“Caravaggio e i maestri della luce” dal 7 marzo al 7 giugno 2026
di Patrizia Cantatore
Apre a Roma la mostra dedicata ai Caravaggeschi che seguirono la maniera del grande pittore e che come sottolineato dallo storico e curatore Alberto Bertuzzi “…. mostrare gli sviluppi dell’arte di Caravaggio … attraverso l’opera dei suoi seguaci, come Valentin de Boulogne ma anche l’amico e coetaneo Orazio Gentileschi.”
Articolato in 6 aree tematiche, con 23 dipinti a olio su tela e su tavola di ben 22 artisti, provenienti da collezioni private, la mostra si apre con le Scene di genere, dove ci troviamo davanti a rappresentazioni della vita quotidiana in interni e taverne, pittori che si misurano con i modelli caravaggeschi come Bartolomeo Manfredi e I giocatori di carte, il Ragazzo morso da un ramarro dell’olandese Bartholomeus van der Helst, ma anche Scena di taverna (attr.) del francese Valentin de Boulogne e della bottega. imitazioni di Caravaggio con esiti modesti.
Nella sezione La religione, tra fede e umanità, le opere affrontano temi sacri, con una lettura che tiene conto della lezione caravaggesca. I santi e i protagonisti biblici assumono caratteristiche e dimensioni profondamente umane anche se con esiti meno drammatici e tagli di luce più soffusa. Tra le opere: Sacra Famiglia con san Giovannino di Antiveduto Gramatica, La negazione di Pietro di Pietro Paolini e La cattura di Cristo di Trophime Bigot, tra i principali caravaggisti francesi insieme a Valentin de Boulogne, e conosciuto anche come Maître à la Chandelle (Maestro del lume di candela), attivo a Roma tra il 1620 e il 1634.
La luce come rivelazione è la sezione principale della mostra, il ruolo della luce che illumina lo spazio della narrazione è affrontato con diversi autori, Orazio Gentileschi nella Santa Cecilia e un angelo, qui la luce non cade dietro le figure, come spesso accade nei quadri di Caravaggio, piuttosto sembra emanarsi davanti alla figura della Santa e illuminare tutto lo spazio da lei occupato; la Maddalena in meditazione del fiammingo Matthias Stomer, una candela accesa si riflette sul volto di un’anziana Maddalena che recita il rosario; la Lucrezia del tedesco Johann Carl Loth, una santa ritratta seminuda, nel momento dell’abbandono nel momento culminante del suo suicidio, è illuminata da un fascio di luce la illumina, sottolinenando una tensione emotiva.
Il dramma e il sangue, è la successiva sezione dove i temi della violenza, del martirio e della colpa sono affrontati dalle diverse versioni del racconto biblico di Caino e Abele da Bartolomeo Manfredi, a Giuseppe Vermiglio, a Cecco Bravo. Un naturalismo espressivo che non riesce a replicare l’incisività dei corpi, dei colori netti, dell’espressività delle figure che troviamo nelle opere di Caravaggio. Nella sezione anche una Salomè con la testa del Battista di Massimo Stanzione e Giuditta con la testa di Oloferne di Bartolomeo Mendozzi.
Il tema dell’Immaginazione e realtà: una nuova categoria del ritratto, indaga l’evoluzione del ritratto caravaggesco come strumento di verità psicologica. Otto le opere esposte: Diogene di Giovan Battista Langetti, un bellissimo San Pietro penitente (attr.) dello spagnolo Jusepe de Ribera e bottega, San Giovannino di Battistello Caracciolo e quello del fiammingo Louis Finson, e poi i San Girolamo dipinti dal francese Simon Vouet e da Simone Cantarini, il San Sebastiano di Carlo Saraceni e La lettura a lume di candela dell’olandese Gerrit van Honthorst.
Posto d’onore, nella rassegna, l’omaggio a Caravaggio con l’esposizione dell’esemplare de L’Incredulità di San Tommaso (1600-1601), uno dei casi attributivi più complessi, rispetto alle versioni più conosciute sembra una versione più tarda, esposta già in collezione Gracco Muratti a Trieste, dal 2019 è di proprietà austriaca, oggi si trova a Firenze. Come ha sottolineato Bertuzzi: «.. Questa versione probabilmente risale proprio al 1606. L’opera è particolarissima, non soltanto per il grande successo che ha avuto, ma anche per la sua composizione, con la peculiarità delle quattro teste al centro del quadro. Queste disegnano una croce, e la croce ci rimanda al Cristo, e Cristo che con la sua mano accompagna la mano di San Tommaso. Uno dei vertici della teologia, se così possiamo chiamarla, che costruisce la poetica del Maestro».
Il dipinto, attribuito al Maestro, è un capolavoro della pittura moderna per il crudo realismo, l’uso innovativo della luce, il naturalismo delle figure, concentrando la tensione emotiva sull’esperienza umana del dubbio e il contatto diretto con il sacro.
Prodotta da Navigare Srl, la mostra è un’iniziativa culturale promossa da Ministero della Difesa – Difesa Servizi con il patrocinio di Regione Lazio e Città di Roma-Assessorato alla Cultura.
Info: www.navigaresrl.com
Orari: lun-ven 9:30-19:30; sab, dom, festivi 9:30 -20:30







