Dal 28 febbraio al 28 giugno 2026, il Museo Storico della Fanteria ospita “Morfologie di carta”, un’intensa esposizione che celebra la sfolgorante e rivoluzionaria “seconda vita” del maestro francese.
Di Roberto Benatti
C’è un momento nella vita di un genio in cui i limiti imposti dal corpo possono trasformarsi in un potente trampolino creativo. È esattamente ciò che accadde a Henri Matisse (1869-1954), uno dei padri indiscussi dell’arte moderna. Ed è proprio attorno a questo miracolo di resilienza e innovazione che ruota la mostra “L’ultimo Matisse – Morfologie di carta”, in apertura al pubblico dal 28 febbraio al 28 giugno 2026 negli spazi del Museo Storico della Fanteria di Roma.
Prodotta da Navigare Srl e curata dalla storica dell’arte Vittoria Mainoldi, l’esposizione rappresenta un affascinante viaggio nel vocabolario visivo degli ultimi anni del maestro. Attraverso un percorso che conta oltre 100 opere provenienti da collezioni private (che arrivano a 114 pezzi complessivi in esposizione), la mostra ci svela la “seconda vita” di Matisse: una fase creativa di eccezionale intensità in cui, nonostante l’età avanzata e la malattia, l’artista riuscì a rivoluzionare per sempre i codici della rappresentazione grafica e visiva.

“Non faccio distinzione tra l’esecuzione di un libro e quella di un quadro, e normalmente procedo dal semplice al complesso, ma anche sempre pronto a ritornare al semplice”, affermava Matisse.
Costretto su una sedia a rotelle a causa di un tumore, a partire dagli anni ’40 Matisse visse una nuova e dirompente giovinezza artistica. Sostituendo il pennello con le forbici, trasformò un grave limite fisico in pura libertà espressiva. Nacque così la tecnica dei celebri cut-outs (i papiers découpés): l’artista dipingeva a guazzo grandi fogli di carta che, una volta asciugati, venivano ritagliati e incollati creando composizioni dinamiche. Era la sintesi perfetta tra colore vibrante e precisione della linea: un immenso lavoro di sottrazione che eliminava il superfluo per arrivare all’essenza dell’opera.
Il percorso si snoda in quattro sezioni tematiche ben distinte, ideate per accompagnare il visitatore in questa metamorfosi espressiva (il cosiddetto “periodo nizzardo” del pittore):
- Verve e i papiers découpés: La prima sezione celebra il fruttuoso sodalizio tra l’artista e l’editoria d’avanguardia, in particolare con la rivista Verve diretta da Tériade. Tra le 44 litografie a colori e disegni in bianco e nero esposti, i visitatori potranno ammirare alcuni dei capolavori più iconici del Novecento, come La Tristesse du Roi, La Gerbe, La Negresse e i celeberrimi nudi di Bleu Nu.
- Libri d’artista e libri illustrati: In questa area il disegno a linea continua dialoga in modo sublime con la letteratura. Spiccano 24 disegni su carta velina in tiratura unica limitata (1963), dove Matisse esplora i volti del popolo Inuit per Une fête en Cimmérie di Georges Duthuit senza mai staccare la penna dal foglio. Accanto ad essi, i tratti psicologici e intimi realizzati per le Lettres Portugaises, che traducono visivamente il tormento dell’abbandono amoroso.
- Jazz: Il vero fulcro dell’innovazione di Matisse. Tra il 1943 e il 1944, dal suo rifugio di Vence nel Sud della Francia e sullo sfondo degli orrori della Seconda Guerra Mondiale, Matisse dà vita alle 20 tavole litografiche del libro Jazz (edito nel 1947). Inizialmente pensato con il titolo Le Cirque, il volume venne ribattezzato per sottolineare l’analogia tra le forme libere e i colori puri ritagliati dall’artista e le improvvisazioni ritmiche musicali. Opere come Icarus, Le Destin e Le Coeur rappresentano una potente affermazione di vita e colore contro le ombre della guerra.
- Il Disegno: L’esposizione si chiude con 25 opere che mostrano come, per Matisse, il disegno fosse una pratica compiuta e autonoma. I grandi lavori a carboncino e la serie dei nudi femminili degli anni Quaranta testimoniano una gestualità libera e decisa che sfiora l’astrazione, dove il bianco del foglio smette di essere uno sfondo inerte per diventare “spazio attivo”e integrante dell’opera stessa.
Analizzare l’opera grafica di Matisse è fondamentale per contestualizzarla nella produzione artistica del secondo dopoguerra e per comprenderne il genio assoluto. Come evidenzia il concept della mostra, la figura nell’ultimo Matisse sembra scaturire da una forte tensione interna prima ancora che da un contorno definito. Quelle linee, apparentemente scaturite di getto, sono in realtà il frutto di una profonda e rigorosa meditazione.
Promossa dal Ministero della Difesa – Difesa Servizi, e patrocinata dalla Regione Lazio e da Roma Capitale – Assessorato alla Cultura, la mostra invita a immergersi nella mente di un uomo che non ha mai smesso di innamorarsi del colore.
Informazioni Utili:
• Dove: Museo Storico della Fanteria, Piazza di S. Croce in Gerusalemme, Roma
• Quando: Dal 28 febbraio al 28 giugno 2026
• Orari: Dal lunedì al venerdì: 09:30 – 19:30; Sabato, domenica e festivi: 09:30 – 20:30
• Info e biglietteria: www.navigaresrl.com
