In scena l’opera di Eduardo De Filippo riletta dalla regia di Domenico Pinelli. Tra risate amare e critica sociale, uno sguardo profondo sull’Italia degli esclusi e sul confine sottile tra normalità e alienazione.
Di Roberto Benatti
C’è un’ombra sottile che attraversa il palcoscenico del Teatro Ambra Jovinelli, un’ombra che profuma di polvere di scena e di una Napoli che, nel 1927, cercava ancora di darsi un ordine razionale in un’Italia che scivolava verso il conformismo più rigido. In scena, dall’8 al 19 aprile, Domenico Pinelli, Mario Autore e Anna Jodice portano il pubblico dentro l’universo di “Ditegli sempre di sì”, una delle commedie più feroci e affascinanti di Eduardo De Filippo.
Non è solo un omaggio nel quarantennale della scomparsa del Maestro; è un’operazione chirurgica sulla condizione umana, guidata dalla regia coraggiosa di Pinelli (classe 1995), che ha saputo raccogliere il testimone della tradizione per trasformare la farsa in quello che Eduardo stesso definiva una “tragedia nera”. Il protagonista, Michele Murri, torna a casa dopo un anno di manicomio. È “guarito”, dicono. Ma la sua guarigione consiste in un’aderenza letterale e assoluta alla verità e alla logica. In un mondo costruito su bugie di convenienza, omissioni e galatei borghesi, la sincerità di Michele diventa l’innesco del caos.
Qui risiede la critica feroce di Eduardo alla sua epoca. Negli anni ’20 e ’30, l’Italia non era un luogo per i “diversi”. Il manicomio non era un luogo di cura, ma di occultamento: una discarica sociale dove venivano rinchiusi i non allineati, i troppo sensibili, o semplicemente coloro che non sapevano stare al gioco delle parti. La pazzia, in questo testo, non è un’assenza di senno, ma un eccesso di rigore logico che smaschera le follie quotidiane dei “sani”.
Per capire la profondità di questo testo, bisogna guardare alle ferite di Eduardo. Figlio illegittimo di Eduardo Scarpetta e Luisa De Filippo, il drammaturgo visse sulla propria pelle lo stigma dell’essere un “diverso” agli occhi della legge e della società borghese dell’epoca. Quella Napoli solare e caotica era anche il teatro di una rigida stratificazione sociale, dove l’apparenza contava più della sostanza. La figura della madre, Luisa, aleggia indirettamente in questa ricerca di identità e accettazione. Eduardo scriveva per esorcizzare il dolore di non essere “come gli altri”, e in Ditegli sempre di sì (originariamente intitolata “Chill’è pazzo!”) proietta quella sensazione di estraneità. Michele Murri è un uomo che cerca un posto nel mondo, ma il mondo gli chiede di mentire per essere accettato. Se non menti, se non accetti le maschere pirandelliane, allora sei pazzo.
Nelle sue note di regia, Domenico Pinelli cita Kant: “Il pazzo è un sognatore da sveglio”. L’obiettivo della giovane compagnia – sostenuta da Tommaso De Filippo e prodotta da Gli Ipocriti Melina Balsamo – è stato quello di andare “oltre”.
“Trasformare questa farsa in vero e proprio dramma”, scrive Pinelli. Ed è esattamente ciò che accade all’Ambra Jovinelli. La risata non è mai liberatoria, ma riflessiva, quasi nervosa. La regia sceglie di non assecondare solo il meccanismo comico perfetto di Eduardo, ma di scavare nell’abisso della solitudine dei personaggi. Gli attori non interpretano “tipi”, ma “persone”, restituendo quella complessità psicologica che rende il testo dolorosamente attuale.
In un’epoca di nuove omologazioni e di “manicomi invisibili” fatti di isolamento digitale e ansia da prestazione sociale, il Michele Murri di questa nuova versione ci parla ancora. Ci ricorda che la linea tra chi sta “dentro” e chi sta “fuori” è tracciata solo dal potere di chi decide cos’è la normalità.
Lo spettacolo è un atto d’amore per il teatro, un atto di coraggio di una compagnia giovane che non ha paura di misurarsi con un mostro sacro. Si ride, sì, ma come diceva Eduardo nel prologo del 1962: “è una tragedia vera, ma non è nostra”. O forse, guardando meglio lo specchio sul palco, scopriamo che ci somiglia più di quanto vorremmo ammettere.
Personaggi Interpreti
In ordine d’apparizione
Checchina – Filumena Elena Starace
Teresa Murri – Anna Iodice
Don Giovanni Altamura – Mario Cangiano
Luigi Strada – Mario Autore
Dottor Croce – Luigi Leone
Michele Murri – Domenico Pinelli
Evelina Altamura – Lucienne Perreca
Ettore De Stefano – Antonio Mirabella
Vincenzo Gallucci – Gianluca Cangiano
Olga – Simona Pipolo
Saveria Gallucci – Laura Pagliara
Attilio Gallucci – Vittorio Passaro
Orario spettacoli
mercoledì 8 giovedì 9, sabato 11, martedì 14 aprile, venerdì 17, sabato 18 aprile ore 21:00
venerdì 10, mercoledì 15, giovedì 16 aprile ore 19:30
sabato 11 aprile ore 16:30
domenica 12 e domenica 19 aprile ore 17:00
