A Palazzo Bonaparte dal 27 marzo al 29 giugno 2026
di Patrizia Cantatore

Inaugurata a Roma, a Palazzo Bonaparte, l’eccezionale mostra dedicata a Katsushika Hokusai (1760-1849), il celebre artista giapponese protagonista della stagione artistica del periodo Edo (1603-1868), durante la quale fiorì la cultura del “Mondo fluttuante”, l’Ukiyo-e, che trasformò l’immaginario giapponese e, successivamente, quello occidentale.

L’esposizione celebra il 160° anniversario delle relazioni diplomatiche tra Italia e Giappone. È promossa dal Presidente della Commissione Cultura della Camera dei Deputati ed è patrocinata dal Ministero della Cultura, dall’Ambasciata della Repubblica di Polonia, dall’Ambasciata del Giappone in Italia, dall’Istituto Giapponese di Cultura, dalla Regione Lazio e dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Roma. La mostra è il frutto della collaborazione tra il Museo Nazionale di Cracovia e Arthemisia, a cura di Beata Romanowicz, con la consulenza scientifica ed editoriale di Francesca Villanti per i contenuti testuali e audiovisivi.

Hokusai è stato un pittore e incisore prolifico, capace di ritrarre, in un’atmosfera visionaria, le sue celebri stampe Ukiyo-e. In esse la natura, il movimento dell’acqua, il paesaggio e le figure della vita quotidiana si trasformano in immagini di grande forza moderna e poetica.

Tra capolavori e invenzioni visive si potranno ammirare Le Cinquantatré stazioni di Tōkaidō, La Grande Onda di Kanagawa (una delle prime tirature), Le Trentasei vedute del Monte Fuji, ma anche i Manga, gli album da disegno che hanno consegnato alla storia dell’arte i codici di questa cultura xilografica.

Sono oltre 200 le opere esposte, provenienti dalla prestigiosa collezione del Museo Nazionale di Cracovia: una raccolta di Feliks Jasieński, collezionista raffinato e appassionato di arte giapponese, grazie al quale è possibile ripercorrere il percorso artistico di Hokusai.

Nel corso della sua vita, l’artista assunse numerosi nomi d’arte. Quando entrò, nel 1778, nella scuola di Katsukawa Shunshō, tra i principali interpreti dell’Ukiyo-e, adottò il nome di Shunrō (1778-1794), riprendendo parte del nome del maestro. A questo periodo appartengono ritratti di attori (yakusha-e), lottatori di sumo e illustrazioni di libri.

Successivamente utilizzò i nomi di Sōri e Hokusai (1794-1803), firme del periodo di maturazione, durante il quale si concentrò su ritratti femminili (bijin-ga), paesaggi e raffinate stampe per occasioni speciali (surimono), che mostrano anche una certa influenza occidentale.

Hokusai (1804-1813) è lo pseudonimo più celebre, adottato per circa dieci anni, durante i quali svolse un’intensa attività di illustratore per romanzi popolari (yomihon). Con il nome di Taito e poi litsu (1814-1829) lavorò agli album da disegno di vario genere, tra cui gli Hokusai Manga. Infine, come litsu e Manji (1830-1839), continuò a elaborare raccolte di modelli per l’apprendimento della tecnica e tornò al tema di fiori e uccelli (kachō-ga), realizzando anche una delle sue serie più celebri, Le Trentasei vedute del Monte Fuji. Nell’ultimo periodo della sua vita adottò definitivamente lo pseudonimo di Manji (1840-1849), dedicandosi soprattutto alla pittura.

Il maggior pregio di Hokusai fu la capacità di costruire lo spazio con pochi tratti e pennellate di colore, qualità che lo rese celebre anche oltre i confini del Giappone, soprattutto dopo l’apertura del paese ai rapporti con l’Occidente. La sua particolarità risiede nel modo in cui organizza lo spazio tra natura e gesto umano. Le immagini, come il Monte Fuji o La Grande Onda, cambiano in base alla distanza dell’osservatore. Le figure umane si mimetizzano nell’architettura o nel paesaggio naturale, fondendosi con esso attraverso il colore. Avvicinandosi, l’occhio distingue progressivamente il disegno e la forma essenziale, tra una natura fluttuante e cangiante.

Negli Hokusai Manga il suo tratto diventa sempre più immediato, disegni che sembrano fluire liberamente dal pennello, nei quali la forma si fa ancora più essenziale, veri e propri repertori visivi che hanno influenzato generazioni di artisti.

Tra i protagonisti della sua arte vi è senza dubbio l’acqua, che nelle sue rappresentazioni – dalla Grande Onda alle infinite varianti della serie Un viaggio tra le cascate di varie province (Shokoku taki meguri) – diventa un flusso continuo e impetuoso, che si dissolve in vortici e spruzzi fino a placarsi in superfici piane e silenziose. Ne nasce un ritmo, un’armonia che sembrano trascinarci dentro l’immagine, in un’atmosfera quasi musicale, come quella de La Moldava di Smetana.

Hokusai non è solo paesaggio ma, anche umorismo e leggerezza, come dimostra il suo Autoritratto come pescatore, in cui gioca ironicamente con la propria immagine. Così descriveva la sua ricerca artistica:

«Tutto ciò che ho disegnato prima dei settant’anni non vale la pena di essere considerato… A novant’anni avrò penetrato il mistero della natura. A cento anni sarò un artista meraviglioso. A centodieci anni tutto ciò che creerò, un punto, una linea, prenderà vita come mai prima.»

L’esposizione è arricchita da 180 pezzi tra libri rarissimi e preziosi oggetti giapponesi: lacche, smalti cloisonné, accessori da viaggio, armature, elmi e spade, oltre a strumenti musicali tradizionali e abiti come kimono, giacche haori e fasce obi.

In mostra anche le fotografie di Felice Beato, fotografo italiano tra i primi a documentare il Giappone appena aperto all’Occidente. Le sue immagini sono raccolte in un video visibile lungo il percorso espositivo.

Un’esposizione di grande rilievo che permette di ricostruire, nello spazio museale, la cultura, gli usi e l’iconografia del Giappone, restituendone una visione poetica e leggera, come il vento fluttuante degli Ukiyo-e.

Informazioni e prenotazioni:

http://www.arthemisia.it / http://www.mostrepalazzobonaparte.it /info@arthemisia.it

tel. +39 068715111