Al Teatro Quirino di Roma dal 5 al 17 maggio
di Patrizia Cantatore
C’è un uomo al centro della scena. È sempre lì, visibile, sotto gli occhi di tutti. Mente, seduce, si indebita, si giustifica. E non si ferma mai, forse perché fermarsi, per certi uomini, significa fare i conti con il vuoto, la solitudine, la morte.
È Sir John Falstaff, protagonista assoluto dello spettacolo scritto e diretto da Davide Sacco, debuttato in prima nazionale al Teatro Quirino con Emilio Solfrizzi nel ruolo principale, produzione della Compagnia Molière.
Sacco non si limita a mettere in scena le Allegre comari di Windsor di Shakespeare. Compie un’operazione più ambiziosa: fonde in un unico personaggio due grandi archetipi della tradizione teatrale, il Falstaff shakespeariano e il Don Giovanni di Molière. L’impostore burlesco e il seduttore impenitente diventano una sola figura, un affabulatore instancabile, un debitore cronico, un uomo convinto di poter sfuggire per sempre alle conseguenze delle proprie azioni.
Attorno a lui si muove una galleria di personaggi grotteschi e precisi: servi complici e traditori, creditori manipolabili, mariti ossessionati. E soprattutto due donne, Margaret e Alice, che usano contro Falstaff l’arma più tagliente per chi vive di vanità: il ridicolo.
La scena è uno spazio simbolico. Una pedana circolare diventa arena, palco, trappola. Falstaff gira su se stesso, torna sempre al punto di partenza. Ma la vera novità è nel patto con il pubblico: Sacco abbatte la quarta parete e trasforma la platea in una giuria. Il teatro non ospita più una storia da osservare, ma un processo a cui partecipare. Falstaff arringa, si difende, convince — e lo spettatore, quasi suo malgrado, finisce per tifare per lui. Una complicità scomoda, voluta.
Dietro la farsa affiora qualcosa di più cupo. La paura del tempo, la solitudine, il conto che prima o poi arriva. Il pubblico riconosce in questo perdente spavaldo una modernità sorprendente, e ne attende la caduta, forse, come suggerisce il regista, per vedere se in lui resta ancora qualcosa di umano da salvare. Come in ognuno di noi.
Ridicolo e tragico, facce della stessa medaglia. Due testi del passato usati come specchio per una verità contemporanea: l’illusione di poter vivere senza mai pagare il prezzo delle proprie scelte.
Emilio Solfrizzi è convincente e generoso nel ruolo, ben sostenuto da Giorgio Borghetti, Matteo Mauriello, Cristiano Dessì, Ivan Olivieri, Claudia Ferri e Marika De Chiara.
