“La grande magia”, scritta da Eduardo De Filippo nel 1948, è una delle sue opere più complesse, amare e filosofiche.Attraverso la storia di un illusionista e di un marito tradito, Eduardo vuole esprimere una riflessione profonda sulla condizione umana e sulla necessità dell’illusione come strategia di sopravvivenza.

Il tema centrale è il confine sottile, spesso indistinguibile, tra ciò che è vero e ciò che vogliamo credere sia vero.Eduardo suggerisce che la realtà può essere così dolorosa o inaccettabile da spingere l’individuo a rifugiarsi in un’illusione.

Per il protagonista, Calogero Di Spelta, credere che la moglie sia chiusa in una scatola (anziché fuggita con l’amante) non è pazzia, ma una scelta conscia o inconscia per non soccombere al dolore e all’umiliazione.

Eduardo stesso spiegò il senso dell’opera con queste parole:

“Ho voluto dire che la vita è un giuoco, e questo giuoco ha bisogno di essere sorretto dall’illusione, la quale a sua volta deve essere alimentata dalla fede.

Secondo l’autore, per andare avanti abbiamo bisogno di credere in qualcosa, anche se sappiamo che è un trucco. La “fede” di Calogero nella scatola è ciò che gli permette di continuare a vivere dignitosamente, trasformando una realtà meschina in un evento “magico”.

La scatola di legno che il mago Otto Marvuglia consegna a Calogero rappresenta il contenitore delle nostre certezze inventate. Quando, alla fine del dramma, la moglie torna davvero e Calogero rifiuta di riconoscerla preferendo restare abbracciato alla scatola, Eduardo esprime il paradosso massimo: l’illusione è diventata più “vera” e rassicurante della realtà stessa. La realtà tradisce, l’illusione (se nutrita dalla fede) resta fedele.

L’opera è una riflessione sul potere del teatro: così come il pubblico accetta la finzione scenica per provare emozioni vere, così l’uomo accetta le finzioni della vita per non impazzire.

Scritta nell’immediato dopoguerra, l’opera riflette anche lo smarrimento di un’Italia che cercava di ricostruirsi. Eduardo descrive una piccola borghesia (incarnata da Calogero) arroccata sui propri valori (onore, gelosia, controllo) ma incapace di affrontare il cambiamento. L’autoinganno diventa l’unico modo per non vedere il crollo di un mondo vecchio.

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