Dal 5 marzo al 19 luglio 2026 il Museo del Genio di Roma ospita una grande mostra dedicata a Robert Doisneau, tra i più amati protagonisti della fotografia del Novecento. Un’esposizione che si presenta come un viaggio emozionante attraverso oltre 140 scatti capaci di raccontare la vita con ironia, delicatezza e profonda umanità.
di Patrizia Cantatore
Curata dall’Atelier Robert Doisneau e da Gabriele Accornero, e prodotta da Arthemisia, la mostra nasce dalla collaborazione con il Ministero della Difesa e l’Esercito Italiano, all’interno di un più ampio progetto di valorizzazione dei musei militari. L’iniziativa si inserisce inoltre nelle celebrazioni per il 70° anniversario del gemellaggio tra Roma e Parigi, rafforzando il legame culturale tra le due capitali europee.
Lo sguardo umanista di Doisneau
Nato a Gentilly nel 1912, Doisneau è stato uno dei principali esponenti della fotografia umanista francese. Il suo inconfondibile bianco e nero ha saputo trasformare scene quotidiane, gesti spontanei e momenti fugaci in immagini senza tempo.
Il cuore della mostra è rappresentato da uno degli scatti più celebri della storia della fotografia, “Le baiser de l’Hôtel de Ville” (1950), diventato simbolo universale dell’amore. Accanto a questa icona, il percorso espositivo include immagini altrettanto significative come “Un chien à roulettes” (1977), “La concierge aux lunettes” (1945) e “L’information scolaire” (1956), che testimoniano la capacità dell’artista di rendere straordinari i piccoli momenti della vita quotidiana.
Un racconto per immagini lungo sessant’anni
L’esposizione ripercorre l’intera carriera del fotografo, dagli anni Trenta fino alle opere più mature. Fotografie di strada, ritratti, giochi di bambini e scorci parigini compongono un racconto visivo ricco e coinvolgente.
Attraverso immagini poetiche e spesso ironiche, Doisneau invita a osservare il mondo con occhi nuovi, cogliendo la bellezza nei dettagli più semplici. Il suo sguardo, discreto e mai invadente, non ricerca l’effetto spettacolare, ma la verità dei gesti quotidiani.
Dietro l’apparente leggerezza delle sue fotografie si cela una riflessione più profonda: per Doisneau, fotografare significava opporsi all’idea della scomparsa, fermare il tempo e custodire ciò che è fragile.
Il mito del “Bacio”
Scattata nel 1950 nei pressi dell’Hôtel de Ville di Parigi, la celebre fotografia del bacio nacque durante un servizio commissionato dalla rivista Life sugli innamorati parigini. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’immagine non fu rubata, ma costruita con naturalezza, coinvolgendo due giovani attori.
Solo a partire dagli anni Settanta lo scatto divenne un’icona globale, trasformandosi nel simbolo stesso della “Parigi dell’amore”. Anche una successiva vicenda legale legata ai diritti d’immagine contribuì ad alimentarne il mito.
Un percorso in sette sezioni
La mostra si articola in sette sezioni tematiche che accompagnano il visitatore all’interno dell’universo visivo dell’artista:
- Album personnel: le origini e la dimensione privata, attraverso immagini di famiglia
- Paris: la città come teatro della vita quotidiana
- Mondanités: il mondo degli eventi e delle relazioni sociali
- Les enfants: l’infanzia come spazio di libertà e autenticità
- Couleurs: l’evoluzione verso la fotografia a colori
- Cartes de voeux: la dimensione più intima e creativa
- Célébrités: ritratti di grandi protagonisti del Novecento
Tra questi ultimi compaiono figure iconiche come Pablo Picasso, Alberto Giacometti, Jean Cocteau e Brigitte Bardot, ritratti sempre con uno sguardo autentico e mai celebrativo.
Un omaggio alla fotografia
La mostra arriva in un anno simbolico per la storia della fotografia: ricorrono infatti i 200 anni dalla prima immagine realizzata da Joseph Nicéphore Niépce nel 1826. In questo contesto, l’opera di Doisneau si conferma fondamentale per comprendere il ruolo della fotografia come strumento artistico e narrativo.
L’esposizione al Museo del Genio rappresenta così un’occasione preziosa per riscoprire uno sguardo capace di trasformare la quotidianità in poesia visiva, restituendo un mondo più umano, gentile e attento agli altri.



