di Patrizia Cantatore
Inaugurata a Palazzo Cipolla una mostra di oltre cinquanta capolavori provenienti dalle collezioni del Kunsthistorisches Museum di Vienna, un racconto attraverso la nascita, lo splendore e la complessità di una collezione dinastica, ma anche emblema dello splendore dell’Impero degli Asburgo e una delle più grandi imprese culturali europee.
Nata dalla collaborazione di Fondazione Roma con il Kunsthistorisches Museum (KHM), il patrocinio del Ministero della Cultura e dell’Ambasciata d’Austria a Roma, l’esposizione vanta il supporto organizzativo di MondoMostre, il contributo del gruppo Sella, i partner Atac mobility partner e Radio Dimensione Suono.
Curato dalla storica dell’arte del KHM, Cäcilia Bischoff, le opere esposte sono quelle commissionate o acquistate tra il XVI e il XIX secolo dall’imperatore Rodolfo II, l’arciduchessa Isabella Clara Eugenia, l’arciduca Leopoldo Guglielmo fino all’imperatrice Maria Teresa. Una collezione d’Arte che la casa d’Asburgo seppe utilizzare come strumento di rappresentazione culturale, ma anche di dialogo, tra le diverse realtà etniche, culturali e religiose dell’Impero.
La mostra si apre con una sezione dedicata alla costruzione del palazzo del Kunsthistorisches Museum, il monumentale edificio progettato da Gottfried Semper e Carl Hasenauer e inaugurato nel 1891 nell’ambito del grande piano urbanistico voluto dall’imperatore Francesco Giuseppe I. Un virtuale dialogo tra il museo viennese e Palazzo Cipolla che accoglie le opere, è messo a confronto anche attraverso la figura del suo architetto Antonio Cipolla, attivo negli stessi decenni dei colleghi austriaci. Seppure tra di loro non vi fu alcun contatto, essi condivisero la concezione dell’architettura come spazio pubblico, capace di trasmettere valori culturali e civili.
La sezione successiva si apre con la pittura europea tra XVI e XVII secolo, periodo nel quale Anversa era diventata il centro della pittura europea, per il nuovo linguaggio pittorico che fondeva la tradizione rinascimentale con la sensibilità per la natura nordeuropea. Tra le opere in mostra troviamo quelle di Peter Paul Rubens pittore, diplomatico e studioso, dal linguaggio caratterizzato dal forte dinamismo e dalla densità cromatica, come nella grande tela di Giove e Mercurio presso Filemone e Bauci (c. 1620 – 1625 – Olio su tavola) e L’Incoronazione del Vincitore (1613-14 olio su tavola), qui il pittore s’ispirò ai rilievi dell’Arco di Costantino per questa allegoria della Virtus che incorona il Vincitore; Antoon van Dyck, allievo di Rubens, attivo in diverse corti europee, specializzato nei ritratti, come il Ritratto di una giovane donna (c. 1630-1632 – olio su tela), con particolare attenzione all’espressività del volto, alla resa posturale e gestuale, alla decorazione dell’abito e dei merletti. Jan Brueghel il Vecchio, (figlio di Pieter Bruegel il Vecchio) specializzato in paesaggi, nature morte floreali e scene allegoriche di grande precisione descrittiva, un repertorio tematico caro al padre che rielabora secondo la sua visione artistica è presente con due tele: La visita alla fattoria (c. 1597 – Olio su rame) un affresco della vita rurale e Mazzo di fiori con iris funebri in un vaso cinese(c. 1608 – Olio su tavola). Jan Boeckhorst, di Münster, anch’egli attivo ad Anversa, collabora con Rubens e che con Van Dyck, sua caratteristica è l’intreccio tra disegno e pittura, le velature trasparenti, i panneggi spigolosi, qui ammiriamo Cerere (1638 olio su tela); Frans Pourbus il Giovane, originario di Anversa, ritrattista che lavorò per gli Asburgo e poi i Gonzaga di Mantova, dove conobbe Rubens presente negli stessi anni, in mostra il Ritratto di Maria Maddalena Granduchessa di Toscana in abito giallo (1603-1604 olio su tela) probabilmente un ritratto ad uso trattative matrimoniali tra Rodolfo I e il Granduca di Toscana.
Menzione speciale merita lo spazio dedicato alla pittura di gabinetto e agli oggetti della Kunstkammer, le celebri “camere delle meraviglie” rinascimentali ornate con dipinti di piccolo formato, nature morte, paesaggi e oggetti preziosi che rivelano il gusto per il bello, il raffinato, un’intimità colta. Opere di Gerard ter Borch come il piccolo olio che ritrae Donna che sbuccia una mela (1660, tela su tavola) esprimono l’intimità gestuale e naturale della vita familiare, figure come il Medico (1660 olio su tavola) di Gerard Dou e il Piccolo Paesaggio boscoso di Jacob van Ruisdael senza alcun riferimento ad un luogo reale o mitologico, esprime l’amore per una natura ordinata attorno nella quale gli uomini si muovono a loro agio. Opere che entrano in dialogo con i manufatti raffinati come La mela di marmo elemento decorativo di raffinata fattura o il Teschio (memento mori in Avorio), provenienti da una delle più straordinarie Kunstkammer d’Europa, che raccoglieva le meraviglie naturali e le creazioni dell’ingegno umano. Di stupenda fattura la riproduzione della scultura dell’Ercole Farnese, il bronzo Venere Marte e Amore di Juriaen van Streeck o la straordinaria Coppa di Nautilus ricavata dalla conchiglia omonima.
