frutto di donazioni e del lascito della moglie Nina Kandinsky. Curata da Angela Lampe, riunisce oltre settanta opere provenienti dal prestigioso museo francese e da altri musei internazionali.

Le cinque sezioni in cui si articola l’esposizione, ripercorrono la vita e la carriera del pittore, dai primi esordi figurativi, agli anni della fondazione del gruppo Blaue Reiter, il ritorno in Russia, l’esperienza della Bauhaus, fino agli anni della maturità a Parigi.

Vassily Kandinsky nasce a Mosca nel 1866. Dopo una laurea in Giurisprudenza ed Economia, abbandona una promettente carriera accademica per dedicarsi alla pittura, trasferendosi a Monaco di Baviera nel 1896, nel cuore dell’Europa artistica di inizio Novecento, che avrebbe cambiato per sempre il volto dell’arte moderna. Due esperienze, in particolare, segnano  profondamente la sua ricerca. La prima è l’incontro con i Covoni di Claude Monet: davanti a quelle forme che sembrano dissolversi nel colore, Kandinsky comprende che un dipinto può emozionare anche senza rappresentare fedelmente la realtà. La seconda è l’ascolto del Lohengrin di Richard Wagner al Teatro Bol’šoj di Mosca: un’esperienza quasi rivelatrice, che gli suggerisce la possibilità di un’arte senza oggetto, evocativa di emozioni, ricordi e immagini interiori.

È l’inizio di una vera rivoluzione: fonderà il gruppo “Der Blaue Reiter” (Il Cavaliere Azzurro) con Franz Marc, ponendo al centro dell’arte la dimensione spirituale e interiore. Il colore e la forma si emancipano dalla rappresentazione della realtà, aprendo la strada ad una rivoluzione dell’arte: l’astrattismo.

Allo scoppio della Prima guerra mondiale, Kandinsky torna in Russia, dove partecipa alla riorganizzazione culturale post-rivoluzionaria e sperimenta una crescente geometrizzazione delle forme. Rientrato in Germania nel 1921, l’anno seguente viene chiamato da Gropius per insegnare alla Bauhaus, centro delle avanguardie europee, approfondendo il rapporto tra forma, colore e struttura.

È in questi anni che Kandinsky sistematizza la propria ricerca teorica in Punto, linea, superficie (1926), testo capitale della teoria dell’arte del Novecento. Il punto, per Kandinsky, è l’elemento primo, silenzioso, carico di tensione potenziale; la linea è il punto messo in movimento, traccia di una forza; la superficie è lo spazio su cui questi elementi entrano in relazione, producendo composizione ed effetto emotivo.

Al centro della sua ricerca teorica c’è l’idea che il colore non sia un dato puramente ottico, ma possieda un “suono interiore” capace di agire direttamente sull’anima, con la stessa immediatezza della musica. Il giallo, colore caldo per eccellenza, tende a espandersi verso chi guarda e Kandinsky lo associa al timbro acuto della tromba; il blu, freddo e concentrico, si ritira verso l’interno e richiama il suono grave del violoncello o dell’organo1.

1 L’idea del “suono interiore” (innerer Klang) viene dal suo primo trattato, Lo spirituale nell’arte (1911) – la stessa temperie che ha già evocato l’episodio del Lohengrin di Wagner. Se vuoi, posso agganciare esplicitamente questo paragrafo a quell’episodio, così il filo sinestesia-colore-musica risulta ancora più coerente lungo tutto il pezzo.

Negli anni della Bauhaus questa corrispondenza si estende alla forma: il giallo al triangolo, il rosso al quadrato, il blu al cerchio — un vero e proprio alfabeto visivo delle emozioni, in cui ogni elemento pittorico diventa portatore di una vibrazione precisa.2

2La corrispondenza colore-forma (giallo-triangolo, rosso-quadrato, blu-cerchio) nasce da un questionario che Kandinsky sottopose agli studenti della Bauhaus nel 1923: se preferisci restare più aderente ai fatti puoi specificarlo, oppure lasciarlo come lo propongo, più sintetico e scorrevole.

Con l’avvento del nazismo e la chiusura del Bauhaus nel 1933, si trasferisce a Parigi, dove sviluppa uno stile più leggero e biomorfo, influenzato dai surrealisti francesi. Muore a Parigi nel 1944.

Si potranno ammirare, in una sezione a lei dedicata e, per la prima volta, le opere di Gabriele Münter, esponente dell’Espressionismo tedesco ed artista significativa, le cui opere sono accompagnate da una copiosa documentazione. Compagna di Kandisky per quindici anni, fu sua alleata nella ricerca e nella sperimentazione anche se Gabriele non abbandonò mai completamente il figurativo. A lei è dovuta la riconoscenza per la custodia e la raccolta delle opere degli artisti del Blaue Reiter che durante l’era nazista rischiarono di essere distrutte.

Gli anni tra il 1911 e il 1914 sono quelli che rappresentano il momento straordinario di questa accelerazione verso l’astrattismo e rappresentano la parte più ricca della mostra.  Opere fondamentali come L’Arco nero (1912), tra i capolavori più celebri della collezione del Centre Pompidou, sono la testimonianza di questo passaggio verso un linguaggio artistico completamente nuovo, nel quale forme, colori e segni acquisiscono una forza espressiva indipendente dalla rappresentazione del reale.

Tra i capolavori esposti spiccano le opere iconiche come Gelb-Rot-Blau (1925), considerata uno dei massimi esempi della sua produzione: una composizione dove le forme e i colori sono organizzati secondo una logica musicale, che offre un’esperienza visiva intensa e coinvolgente al visitatore.

Il percorso sarà inoltre arricchito da approfondimenti dedicati alle sue teorie sul rapporto tra colore, forma e musica. Non mancherà, inoltre, la possibilità di perdersi tra le geometrie ed i colori di Kandinsky in una sala immersiva ideata appositamente per la mostra.

Informazioni e prenotazioni

T +39 06 87 15 111

http://www.arthemisia.it

http://www.mostrepalazzobonaparte.it

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