Samanta Schweblin “Il buon male”con Paolo Giordano
Sabato 21 marzo 2026 ore 16.15
Spazio Risonanze

Clara Usón “Le belve”
con Concita de Gregorio
Sabato 21 marzo 2026 ore 19.00
Teatro Studio Borgna

La XVII edizione di Libri Come, prodotta dalla Fondazione Musica per Roma e curata da Michele De Mieri, Rosa Polacco e Marino Sinibaldi si svolgerà dal 20 al 22 marzo 2026 presso l’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone e avrà come parola guida Democrazia, una parola-mondo che dalla Grecia classica fino a oggi ha rappresentato oltre che un regime politico un modo di vivere insieme agli altri, secondo regole di partecipazione e di discussione. Come sempre attraverso incontri, letture e dibattiti, la Festa del Libro offrirà strumenti di conoscenza e confronto, esplorando la Democrazia non solo come principio politico, ma
anche come elemento culturale, capace di unire persone, idee e generazioni.
In questa occasione, l’Instituto Cervantes di Roma propone due momenti tra i più intensi dell’intera rassegna: sabato 21 marzo alle ore 16.15 presso lo Spazio Risonanze l’autrice argentina Samantha Schweblin dialogherà con Paolo Giordano partendo dalla pubblicazione del suo romanzo Il buon male (Einaudi, 2026) e sempre sabato 21 marzo alle ore 19.00 presso il Teatro Studio Borgna la scrittrice spagnola Clara Usón si interfaccerà con la giornalista Concita De Gregorio prendendo spunto dall’ultimo
romanzo Le belve (Sellerio, 2026).
SAMANTA SCHWEBLIN CON PAOLO GIORDANO
Sabato 21 marzo ore 16.15 Spazio Risonanze
C’è un momento preciso, nella prosa di Samanta Schweblin, in cui il pavimento della realtà quotidiana cede sotto i piedi del lettore. È quell’istante esatto in cui l’impensabile irrompe in una vita ordinaria, trasformando l’inquietudine in una nuova, spiazzante forma di comprensione del mondo. Con la pubblicazione de Il buon male, l’autrice argentina si conferma una delle voci più magnetiche della letteratura contemporanea.

A dialogare con Samanta Schweblin sarà Paolo Giordano: un incontro tra due sensibilità affini, capaci entrambi di indagare i nodi più stretti dei rapporti umani e le zone d’ombra della psiche con una precisione quasi scientifica. Non si tratta di semplice letteratura di genere o di puro esercizio stilistico. Quello di Schweblin è un viaggio nei dettagli nascosti dell’amore e del dolore, dove ogni parola pesa come una pietra e ogni silenzio è carico di presagio. Leggerla significa accettare che la sicurezza della nostra routine sia solo un velo sottile, pronto a strapparsi per rivelare una verità più cruda e, proprio per questo, più autentica.
Samanta Schweblin, scrittrice argentina di lingua spagnola, è nata a Buenos Aires nel 1978. È autrice di romanzi e racconti tradotti in più di quaranta lingue. Con le sue due prime raccolte ha ottenuto i premi Fondo Nacional de las Artes e Casa de las Américas. Con il suo primo romanzo, Distanza di sicurezza, adattato per il cinema da Claudia Llosa, ha vinto lo Shirley Jackson Award e il Tournament of Books, ed è stata finalista all’International Booker Prize. Con Sette case vuote ha vinto il Premio Ribera del Duero per la narrativa breve e il National Book Award. È stata insignita di importanti premi alla carriera come il Premio Konex e il Premio Iberoamericano de Letras José Donoso. Alcuni suoi racconti sono apparsi su «The New Yorker», «Harper’s Magazine», «Granta», «McSweeney’s» e «The Paris Review» e hanno ricevuto numerosi riconoscimenti come i premi Haroldo Conti, Juan Rulfo e O. Henry. Da oltre dieci anni vive a Berlino, dove scrive e insegna scrittura creativa.
Si distingue come una delle voci più affascinanti della letteratura sudamericana moderna. La sua scrittura, ricca di suspense e atmosfere misteriose, cattura l’attenzione del lettore fin dalle prime pagine. Con uno stile originale e sorprendente, Schweblin crea mondi surreali e personaggi indimenticabili, regalando emozioni intense e riflessioni profonde.
La scrittura della Schweblin è affilata, rapida e precisa, fatta di dettagli palpabili. La narrazione ha toni surreali, spiazzanti, e si affaccia a quella che lei stessa definisce “una realtà non comune”. I racconti, in particolare, si raccolgono intorno a una visione che, come ogni processo immaginale, ha un legame profondo con la natura dell’invisibilità, con il racconto mitologico, dove una storia ne nasconde sempre altre e chiede di essere contemplata prima che interpretata. Di lei Mario Vargas Llosa ha scritto: “Sotto la limpidezza del suo linguaggio e la semplicità degli aneddoti narrati si intravede sempre una realtà complessa, sottile, drammatica, fatta di esperienze che spesso rivelano le manifestazioni più crudeli dell’essere umano.”
Nel romanzo Il buon male Samanta Schweblin cattura l’istante esatto in cui l’impensabile irrompe in una vita, quando il dolore e l’inquietudine si traducono in una forma di comprensione, un modo nuovo di sentire il mondo. Spesso accostata a maestri come Raymond Carver e Julio Cortázar, Schweblin racconta i legami spezzati, i vincoli familiari imprescindibili, i dettagli nascosti dell’amore, tessendo con grande intensità emotiva i fili di una trama che oscura e allo stesso tempo illumina i moti dell’anima.
Insomma, come scrive Isabel Allende, “una scrittrice straordinaria. Le sue storie sono impalpabili, sempre inquietanti e profondamente umane.”


