Martedì19 maggio2026 alle ore 18.00 presso la Sala Dalì dell’Instituto Cervantes di Roma, verrà presentato il libro edito da Destino “Islandia” di Manuel Vilas, poeta, scrittore, giornalista di origini aragonesi, alla presenza dell’Autore insieme alla giornalista Preslava Boneva. Se c’è un autore capace di trasformare la biografia in un’esperienza universale e viscerale, quell’autore è Manuel Vilas. Con la pubblicazione di Islandia, l’autore di Ordesa (traduzione italiana In tutto c’è stata bellezza, 2019),torna alla ribalta letteraria con un’opera che trasforma la fine di una relazione amorosa in un’esplorazione radicale dell’identità. Vilas non si limita a narrare una rottura dopo undici anni di convivenza, ma seziona l’impatto emotivo di quella frase che funge da detonatore—«Non sono più innamorata di te»—per costruire un resoconto quasi in tempo reale sul lutto sentimentale e sulla memoria.

L’ingresso è libero

In questo incontro verrà approfondita una traiettoria segnata dall’autofiction e dalla confessione, dove la letteratura funge da unico rifugio capace di salvare ciò che la vita distrugge. Si converserà sulle sfide dello scrivere partendo dalla ferita, sull’evoluzione dell’identità maschile contemporanea nelle sue pagine e su come il suo stile sempre vibrante e onesto riesca a far sì che il lettore si riconosca nelle proprie perdite. Sarà un’occasione privilegiata per scoprire, direttamente dalla voce dell’autore, i processi creativi dietro Islandia e verso quali orizzonti si volgerà il suo sguardo nei prossimi progetti.

“La forza di Islandia risiede proprio nella sua capacità di trasformare un’esperienza intima in un’emozione condivisa. Nel suo modo di trasformare il dolore in bellezza.” Così Preslava Boneva. “Non sono più innamorata di te.” Con questa frase, Ada pone
inaspettatamente fine a una relazione durata più di undici anni. Questo è l’inizio della storia di un amore che finisce e che cambia il corso degli eventi nella vita del protagonista. Il romanzo affronta, da una prospettiva unica e senza precedenti nella nostra letteratura, uno dei grandi temi: la fine dell’amore.
“Sapevamo che una singola frase può affondare una vita, ma non che possa anche dare origine a un intero romanzo che ruota intorno a essa come un cavallo che gira intorno a un circo. Qualcuno gli ha detto ‘Non ti amo più’ e Manuel Vilas ha estratto da quelle quattro parole una delle narrazioni più dolorose, istruttive, ipnotiche e indimenticabili che abbia letto da molto tempo.” Benjamín Prado.

Come scrive Preslava Boneva, ci sono libri che nascono da un’idea, altri da un’ossessione, alcuni da un’intuizione estetica. E poi ci sono quelli che nascono da una frase. In Islanda tutto inizia con una frase devastante. Da quel momento in poi accade qualcosa di insolito: quando la scrittura è già iniziata Manuel Vilas e Ana Merino, che è diventata il personaggio di Ada nella narrativa, prendono una decisione congiunta: raccontare pubblicamente la loro rottura attraverso quel romanzo.

Il romanzo inizia letteralmente su un treno. Lo scrittore viaggia da Siviglia a Madrid dopo aver ricevuto la notizia della loro rottura; dopo aver ricevuto una sentenza. E scrive. Scrive compulsivamente, come se ogni parola fosse una ancora di salvezza. Quel gesto – scrivere senza ancora sapere che si sta scrivendo un romanzo – è uno dei nuclei più affascinanti di Islanda. La letteratura qui appare non come un progetto, ma come una necessità. Come modo di respirare. Come risposta istintiva
al dolore.
“Il romanzo è una grande lettera d’amore” afferma Vilas. E infatti, il libro non cerca di regolare conti o ricostruire la colpa. Quello che fa è preservare. Per salvare dall’oblio una storia che, nelle parole dell’autore, era “straordinariamente umana”.
Lo scrittore è consapevole di svelare una relazione reale, una persona reale, una storia condivisa. Eppure, decide di andare avanti, anch’esso protetto da un accordo con Ada stessa. “Abbiamo fatto un patto affinché potessi scrivere il romanzo” spiega. “Le ho letto i capitoli diversi e lei mi ha dato la libertà di scriverli.” Come sottolinea Preslava Boneva, quel consenso non elimina la tensione, ma la trasforma. Il romanzo diventa così uno spazio condiviso, anche se da lontano.
E sempre la giornalista stessa evidenzia come il viaggio verso Islanda —reale nella vita dell’ormai ex coppia— diventi il grande simbolo del romanzo. Vilas lo descrive come un luogo “di straordinaria bellezza”, quasi irreale. Un paese che sembra un altro pianeta. “L’Islanda è l’ignoto” spiega lo scrittore. “L’ignoto fisico ed emotivo dove stanno andando i due protagonisti”.

https://roma.cervantes.es/it/default.shtm