di Patrizia Cantatore

Dalle nebbiose Highlands scozzesi del Settecento ai salotti della corte francese, Outlander non è solo un dramma storico, ma un viaggio epico che sfida i confini del tempo. Basato  sulla fortunata saga letteraria di Diana Gabaldon, la serie di Starz ha conquistato critica e pubblico, diventando un vero fenomeno cult grazie alla straordinaria chimica tra Caitríona Balfe e Sam Heughan..

Un misterioso viaggio nel tempo, un amore che attraversa i secoli nello sfondo brutale della Scozia giacobita: Outlander è un dramma storico con 7 stagioni all’attivo e una pioggia di nomination ai Golden Globe e ai BAFTA, la storia di Claire e Jamie Fraser continua a emozionare milioni di spettatori in tutto il mondo e in Italia si può vedere su Sky, Now e ora anche disponibile le prime sei stagioni su Prime video.

Prodotta da Ronald D. Moore, si è imposta come un raro esempio di adattamento capace di unire accuratezza storica e fantasy d’autore. Pluripremiata ai People’s Choice Awards e ai Saturn Awards, la serie giunge alla sua settima stagione  ma è in preparazione l’ultima definitiva stagione, l’ottava, confermandosi una delle migliori serie storiche con interpretazioni di altissimo livello, girata in Scozia con ricostruzioni di ambientazioni e costumi veramente eccezionali.

Le immagini passano da una sfumatura marron grigiastra del tempo in cui si avvia la storia e cioè il 1946, dopo la seconda guerra mondiale e l’avvio del racconto inizia con Claire, infermiera che trascorre la luna di miele con il marito ritrovato alla fine della seconda guerra mondiale in Scozia, dove lui è originaio e desidera fare ricerche su un suo antenato. Si passa infine, ad una grana molto più vivida e luminosa, con chiaroscuri naturali e perfettamente miscelati alla natura selvaggia delle Highlands, ambiente dove la donna si troverà catapultata, suo malgrado, in un altro tempo e spazio.

La colonna sonora, composta da Bear McCreary, è celebre per l’iconica sigla “The Skye Boat Song” (cantata da Raya Yarbrough), un riarrangiamento folk scozzese con riferimenti celtici che evoca la Scozia del XVIII secolo. La musica mescola strumenti tradizionali come cornamuse e fischietti con influenze orchestrali, adattandosi ai temi storici, romantici e drammatici di ogni stagione e declinandosi ora in gaelico, ora in inglese. Musiche antiche, rimodulate e tessute insieme ai rumori di una natura lussureggiante e bellissima.

Articolata in almeno 16/13 episodi a stagione,  il racconto riesce a mantenere alta l’attenzione, grazie ai molti colpi di scena e continui salti in avanti e indietro. Una vera esperienza, che tesse teorie psichiche, religiose e superstizioni su cui si snoda questa avventura per ritrovare il vero amore. Nella terra aspra e tenace che impegnò la corona inglese per quasi più di due secoli prima di essere inglobata, l’amore supera i confini di una delle dimensioni della  realtà storica, perché chi ama non ha pace finché non si ritrova, valicando qualsiasi ostacolo, anche quello dello spazio-tempo.

Prodotto di grandissimo pregio e raffinatezza, spesso ha dei cali in brutalità e violenza gratuite che seppure potrebbero essere funzionali al periodo storico, spesso diventano una morbosa ripetizione che parla alla parte più viscerale e sadica dello spettatore. Una serie ben fatta, romantica e avventurosa, un ottimo prodotto per un pubblico che ama storie romantiche in costume.

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