Palazzo Esposizioni dal 9 ottobre 2026 al 31 gennaio 2027

di Patrizia Cantatore

Inaugurata la mostra  Richard Avedon. In the American West, 1979–1984, la storica serie di ritratti realizzata dal fotografo americano Richard Avedon (1923–2004) nell’arco di cinque anni viaggiando attraverso il West degli Stati Uniti. Curata da Clément Chéroux, direttore della Fondation Henri Cartier-Bresson, per la prima volta in Italia l’intera serie di 110 fotografie raccolte nel volume In the American West, pubblicato nel 1985 da Harry N. Abrams, insieme a una selezione di materiali d’archivio, potrà essere visibile nelle sale 9, 10, 11 e 12 a pianterreno del Palazzo delle Esposizioni.

Le fotografie in formato molto più piccolo rispetto alla prima stampa realizzata per la mostra del 1985 a seguito della stampa del libro, permette di osservare questi ritratti nella loro più autentica e originale così come l’aveva pensata il fotografo.

Promossa dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dall’Azienda Speciale Palaexpo, organizzata dalla Fondation Henri Cartier-Bresson con opere in prestito dalla Richard Avedon Foundation e in collaborazione con l’Azienda Speciale Palaexpo.

Il progetto era già stato avviato nel 1978, quando Avedon durante un periodo di convalescenza in Montana, fotografò Wilbur Powell, caposquadra di un ranch. Il ritratto fu pubblicato da Newsweek e attirò l’attenzione di Mitchell A. Wilder, allora direttore dell’Amon Carter Museum di Fort Worth (Texas), che propose di esporre il ritratto di Wilbur Powell nella mostra di fotografie dell’Ottocento e Novecento dedicate al West americano organizzata dal museo. Wilder propose ad Avedon di proseguire il lavoro sul West con il sostegno del Museo e si accordarono perché il progetto fosse completato nell’arco di cinque estati e i negativi originali con una serie di stampe, sarebbero entrate a far parte degli archivi del museo. Dopo la morte di Wilder, nell’aprile 1979, il museo continuò a sostenere il progetto.

Avedon negli anni Settanta aveva già una posizione consolidata nel panorama della fotografia internazionale, noto per il suo lavoro nella fotografia di moda, al servizio di riviste come Harper’s Bazaar e Vogue e i ritratti di artisti e personalità pubbliche. Nel 1962 lo Smithsonian Institution di Washington gli aveva dedicato una mostra retrospettiva, mentre nel 1978 il Metropolitan Museum of Art di New York aveva ospitato una sua mostra personale.

Per cinque anni, soprattutto durante i mesi primaverili ed estivi, Avedon attraversò ventuno Stati, fermandosi in luoghi legati alla vita e al lavoro delle comunità locali: aree di sosta per camionisti, mercati del bestiame, fiere, mattatoi, rodei, accampamenti minerari e giacimenti petroliferi.

Nel corso di questi viaggi realizzò oltre mille ritratti di donne e uomini incontrati nei diversi territori del West. Minatori, contadini, operai, camionisti, lavoratori e disoccupati entrarono così nel progetto di Avedon, lontani dai circuiti della celebrità e della rappresentazione pubblica perché come ebbe a sottolineare, era quella la vera immagine e la forza nascosta del paese.

Quello che ritrae è una serie di soggetti in un momento preciso della storia americana, cioè dopo la crisi petrolifera alla fine degli anni Settanta, quando gli Stati Uniti attraversarono una fase di recessione e deindustrializzazione che provocò disoccupazione e povertà.

La scelta di Avedon è quella di mostrare la realtà del West, molto lontana dall’immagine di prosperità, successo e benessere che la cultura popolare diffondeva, non i paesaggi o la natura interessano al fotografo, ma le persone che vivono e soffrono in quel territorio.

La scelta del fotografo per i ritratti è di collocare i soggetti frontalmente con alle spalle un fondale bianco, appeso all’aperto ma all’ombra, eliminando il contesto circostante e focalizzando l’attenzione sulla persona: il volto, il corpo, gli abiti, i gesti e le espressioni con cui l’immagine viene costruita. Utilizza solo la luce naturale e una macchina fotografica di grande formato 20×25 centimetri montata su treppiede.

Quel che appare come una visione semplice è in realtà il risultato di un processo complesso, fondato sul rapporto tra il fotografo e la persona davanti all’obiettivo. Ogni ritratto nasce da un lungo periodo di osservazione e relazione. Avedon dirige la posa, i movimenti, osserva le reazioni del soggetto, costruisce progressivamente le condizioni necessarie alla realizzazione della fotografia. Il ritratto quindi, non è la semplice registrazione di una presenza, piuttosto il risultato dell’incontro nel quale realtà e finzione si intrecciano.

