Dal 3 all’8 marzo al Teatro Quirino di Roma, l’Associazione Culturale Progetto Teatrando, porta in scena il testo di Luigi Pirandello con Enrico Guarneri nel ruolo di Ciampa, Nadia De Luca, Maria Rita Sgarlato, Roberto D’Alessandro, Emanuela Muni, Liborio Natali, Elisa Franco, Barbara Gutkowski, scene Salvo Manciagli, costumi Sartoria Pipi – Palermo, per la regia di Guglielmo Ferro.

Al centro della celebre commedia pirandelliana si staglia la figura di Ciampa, personaggio emblematico sospeso tra verità e finzione, incarnazione dell’eterno conflitto tra Essere e Apparire. In un contesto profondamente radicato nella cultura siciliana, dove la mentalità sociale si alimenta di tradizione, reputazione e senso dell’onore, Ciampa si configura al tempo stesso come prodotto e vittima di quel sistema di valori. Celebre è la sua teoria delle tre corde che regolano l’agire umano: la “corda seria”, espressione della razionalità e del senso di responsabilità; la “corda civile”, necessaria alla convivenza sociale; e infine la “corda pazza”, quella che, quando la pressione dell’apparenza diventa insostenibile, può scatenare gesti estremi e irrazionali.

Pirandello conosceva profondamente la realtà borghese della sua Sicilia e la trasfigura in un universo teatrale che richiama il mondo dei pupi: un palcoscenico popolato da figure che agiscono secondo copioni sociali prestabiliti. In questo teatro di maschere, dove onore, inganno e ipocrisia si alternano come in una rappresentazione rituale, gli individui si muovono come marionette, costretti a interpretare un ruolo. Anche Ciampa indossa la propria maschera e accetta di recitare la parte che la società gli assegna, unico modo possibile per preservare l’equilibrio apparente dell’ordine sociale.

All’interno di questo sistema, le donne risultano le figure più esposte e sacrificate. Il patriarcato le relega in spazi angusti e, nelle dinamiche familiari, diventano spesso il luogo su cui si scaricano tensioni, gelosie e ingiustizie. In questo quadro si inserisce la figura di Beatrice, moglie tradita che tenta di rompere il silenzio e di ristabilire una verità negata. Il suo gesto destabilizza un ordine che pretende dalla donna discrezione e sottomissione. Beatrice diventa così un elemento di rottura, una figura che infrange le regole non scritte di una società fondata sull’apparenza. E tuttavia, nella logica pirandelliana, anche questa ribellione è destinata a piegarsi: Ciampa la convincerà che l’unica via possibile per ristabilire l’equilibrio è accettare la finzione e salvare la maschera sociale.

Enrico Guarneri offre un Ciampa solido e calibrato, costruito attraverso una sapiente modulazione di tic, pause e sottintesi che restituiscono tutta l’ambiguità del personaggio. La sua interpretazione alterna ironia e inquietudine, lasciando emergere la lucida consapevolezza di un uomo che ha compreso fino in fondo le regole spietate del gioco sociale. Accanto a lui, la Beatrice di Nadia De Luca restituisce con intensità la progressiva tensione emotiva del personaggio, lasciando filtrare, sotto la superficie, le crepe di una verità che cerca disperatamente di affiorare.

Ne emerge uno spaccato della società del primo Novecento che, nel profondo, appare tutt’altro che distante dalla nostra. L’incapacità di infrangere la gabbia dell’apparenza continua ancora oggi a generare conflitti e derive drammatiche. Quando il fragile teatro delle convenzioni si sgretola, alcuni uomini reagiscono con gesti di violenza estrema contro le proprie compagne o ex compagne, incapaci di accettare la perdita di un ruolo su cui avevano costruito la propria identità.

In questo senso, il testo di Pirandello conserva una sorprendente attualità. I femminicidi che ancora oggi turbano la coscienza collettiva ricordano quanto sia difficile scardinare modelli culturali profondamente radicati. Se le donne hanno progressivamente conquistato una maggiore consapevolezza della propria identità e del proprio diritto all’autodeterminazione, nelle relazioni affettive e nei contesti sociali più chiusi continuano a riprodursi dinamiche di sopportazione e silenzio tramandate di generazione in generazione.

Il dramma pirandelliano ci consegna dunque una riflessione ancora viva: uomini e donne sono chiamati a ripensare profondamente il modo di costruire le relazioni, liberandosi dalle logiche del possesso e dell’onore. Solo riconoscendo il rispetto reciproco come fondamento imprescindibile, anche quando l’amore si esaurisce, sarà possibile uscire definitivamente dal teatro delle maschere.

Patrizia Cantatore

MAR 3-mar-26 h 21:00
MER 4-mar-26 h 21:00
GIO 5-mar-26 h 17:00
VEN 6-mar-26 h 21:00
SAB 7-mar-26 h 17:00
DOM 8-mar-26 h 17:00