Leibniz – Chronik eines verschollenen Bildes (Cronache di un ritratto perduto), il film diretto da Edgar Reitz e Anatol Schuster, presentato alla Festa del Cinema di Roma 2025 e poi al Filmmaker Festival di Milano 2025, è ora disponibile su Amazon Prime Video e MUBI.
Ambientato all’inizio del Settecento, il film si apre con una lettera inviata dalla regina Sofia Carlotta di Prussia a sua madre Sofia del Palatinato (Barbara Sukova), nella quale esprime il desiderio di avere sempre accanto a sé l’uomo, il genio che fu il suo educatore: Leibniz (Edgar Selge). È un momento in cui le piccolezze della corte non bastano più a definire la sua esistenza, messa a rischio da una polmonite. Il ritratto di Leibniz viene commissionato a un pittore noto, il quale vorrebbe che il filosofo si sottoponesse a pose studiate e stabilite secondo canoni prefissati. Leibniz si rifiuta, il pittore viene allontanato e, infine, sarà una donna a sostituirlo: la pittrice Aaltjie van de Meer (Aenne Schwarz).
Lei, che “dipinge dal buio alla luce” e “solo ciò che non sa”, utilizza lo specchio per rifrangere la luce e, nel tentativo di ritrarre l’Io interiore, riesce a instaurare con il filosofo un rapporto di profonda intimità psicologica. Gli confida di aver imparato dal grande Vermeer, suo amante. La pittrice spiega di voler ritrarre ogni giorno ciò che lo specchio le rimanda, per poi scegliere gli aspetti che percepisce come più veri. Ogni giorno l’espressione muta: per la luce, per lo spazio intimo di condivisione che diventa il momento della posa, per gli scambi filosofici che introducono alla visione leibniziana delle monadi. Ne nasce una drammatica e appassionata ricerca, che li vede impegnati a scoprire l’essenza dell’arte, dell’amore e della verità nella pittura.
È un percorso che intreccia filosofia ed estetica, dove ogni gesto e ogni parola diventano riflessione sul significato profondo della rappresentazione e del reale. Come afferma van de Meer: “Dipingere qualcosa di bello è difficile… ci sono più diavoli che angeli”. Leibniz ribatte che “c’è un motivo per ogni cosa, al di là di essa”; lei risponde che “la ragione dell’arte è l’arte stessa”. Quando dipinge, lo osserva attraverso i coni d’ombra, nel tentativo di svuotare la mente e far emergere la sua vera personalità.
Nello scambio tra la pittrice e il filosofo prende forma il pensiero puro dell’incredibile pensatore del Seicento: inventore del calcolatore a sistema binario, della sedia da viaggio, del sottomarino, del principio della camera oscura al servizio della vita fisica per renderla più semplice; ispiratore inascoltato, ante litteram, di una Corte Europea cui gli Stati potessero rivolgersi per dirimere le controversie e assicurare pace e prosperità; filosofo dell’immortalità dell’anima, delle monadi erranti, della luce come esperienza metafisica della vita.
Il ritratto di van de Meer riuscirà a essere portato a compimento? Nel film, la logica del filosofo si confronta con l’arte della pittrice Aaltjie van de Meer in un dibattito che riflette anche sul modo e sul linguaggio stesso del cinema. Il regista costruisce così un dialogo tra pensiero e immagine: un film che interroga il modo in cui oggi si guarda, si rappresenta, si racconta.
Leibniz – Chronik eines verschollenen Bildes è dunque anche un film sul potere delle immagini e delle parole, e sul coraggio di lasciarsi sfidare dall’inspiegabile. Ha il merito di rendere visibili concetti filosofici raramente affrontati nella “settima arte”, omaggiando un filosofo spesso dimenticato o, a torto, defraudato del suo posto nella storia del pensiero.
P. Cantatore