La pittura olandese è protagonista della sezione che segue. Con l’ascesa della società borghese e protestante del Seicento, l’arte si orienta alla vita quotidiana, alla dimensione privata e all’osservazione del reale. Johannes Lingelbach, attivo a Roma e vicino ai Bamboccianti, artefici di una pittura che ritrae scene popolari e vita quotidiana, è presente con Carnevale a Roma (1650-51 olio su tela) una scena carnevalesca brulicante in piazza Colonna, ritrae una Roma barocca, immersa in una luce delicata, vivace e narrativa. Frans Hals, rinnova il genere del ritratto, con una pennellata libera e immediata; Jan Steen e il suo straordinario Il mondo alla rovescia (1663 olio su tela) trasforma la scena di genere in uno specchio impietoso, vivace e teatrale dei comportamenti sociali.
Il percorso prosegue con uno sguardo alla pittura tedesca dell’età moderna, da Lucas Cranach (Il peccato originale: Adamo ed Eva, 1520 olio su tavola), figura centrale del Rinascimento tedesco e della ricerca di un linguaggio autonomo per poi passare ad artisti come Joachim von Sandrart, Jan Liss con una Giuditta con la testa di Oloferne (1610-20 olio su tela) testimonianza di come il Barocco italiano e la tradizione classica continuano a dialogare con altre tematiche in un continuo scambio tra Nord e Sud dell’Europa.
Gli Asburgo furono acquirenti e committenti, in mostra sono presenti ritratti e opere straordinarie come quelle di Giuseppe Arcimboldo di cui si può ammirare L’Inverno (1573, olio su tavola), David Teniers il Giovane, Guillaume Scrots e Diego Velázquez ci accompagnano con le loro opere, a comprendere come il ritratto si trasformi da strumento di autorappresentazione e mediazione culturale in collezionismo, tra i più belli, quello dell’Infanta Margarita in abito blu di Velázquez, rappresentazione cortigiana e tentativo di caratterizzazione psicologica.
La sezione dedicata alla pittura italiana è certamente il fulcro simbolico ed estetico della collezione viennese, grazie alle acquisizioni dell’arciduca Leopoldo Guglielmo, il cui gusto si orientò verso l’arte del XVI e XVII secolo. Esposti capolavori di Tiziano, Tintoretto, Veronese presente con Giuditta con la testa di Oloferne (1580 olio su tela), Orazio Gentileschi con la straordinaria grande tela del Riposo durante la fuga in Egitto (1626-28), Guido Cagnacci con Il suicidio di Cleopatra (1661-62 olio su tela) e Giovanni Battista Moroni con il ritratto Lo scultore Alessandro Vittoria (1552-53), raccomandato da Tiziano per la sua grande capacità di rappresentare la realtà con naturalezza, tenendo conto della tradizione nordica ritrattistica. L’Italia ebbe un ruolo decisivo nello sviluppo della pittura europea, relativamente all’osservazione del reale, alla luce e al progressivo abbandono dell’idealizzazione. Emblema di questo cambiamento è il magnifico l’Incoronazione di spine di Michelangelo Merisi da Caravaggio, uno dei capolavori della mostra. Realizzata a Roma intorno al 1603–1605, l’opera rappresenta con grande intensità e semplicità la Passione del Cristo, trasformando il tema religioso in un’esperienza profondamente umana che coinvolge emotivamente lo spettatore.
La mostra è certamente un evento da non perdere e un’occasione per programmare la visita a Vienna e al suo Museo.
L’esposizione è correlata da una serie di Conferenze di approfondimento rivolte al pubblico ad ingresso libero fino ad esaurimento posti che si svolgeranno nella Sala Rebecchini del Palazzo Sciarra Colonna in Via Minghetti n. 22 con questo il calendario:
15 aprile 2026
Le meraviglie degli Asburgo
Cäcilia Bischoff, curatrice della mostra, e Stefano Zuffi, storico dell’arte
14 maggio 2026
Una direzione universale: scambi artistici tra Vienna e Roma
Cecilia Mazzetti di Pietralata, professore associato in Storia dell’arte moderna presso l’Università di
Cassino e del Lazio Meridionale
10 giugno 2026
Roma e Vienna. Architettura come dispositivo civile: memoria, funzione e trasformazione
Margherita Guccione, Direttore scientifico Grande MAXXI, ed Elena Tinacci, coordinatrice Dipartimento, MAXXI Architettura e Design contemporaneo
Da Vienna a Roma. Le meraviglie degli Asburgo dal Kunsthistorisches Museum
Dal 6 marzo al 5 luglio 2026 – Museo del Corso – Polo museale Palazzo Cipolla
Via del Corso 320, Roma
SITO WEB
https://museodelcorso.com/da-vienna-a-roma-meraviglie-degli-asburgo-dal-kunsthistorisches-museum/
ORARI DI APERTURA
lunedì dalle 15:00 alle 20:00
martedì e mercoledì dalle 10:00 alle 20:00
giovedì e venerdì dalle 10:00 alle 21:00
sabato e domenica dalle 9:00 alle 21:00













