Lunedì 23 marzo 2026 alle ore 18.00 presso la Sala Dalì dell’Instituto Cervantes di Roma Javier Moreno Luzón, Professore di Storia del Pensiero e dei Movimenti Sociali e Politici presso l’Università Complutense di Madrid nonché vincitore del Premio Nacional de Historia nel 2024 e illustre accademico, considerato uno dei massimi esperti mondiali della monarchia spagnola e della cultura politica del XX secolo, terrà una conferenza su “Alfonso XIII e Vittorio Emanuele III. Vite parallele ma non troppo”. L’ingresso è libero.


Alfonso XIII (1886-1941) e Vittorio Emanuele III (1869-1947) regnarono nella stessa epoca e si trovarono a dover affrontare sfide comuni e cruciali, come l’irruzione della politica di massa, il profondo impatto delle guerre europee e coloniali, la crisi delle istituzioni monarchiche e le violente sfide autoritarie che minacciavano l’ordine liberale. Entrambi i sovrani scelsero di abbandonare il proprio ruolo di garanti costituzionali per appoggiare soluzioni dittatoriali, una decisione che segnò il loro destino e li portò, infine, a perdere il trono. Tuttavia, il confronto tra queste due figure mette in luce anche le profonde divergenze tra il percorso della Spagna e quello dell’Italia, permettendo di contrastare due personalità molto distinte e due modi differenti di interpretare la regalità e il potere nell’Europa di un secolo fa. Vite parallele, dunque, ma non troppo.


Alfonso di Borbone nasce a Madrid il 17 maggio 1886, figlio terzogenito del re di Spagna Alfonso XII e da Maria Cristina d’Austria. Quando viene al mondo il trono è vacante da circa sei mesi per la morte del sovrano ed è retto temporaneamente da Maria Cristina; il piccolo viene dunque incoronato quale legittimo erede, e sua madre prosegue nella reggenza fino alla sua maggiore età. In questo periodo si consuma la disastrosa guerra ispano-americana del 1898, in seguito alla quale la Spagna perde le colonie di Cuba e delle Filippine.

Appena sedicenne, il 17 maggio 1902 assume a pieno titolo la sovranità di Spagna, ritrovandosi a regnare su di un Paese dilaniato da guerre intestine tra partiti e dalle lotte indipendentiste catalane e basche: egli cerca di assecondare e governare il delicato e stridente passaggio da un regime assolutista ad un moderno modello di società industriale. Il 31 maggio 1906 sposa Vittoria Eugenia di Battenberg, nipote della regina d’Inghilterra e, nel fare rientro al Palazzo Reale dalla cerimonia religiosa, la coppia è fatta oggetto di un attentato anarchico al quale scampa fortunosamente. Alfonso aveva già subito un primo attentato l’anno precedente ed un terzo lo subirà nel 1913: tutti recano la matrice repubblicana o anarchica. Intanto, sempre per mano terroristica, perdono la vita i primi ministri Canalejas, nel 1912, e Dato, nel 1920. Si guarda bene dallo schierarsi in occasione dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, ma il disordine interno riesplode con la guerra marocchina del 1921. La sensazione di essere sul punto di perdere il controllo della situazione induce Alfonso a promuovere la scesa in campo del marchese, nonché valoroso ufficiale, Miguel Primo de Rivera il quale, nel settembre del 1923, instaura una dittatura. Tre anni dopo riesce a domare la ribellione del Rif, in Marocco, congiuntamente alla Francia. Ma nel 1929 la situazione interna spagnola muta nuovamente: intellettuali, industriali ed operai fanno fronte comune contro Primo de Rivera che, con la cospirazione militare di Valenza del 1929, si trova contro lo stesso sovrano e decide di abbandonare la scena. Il venir meno della dittatura getta nuovamente la Spagna nella turbolenza delle lotte fra i partiti più radicali.

Le elezioni del 12 aprile 1931 sanciscono la fine della monarchia: il 14 luglio viene proclamata la Repubblica ed il re è costretto ad abbandonare la Spagna, dichiarando però che la sua partenza non è una rinuncia al trono né un’abdicazione, ma una semplice trasmissione dei poteri. L’assemblea della neonata repubblica, però, lo dichiara decaduto ed egli trascorre gli anni che seguono da privato e pacifico cittadino fra l’Inghilterra e Roma.

