Il grande carro cerimoniale a quattro ruote è stato rinvenuto nel porticato antistante alla stalla, dove nel 2018 erano emersi i resti di tre cavalli. Il reperto preserva i suoi elementi in ferro, le bellissime decorazioni in bronzo e stagno, i resti lignei
Pompei sembra non finire ancora di restituire squarci intatti del mondo antico.
Questa volta si tratta di un carro a quattro ruote, che secondo le fonti e qualche riscontro archeologico, era noto come pilentum, veicolo da trasporto usato nel mondo romano dalle élites in contesti cerimoniali.
Alte ruote in ferro, connesse da un sistema meccanico di avanzata tecnologia, sulle quali si erge il leggero cassone (0.90 x 1.40 m), parte principale del carro, su cui era prevista la seduta, contornata da braccioli e schienale metallici, per uno o due individui.
Il cassone è riccamente decorato sui due lati lunghi con lamine bronzee intagliate e pannelli lignei dipinti in rosso e nero, mentre sul retro termina con un complesso e articolato sistema decorativo complesso distinto in tre registri dove si alternano una serie di medaglioni in bronzo e stagno con scene figurate incastonate nelle lamine bronzee e contornati da motivi decorativi in esse ricavati, rappresentanti figure maschili e femminili a rilievo in scene a sfondo erotico.
La lamina bronzea è decorata nella parte superiore con piccoli medaglioni, sempre in stagno, che riproducono amorini impegnati in varie attività, mentre nella parte inferiore del carro si conserva una piccola erma femminile in bronzo con corona.
Le analisi archeobotaniche hanno mostrato come il legno della strutture del carro e delle ruote sia frassino, elastico e leggero- come riportato da Plinio- mentre gli elementi decorativi in bronzo erano sostenuti da faggio, particolarmente adatto a questo tipo di lavorazione.
Questo genere di carro è un vero e proprio unicum in Italia infatti, tutte le parti del veicolo sono conservate ma per il tipo di veicolo, mentre altri carri riguardanti l’attività della vita quotidiana sono già attestati sia a Pompei che a Stabia.
Nella stalla adiacente già indagata, ricordiamo che era stato possibile realizzare oltre al calco della mangiatoia, il calco di un cavallo di grande taglia, che presentava ricche bardature in bronzo.
Nello stesso ambiente altri due cavalli erano già stati trovsti uno riverso sul fianco destro e uno sul fianco sinistro, di cui non è stato possibile realizzare il calco, visti i danni conseguenti all’azione distruttiva dei tombaroli del contesto di ritrovamento.