CLARA USÓN CON PAOLO GIORDANO
Sabato 21 marzo ore 19.00 Teatro Studio Borgna
Al centro del dibattito tra Clara Usón e Concita de Gregorio, ci sarà l’ultimo romanzo della scrittrice spagnola Le belve, un’opera che scava nelle ferite ancora aperte della storia recente spagnola per interrogare i limiti stessi dello Stato di diritto. Il confine tra legge e violenza. L’incontro offrirà al pubblico l’opportunità di riflettere su come la narrativa possa farsi strumento di indagine civile. Usón, già celebre per La figlia, conferma la sua capacità unica di intrecciare il destino dei singoli con i grandi traumi collettivi, ricordandoci che la tutela delle libertà democratiche richiede una memoria vigile e il coraggio di guardare in faccia i mostri generati dai nazionalismi.
Nata a Barcellona nel 1961, Clara Usón si è laureata in Giurisprudenza e ha esercitato la professione legale per vent’anni; ha lavorato come traduttrice di testi giuridici ma ha scelto di dedicarsi interamente alla carriera letteraria. Usón diventa nota quando vince il Premio Lumen per le Donne nel 1998 con il suo romanzo Noches de San Juan. Nel 2009 consolida la sua carriera vincendo il Premio Biblioteca Breve con Heart of Napalm, una visione contemporanea del complesso di Edipo con protagonisti un ragazzo e sua madre in due storie parallele che finiscono per convergere. Da allora ha pubblicato altri titoli come La hija del Este (Premio Nazionale della Critica), Valor, El asesino tímido (Premio Sor Juana Inés de la Cruz 2018) e Las fieras, tradotto in Le belve: in questo romanzo una terrorista con deliri di grandezza, un’adolescente in cerca del proprio posto nel mondo, un ritratto generazionale della Spagna degli anni Ottanta, segnata dalla violenza politica e dai sogni di libertà. La chiamavano Tigresa; la «Tigre» fu una terrorista sanguinaria, capace di catalizzare l’attenzione dei media tanto per i suoi attentati quanto per la sua bellezza. Sono gli anni Ottanta: gli anni della guerra sporca tra il terrorismo dell’ETA, l’organizzazione che lottava per l’indipendenza dei Paesi Baschi, e il terrorismo di Stato. La storia della Tigre, costellata di chiaroscuri, si intreccia con quella di Miren, una adolescente che si sforza di apparire normale in una famiglia che normale non è, con un padre temuto e da temere, un poliziotto della vecchia scuola invischiato nei GAL, i Gruppi Antiterroristici di Liberazione, squadroni della morte composti da poliziotti spagnoli in borghese e nostalgici della dittatura di Franco. Ovunque Miren posi lo sguardo – sugli amici, sul ragazzo che le piace, persino su suo padre – tutti appaiono divisi, costretti a schierarsi da una parte o dall’altra, come belve feroci in una
lotta fino alla morte. Come nel romanzo La figlia, Clara Usón mostra in queste pagine una profonda attrazione per il male: per come si manifesta, per i suoi volti umani e disumani, per l’insano magnetismo del suo fascino. La sua scrittura sembra spesso voler scrutare la potenza dei dogmi, quelle cieche convinzioni che ci siamo imposti come principi di vita. Le belve è un romanzo appassionante e teso, di minuzioso rigore, in perfetto equilibrio fra fatti reali e invenzione letteraria. Contiene uno sguardo profondo sull’intimità del terrorismo, ritraendo con intensità una generazione scossa dalla violenza, incarnata in due donne le cui vite si legano indissolubilmente ad un assassinio irrisolto. Nel cuore di un conflitto di armi e di idee, in cui vennero scritte alcune delle pagine più abominevoli della storia recente.

Informazioni: tel. 06 80241281
Biglietteria: http://www.ticketone.it
Contatti: info@musicaperroma.it
Sito Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone: http://www.auditorium.com/it/festival/libri-come-2026/