Il 15 gennaio 1941 Alfonso XIII abdica al trono spagnolo in favore del suo quinto figlio, l’unico che non avesse contratto matrimonio morganatico e che quindi aveva prole legittima ad ascendere al trono, Giovanni di Borbone, conte di Barcellona, padre del futuro re Juan Carlos di Spagna. Alfonso muore a Roma per angina pectoris appena un mese dopo la sua abdicazione, il 28 febbraio 1941, all’età di 54 anni, senza essere mai più tornato in Spagna. Il governo franchista ordina tre giorni di lutto nazionale. Il suo funerale si tiene a Roma nella basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri e viene sepolto nella chiesa di Santa Maria di Monserrato degli Spagnoli, chiesa nazionale spagnola a Roma, immediatamente sotto le tombe di papa Callisto III e di papa Alessandro VI. Nel gennaio 1980 i suoi resti sono trasferiti all’Escorial in Spagna.


Vittorio Emanuele III, figlio di Umberto I e di Margherita di Savoia, nasce a Napoli, nel palazzo reale della città, la sera dell’11 novembre 1869, nel giorno di San Martino. Il parto non è semplice e i medici devono ricorrere al taglio cesareo al termine del quale comunicano alla regina Margherita e al re Umberto I che non potranno avere altri figli. Il neonato è di piccole dimensioni e appare, sin da subito, gracile e asfittico, tuttavia la cosa importante per garantire la continuità dinastica è che sia sano. Riceve una rigorosa formazione militare e percorre rapidamente la carriera nell’esercito, fino a ottenere nel 1897 il comando del corpo d’armata di Napoli. Nel 1896 sposa Elena del Montenegro. Sale improvvisamente al trono nel luglio del 1900, in seguito all’assassinio del padre, e promuove la svolta liberale dei governi Zanardelli e Giolitti, favorendo in politica estera un prudente riavvicinamento a Francia e Inghilterra, pur restando il paese nel quadro della Triplice Alleanza.

Il sovrano sostiene l’impresa di Libia e appoggia l’intervento italiano nella Prima guerra mondiale, seguendone personalmente l’andamento al fronte. Nel difficile dopoguerra appare manifestare una certa sfiducia nella classe dirigente liberale e adotta un atteggiamento attendista che culmina nel 1922 con il rifiuto di proclamare lo stato d’assedio durante la marcia su Roma e con la decisione di conferire l’incarico di governo a Benito Mussolini. Durante il ventennio fascista il re lega le sorti della monarchia a quelle del regime, accettando la progressiva limitazione delle libertà statutarie e un’anomala diarchia che relega il ruolo della Corona a funzione essenzialmente formale. In politica estera il sovrano tende a sposare le scelte espansionistiche di Mussolini ma manifesta molti dubbi e perplessità in merito all’ingresso del paese nella Seconda guerra mondiale nel giugno 1940. Nell’estate del 1943, di fronte al collasso del regime e del paese, interviene in modo istituzionale destituendo Mussolini e affidando il governo a Pietro Badoglio. Nella primavera del 1944 decide di affidare la luogotenenza del Regno al figlio Umberto II che diventa poi sovrano il 9 maggio del 1946 prima dell’appuntamento referendario che cambierà la storia del paese. Dopo l’abdicazione Vittorio Emanuele III si ritira con la moglie Elena in esilio ad Alessandria d’Egitto, dove muore l’anno successivo.


Javier Moreno Luzón (Hellín, 1967), storico spagnolo di fama internazionale, Professore di Storia del Pensiero e dei Movimenti Sociali e Politici presso l’Università Complutense di Madrid, dove insegna e conduce ricerche dal 1997, è stato professore ospite o ricercatore in centri internazionali come Harvard University, École des Hautes Études en Sciences Sociales a Parigi, London School of Economics and Political Science, New York University, University of California San Diego, Sorbonne Université e Tokyo Metropolitan University. Specialista della vita politica spagnola durante il periodo della Restaurazione (1875-1923), ha pubblicato diversi libri e articoli su clientelismo, partiti, elezioni, studi parlamentari, élite, monarchia e nazionalismo spagnolo.

Instituto Cervantes di Roma

Sala Dalí

Roma, Piazza Navona 91