Dal 20 marzo al 19 luglio 2026, i Musei Capitolini ospitano “Vasari e Roma”, una mostra evento che celebra il genio aretino non solo come artista, ma come il primo vero “regista” della storia dell’arte. Tra capolavori ritrovati e documenti preziosi, ecco perché non potete perdere questo appuntamento a Palazzo Caffarelli.

Se oggi usiamo termini come “Rinascita” (Rinascimento) o “Maniera Moderna”, lo dobbiamo a lui. Se guardiamo a Michelangelo come a un dio in terra e a Raffaello come al simbolo della grazia, è ancora merito suo. Giorgio Vasari (1511–1574) non è stato solo un pittore e un architetto instancabile; è stato l’uomo che ha dato un ordine, un volto e una leggenda all’arte italiana.

Oggi, Roma – la città che lo accolse giovane e ambizioso e lo consacrò come intellettuale di corte – gli rende omaggio con la grande mostra “Vasari e Roma: l’inventore della ‘Maniera Moderna’”, aperta ai Musei Capitolini (Palazzo Caffarelli) dal 20 marzo al 19 luglio 2026.

Il legame tra Vasari e la Città Eterna è viscerale. Come sottolinea l’esposizione curata da Alessandra Baroni, Roma fu per Giorgio la “chiave di volta”. Arrivato nel 1532 al seguito del cardinale Ippolito de’ Medici, il giovane aretino rimase folgorato: passava le giornate a disegnare le rovine antiche e le Stanze di Raffaello, accumulando quel bagaglio visivo che avrebbe poi riversato nelle sue opere monumentali.

La mostra ricostruisce questo dialogo attraverso oltre 70 opere, tra cui spiccano 16 autografi e rarissimi disegni. Tra i pezzi forti, la suggestiva Natività (conosciuta come “Notte di Camaldoli”), un’opera giovanile dipinta “alla fiamminga” dove la luce sembra emanare direttamente dal Bambino, e l’imponente Resurrezione proveniente da Capodimonte.

Ma come nacquero le celebri “Vite”, il libro che ogni studente d’arte tiene sul comodino? La leggenda vuole che l’idea sia nata proprio a Roma, durante una cena nel 1546 a casa del cardinale Alessandro Farnese.

Tra gli ospiti c’era lo storico Paolo Giovio, che manifestò il desiderio di scrivere un trattato sugli artisti illustri. Vasari, con la sua consueta intraprendenza, si offrì di aiutarlo raccogliendo appunti e cronologie. Giovio, leggendo quel materiale così ricco e tecnico, disse a Giorgio: “Fatelo voi, che siete del mestiere”. Fu l’inizio di un’impresa colossale che portò alla pubblicazione della prima vera “storia dell’arte” moderna nel 1550.

Nessun artista compare nelle Vite con la forza di Michelangelo Buonarroti. Per Vasari, il Divino era il vertice insuperabile della perfezione. C’è un aneddoto celebre che riguarda il loro rapporto romano: quando Vasari dipinse a tempo di record (soli cento giorni!) la sala della Cancelleria – nota appunto come la Sala dei Cento Giorni – invitò orgoglioso Michelangelo a vederla.
Il Buonarroti, guardando quegli affreschi realizzati con una rapidità quasi industriale, commentò lapidario con il suo tagliente spirito toscano: “Si vede!”.
Nonostante le critiche sulla sua velocità (spesso a discapito della qualità), Vasari non smise mai di venerare il maestro, diventando il suo più grande biografo e amico.

L’esposizione ai Capitolini è divisa in quattro sezioni cronologiche che seguono i soggiorni romani dell’artista:

  1. L’apprendistato dell’antico (1532-1538): lo studio febbrile dei modelli classici.
  2. La corte Farnese: gli anni della maturità e dei grandi contatti internazionali.
  3. Il cantiere delle Vite: il rapporto simbiotico con Michelangelo e i lavori per Papa Giulio III.
  4. Il trionfo in Vaticano: gli anni finali sotto Pio V e Gregorio XIII, culminati con la Sala Regia, per i quali ricevette l’onorificenza dello “Spron d’Oro” (ben visibile nel ritratto di Giovanni Stradano esposto in mostra).

“Vasari e Roma” non è solo una mostra di dipinti; è il racconto di come si costruisce una carriera nel Cinquecento. Vedere dal vivo l’Annunciazione (1570-71) prestata dal museo ungherese Móra Ferenc o le lettere autografe di Vasari significa entrare nella mente di un uomo che ha capito, prima di chiunque altro, che l’arte non è solo creazione, ma anche comunicazione e memoria.

Come ha dichiarato Massimiliano Smeriglio, Assessore alla Cultura di Roma Capitale: “Senza il ruolo di Giorgio Vasari non avremmo avuto la Roma rinascimentale che conosciamo”.

http://www.museicapitolini.org