Mercoledì 24 giugno 2026 ore 18.00

Instituto Cervantes di Roma

Sala Dalí Roma, Piazza Navona 91

Tutti i paesi hanno un debito con le arti – dalla letteratura e la musica fino all’architettura – e con il pensiero dell’Italia da Dante e Petrarca in avanti.

Il mondo ispanico non fa eccezione, ricettivo fin dal primo momento nei confronti delle correnti culturali italiane, sebbene con la particolarità di aver contribuito a sua volta, attraverso la propria presenza politica nel paese, ad arricchire tale cultura. Da Dante e Monteverdi a Borges: come l’Italia ha segnato la cultura in spagnolo: del fertile dialogo e dell’intreccio di queste tradizioni, non limitato alla sola Spagna ma esteso a tutto il territorio della lingua spagnola, mercoledì 24 giugno 2026 alle ore 18.00 presso la Sala Dalì dell’Instituto Cervantes di Roma si parlerà con José María Micó e Ramón Andrés, due dei più importanti intellettuali spagnoli di oggi, nel cui percorso il mondo italiano rappresenta una costante. José María Micó è poeta, musicista, professore ordinario di Letteratura presso l’Università Pompeu Fabra e traduttore di Dante, Ariosto e Petrarca.

Ramón Andrés è un poliedrico saggista, pensatore, poeta e musicologo autore della biografia di Claudio Monteverdi. L’ingresso è libero.Nel suo libro “Da Dante a Borges”, José María Micó si sofferma sul fatto che i grandi autori che compongono il canone letterario sono danneggiati da un malinteso che, secondo l’Autore, dovrebbe essere annullato: di solito sono considerati rappresentanti eccezionali della storia, della cultura e del pensiero del loro tempo, quando in realtà sono classici perché hanno trasgredito le regole, perché sono andati oltre le linee di forza del loro tempo.

I quindici saggi raccolti in questo volume spiegano in poche parole—a volte facendo il punto e a volte concentrandosi su aspetti trascurati o poco conosciuti—perché Dante, Petrarca, Manrique, Ariosto, Lazarillo, Cervantes, Gracián, Rubén Darío, Borges o i principali poeti dell’Età d’Oro furono e continuano a essere così unici. “Da Dante a Borges è un riflesso della meticolosità con cui questo saggio gestisce la sua conoscenza della poesia e della narrazione rinascimentale e barocca, dei classici spagnoli e italiani e della loro relazione reciproca.” Toni Montesinos, La Razón.

E ancora, Alfredo Urdaci “Da Dante a Borges mi ha ricordato in tutte le sue pagine i libri letterari della mia infanzia, pieni di tesori e bellezza. I viaggi di Micó attraverso i classici sono un’estensionedi quei testi, perché i suoi saggi sono pieni di scoperte, legami e connessioni, nuovi punti di vista e analisi.” I libri che leggiamo non fanno parte solo della nostra cultura, ma anche delle nostre vite, e i classici che ci accompagnano e ci trasformano meritano di essere trattati come qualcosa di più che oggetti di studio o fasi di un curriculum professionale. José María Micó recupera la dignità e la volontà di stile nel parlare di Petrarca, Jordi de Sant Jordi, Ausías March, Ariosto, Alemán, Cervantes, Góngora, Rubén Darío, Juan Ramón Jiménez ed Eugenio Montale.

Tutti ci insegnano che, oltre alle lingue, ai confini e alle mode accademiche, ci sono autori e testi del passato che meritano di essere vissuti.L’incontro all’Instituto Cervantes di Roma permetterà al pubblico di mettere a confronto e di ascoltare il dialogo tra il poeta, musicista, e raffinato traduttore di Dante, Ariosto e Petrarca José María Micó e il saggista e musicologo autore della biografia di Claudio Monteverdi Ramón Andrés in un percorso letterario e musicale affascinante e coinvolgente.