Il fotografo mette in discussione l’idea della fotografia come riproduzione oggettiva della realtà:  «Un ritratto non è una riproduzione fedele. Non esiste inesattezza: tutte le foto sono esatte, ma nessuna è la verità».

La mostra ci permette di approfondire il processo creativo anche attraverso i materiali, provenienti dall’archivio della Richard Avedon Foundation: appunti autografi, una selezione di Polaroid di lavoro ed altri documenti dei fascicoli raccolti sui soggetti ritratti con cui Avedon intrattenne per anni una corrispondenza.

Nel percorso si è rispettata la sequenza con cui le fotografie furono inserite nel libro, lasciando spazi diversi tra loro a seconda se all’interno del volume sono intervallate da una, due o tre pagine. Tra le foto più conosciute il ritratto di Ronald Fischer, apicoltore di Davis, in California, fotografato il 9 maggio 1981 con il volto e il corpo ricoperti da uno sciame di api. Un’immagine perfettamente costruita che spinge fino all’estremo la riflessione del fotografo sul rapporto tra realtà e artificio, un espediente per far sì che attraverso la finzione, si raggiungesse una forma più profonda di autenticità umana.

Tra le più conosciute troviamo il ritratto di Sandra Bennett, dodicenne fotografata a Rocky Ford, in Colorado, il 23 agosto 1980; David Beason, spedizioniere, ritratto a Denver, in Colorado, il 25 luglio 1981; Jesse Kleinsasser, allevatore di maiali in una colonia hutterita a Harlowton, in Montana, fotografato il 23 giugno 1983; Ruby Mercer, addetta stampa durante il Frontier Days di Cheyenne, in Wyoming, il 31 luglio 1982; Petra Alvarado, operaia fotografata nel giorno del suo compleanno a El Paso, in Texas, il 22 aprile 1982; Roger Tims, Jim Duncan, Leonard Markley e Don Belak, minatori di carbone ritratti a Reliance, in Wyoming, il 29 agosto 1979 e Boyd Fortin, tredicenne e scuoiatore di serpenti a sonagli, fotografato a Sweetwater, in Texas, il 10 marzo 1979.

Ogni immagine è accompagnata dalla specifico mestiere svolto dai soggetti o dall’attività e condizione che li caratterizza, il luogo e la data dello scatto contribuendo a dare alla serie un carattere documentario.

Presentata nel 1985 all’Amon Carter Museum di Fort Worth, In the American West venne pubblicata lo stesso anno da Harry N. Abrams, provocando un acceso dibattito negli Stati Uniti. Aver ritratto il West e i suoi abitanti in quel modo, suscitò forti reazioni da parte della critica e stampa americana anche se poi, nel corso del tempo, è stato progressivamente riconosciuto come una delle opere fondamentali della fotografia del secondo Novecento ed è entrato nella storia del ritratto contemporaneo.

Ogni singolo ritratto assume una dimensione più ampia rispetto alla sua soggettività, rappresenta una parte del Paese stravolto da cambiamenti economici e sociali durante gli anni della recessione e deindustrializzazione e rappresenta un importante documento sociale oltre che artistico.

La mostra, presentata già alla Fondation Henri Cartier-Bresson di Parigi nel 2025 e alla Fundación Mapfre di Madrid nel 2026, s’inserisce ora nel programma dell’Azienda Speciale Palaexpo dedicato alla fotografia e alla presentazione al pubblico italiano di protagonisti della cultura visiva internazionale: Don McCullin. A Roma (2023–2024), Boris Mikhailov. Ukrainian Diary (2023–2024), Mario Giacomelli. Il fotografo e l’artista (2025), Roger Ballen. Animalism (2025), Albert Watson. Roma Codex (2025) e Lorenzo Meloni. Revelation (2026).

Il progetto espositivo è accompagnato dalla riedizione del libro Richard Avedon. In the American West, pubblicato da Harry N. Abrams per la prima volta nel 1985, corredata dalle traduzioni italiane dei contributi di Richard Avedon e di Laura Wilson, che seguì il fotografo durante il progetto e raccontò le storie di alcune persone ritratte, unitamente al testo del curatore Clément Chéroux.

ORARI: Dal martedì alla domenica dalle 10.00 alle 20.00, lunedì chiuso; L’ingresso è consentito fino a un’ora prima della chiusura.

BIGLIETTI:

Dal 9 ottobre al 1° novembre 2026:

Intero € 12,00 – ridotto dai 19 ai 26 anni e over 65 € 10,00

Dal 3 novembre 2026 al 31 gennaio 2027 (mostre Richard Avedon. In the American West, 1979 – 1984 – Fireworks. Ileana Sonnabend e il boom dell’arte contemporanea – dal 17 novembre 2026 Amelia Rosselli, Improvvisi):

Intero € 15,00 – ridotto dai 19 ai 26 anni e over 65 € 12,00

Ogni primo mercoledì del mese: ingresso gratuito per gli under 30 (dalle ore 14.00 a chiusura).