Al Teatro Quirino di Roma dal 10 al 15 febbraio in scena La Rigenerazione, commedia di Italo Svevo in una produzione del Teatro Biondo di Palermo e Teatro Rossetti Stabile del Friuli Venezia Giulia.

La Rigenerazione, commedia originariamente in tre atti, è l’ultimo lavoro drammaturgico dello scrittore triestino, composto tra il 1926 e il 1927, mai rappresentato durante la vita di Svevo, opera che contiene temi universali come la decadenza fisica e la vecchiaia, il dilemma tra la legittimità del desiderio di ringiovanimento o piuttosto l’accettazione  dei mutamenti che il corpo e la mente subiscono nel corso del tempo.

Protagonista è Giovanni Chierici (Nello Mascia), un uomo anziano, benestante e sposato con Anna, che non accetta il declino fisico e mentale della vecchiaia, ossessionato dall’idea di invecchiare, di essere deriso e trattato con sufficienza. Decide così di sottoporsi a una “rigenerazione”, un’operazione ormonale di moda negli anni ’20 (ispirata alle teorie del dottor Voronoff) che promette di restituire vigore e giovinezza.  Il nostro protagonista è un uomo dalla feroce comicità ed ironia, difende il suo stato di vecchio, non accetta i suoi limiti e si illude di riacquistare ciò che ha lasciato sfuggire per aderenza alle convenzioni e alla moralità del suo tempo, la giovinezza; l’illusione, alimentata dal nipote per motivi economici si rivelerà per quello che è, un sogno. Perché pur riuscendo, l’operazione, non ha quegli effetti miracolosi sperati, non lo farà tornare giovane, piuttosto la sua rigenerazione sarà di natura interiore ed emotiva, permettendogli di rivivere la giovinezza attraverso la memoria, mescolando passato e presente, spesso attraverso visioni oniriche che fanno virare la commedia al dramma umano. Fino alla comprensione del suo ruolo, quello che si è guadagnato a forza di scelte che si è autoimposto, è la condizione della ciclicità della vita, la vecchiaia e la saggezza dell’aver tanto vissuto, superando l’ossessione per l’eterna giovinezza perduta. 

Si delinea un personaggio classico di “inetto”, simile agli altri dei romanzi sveviani, un vecchio che si comporta da bambino, un “corpo estraneo” nel mondo ordinato della borghesia, che cerca di fermare il tempo attraverso la scienza e l’autoinganno.

La Commedia intrisa di un umorismo sottile e un’ironia feroce, mostra quanto sia grottesca la vana lotta contro l’invecchiamento e in ultimo contro la morte, Giovanni Chierici riuscirà ad accettare la sua condizione attraverso il “sogno” ovvero attraverso quella che si stava affermando ai primi del Novecento, quello strumento psicoanalitico, utile alla conoscenza della soggettività e poi divenuto strumento di cura.

La regia di Valerio Santoro costruisce uno spettacolo comico che vira al tragico con maestria, sottolineando forse, con troppa enfasi, il dramma di un essere umano che si trova a vivere quella stagione della vita. L’allestimento scenico di Luigi Ferrigno è dinamico e suggestivo, rappresenta sia la dimensione reale che quella onirica, separata solo da pochi accorgimenti.

Il cast con Nello Mascia, Roberto Caronia, Matilde Piana, Alice Fazzi, Nicolò Prestigiacomo, Massimo De Matteo, Mauro Parrinello, Roberto burgio, Roberto Mantovani dà una prova di grandi capacità espressive.

La rigenerazione è una commedia moderna considerata il capolavoro di Svevo che riesce a svelare le maschere sociali e la fragilità umana, anticipando i dubbi del secolo sull’identità e sul corpo, eppure non è solo di “rigenerazione” che parla, è una critica all’incapacità di saper vivere il “presente”, al vizio del rimpianto, del vivere il passato come “tempo perduto” migliore anziché tener conto che il miglior tempo da vivere in coscienza è quello che ci è dato da vivere.

di P. Cantatore