Nel libro “Claudio Monteverdi. “Lamento della Ninfa” Ramón Andrés racconta poeticamente delle ninfe, figlie di Zeus e Tete, che vivono “nella prima schiuma di una fontana, nel lampo della fontana e nel riflesso delle acque quando il fogliame lascia apparire qualche raggio di sole. Si lavano a valle, lasciando sentieri con i loro corpi. […] Cantano, suonano strumenti, ballano. Non vogliono essere visti e, nonostante ciò, gli occhi degli dei e degli uomini, nascosti e nascosti dietro i cespugli, li desiderano. Sono amati e, solo a volte, amano.” Claudio Monteverdi, sfogliando la Poesie di Rinuccini, notò la canzonetta che, fortunatamente, sarebbe diventata il Lamento della Ninfa: un’opera di bellezza singolare, delicata e indimenticabile. Solo un musicista così trasgressivo, che aspirava ad adattare la melodia all’emozione per rendere udibile ciò che era stato fino ad allora silenziato, poteva dare voce allo squarciamento di creature che vivono tra due mondi ma non appartengono interamente a nessuno dei due. Questo bellissimo testo traccia attraverso arte, letteratura e musica la storia di quell’incontro magico del maestro italiano con le sue ninfe; un tributo incomparabile all’amore per la bellezza.Così Babelia: “Ramón Andrés si immerge in Monteverdi quasi come un entomologo culturale.

La brevità non è sinonimo di leggerezza e la cosa migliore da fare quando la finisci è rileggerla.” Monteverdi (1567-1643) fu chiamato “l’oracolo della musica” e “il nuovo Orfeo” dai suoi contemporanei. “Ramón Andrés è uno dei personaggi più affascinanti della cultura spagnola. è saggio, curioso, riflessivo e si muove come vuole in varie discipline.” José María Micó (Barcellona, 1961) si è laureato e ha conseguito il dottorato in Filologia Ispanica presso l’Università Autonoma di Barcellona. Si specializza nei classici dell’Età d’Oro e del Rinascimento italiano. Il suo studio sul poeta Góngora si distingue, con volumi come De Góngora (2001), El “Polifemo” di Luis Góngora. Ensayo de crítica e historia literaria (2002) o Para entender a Góngora (2015).

La sua opera letteraria è composta da diverse poesie come La espera (1992, Premio Hiperión), Letras para cantar (1997), Camino de ronda (1998), Verdades y milongas (2001), Kaleidoscope (2013, Premio Generazione dei 27) o Blanca y azul. Poesie da cantare (2017). Per quanto riguarda la sua attività di traduzione, si evidenzia la sua partecipazione come editore e traduttore di opere classiche italiane come De remediis utriusque Fortunae di Francesco Petrarca. Rimedi contro la buona e la cattiva sfortuna, 1999), satire di Ludovico Ariosto (1999) e Orlando furioso (2005) dello stesso autore, per le quali ha vinto diversi premi, incluso il Premio Nazionale per la Migliore Traduzione (Spagna, 2006).

Il suo lavoro più recente in questo campo è la traduzione della Commedia di Dante.È Professore di Letteratura presso la Facoltà di Lettere dell’Università Pompeu Fabra di Barcellona, dove insegna letteratura spagnola ed europea. Fa parte del duo Marta y Micó, con il quale ha registrato diversi album come Memoria del aire (2016) e Mapa de sombras cotidianas (2020).Ramón Andrés (Pamplona, 1955) è un saggista e poeta spagnolo. In gioventù è stato musicista professionista e tra il 1974 e il 1983 ha eseguito repertorio medievale e rinascimentale in Spagna e in diversi paesi d’Europa. È stato cofondatore, nel 1989, della rivista Archipiélago. Quaderni di critica della cultura.

Tra il 2004 e il 2007, ha coordinato la rivista Goldberg, pubblicazione sulla musica antica. Inoltre, ha collaborato con altre riviste come Humanitas, Ínsula, Revista de Occidente, Granta, Nexus, Scherzo e Sonograma, così come con giornali come El País, La Vanguardia, El Periódico de Catalunya e El Mundo. Attualmente collabora con El Cultural. Ha scritto libri di riferimento su musica, filosofia, arte e letteratura. In musica, spiccano titoli come Johann Sebastian Bach.

I giorni, le idee e i libri (Acantilado, 2005); Il mondo nell’orecchio. La nascita della musica nella cultura (Acantilado, 2008); Il liutaio di Delft. Musica, pittura e scienza ai tempi di Vermeer e Spinoza (Acantilado, 2013); Claudio Monteverdi. ‘Lamento della Ninfa’ (Acantilado, 2017). Alcune delle sue opere sono state tradotte in italiano, catalano e basco. È membro della Reial Acadèmia de Belles Arts de Sant Jordi e della Real Academia de Bellas Artes de San Fernando.