Un prestito eccezionale porta per la prima volta nella Capitale il colosso di bronzo proveniente dall’antica Lugdunum. Un dialogo tra fiumi e storia che celebra il legame tra Roma e la Gallia.

C’è qualcosa di profondamente simbolico nel vedere un Dio delle acque “emergere” nuovamente, questa volta non dai flutti di un fiume, ma nel cuore pulsante della città che lo ha reso un’icona universale. Dal 6 febbraio al 7 giugno 2026, il Museo di Scultura Antica Giovanni Barracco ospita un visitatore illustre: la grande statua in bronzo del Nettuno di Lione.

L’evento espositivo, intitolato semplicemente “Il Nettuno di Lione”, rappresenta una prima assoluta per Roma e nasce da un prestigioso scambio culturale con il Museo Lugdunum (Métropole de Lyon), che quest’anno celebra il suo cinquantesimo anniversario.

L’opera, risalente al III secolo d.C., è un capolavoro di tecnica e suggestione. Alta quasi quanto una persona reale, la statua è la più grande scultura in bronzo di Nettuno mai rinvenuta in Francia. Realizzata da un atelier locale dell’antica Lugdunum (capitale delle Gallie), l’opera colpisce per il realismo dinamico: il dio è ritratto nel momento esatto in cui emerge dalle onde. Il dettaglio che più affascina gli studiosi e i visitatori è la resa della capigliatura. I capelli appaiono appesantiti dall’acqua, divisi in ciocche dense e aderenti al cranio: è la cosiddetta iconografia a “ricci bagnati”, un virtuosismo tecnico che conferisce alla figura un’aura di potenza elementare. Sebbene oggi appaia mutilo degli attributi, si ipotizza che originariamente stringesse nella sinistra il tridente e nella destra, forse, un delfino, richiamando l’iconografia del Posidone greco. La storia del ritrovamento di questo Nettuno è avventurosa quanto la sua fattura. La statua fu rinvenuta nel 1859, un anno cruciale per l’archeologia e l’urbanistica europea. In quel periodo, il letto del fiume Rodano era oggetto di pesanti lavori di dragaggio.

È qui che risiede l’ironia della storia e la fortuna dell’archeologia: il fiume ha salvato il suo Dio.
Nell’antichità, il bronzo era un materiale preziosissimo e facilmente riciclabile; la maggior parte delle statue di divinità pagane furono fuse nei secoli successivi per farne monete, cannoni o campane di chiese. Il Nettuno di Lione è sopravvissuto fino a noi proprio perché finì nel fiume (forse gettato durante un attacco alla città o nascosto per proteggerlo). Il fango del Rodano lo ha sigillato e protetto dalla corrosione e dall’avidità umana per oltre 1.500 anni, restituendolo ai dragatori dell’Ottocento quasi intatto nella sua maestosità.

La mostra al Barracco non è un evento isolato, ma il frutto di una diplomazia culturale attiva. Mentre Nettuno soggiorna a Roma, alcuni dei tesori del Museo Barracco sono volati a Lione per la mostra “C’est canon. L’art chez les Romains”. L’iniziativa, promossa da Roma Capitale e dalla Sovrintendenza Capitolina in collaborazione con Métropole Grand Lyon, rafforza il legame tra l’Urbe e quella che fu una delle sue province più importanti.

L’arrivo del Nettuno è stata anche l’occasione per svelare il nuovo volto del Museo Barracco. La sala al piano terra è stata completamente riorganizzata per accogliere mostre temporanee di pregio, con un allestimento pensato per valorizzare opere di grande impatto visivo come il bronzo lionese.
Oltre all’area espositiva, il museo presenta una nuova zona accoglienza progettata per migliorare il flusso dei visitatori e una segnaletica rinnovata, rendendo l’esperienza di visita più fluida e coinvolgente.

Un’occasione imperdibile, dunque, per ammirare un sopravvissuto dell’antichità che, dopo secoli di silenzio nelle acque del Rodano, torna a far sentire la sua voce potente a pochi passi dal Tevere.


INFO UTILI

Mostra: Il Nettuno di Lione
Dove: Museo di scultura antica Giovanni Barracco, Corso Vittorio Emanuele 166/A – Roma
Quando: Dal 6 febbraio al 7 giugno 2026
Orari: Dal martedì alla domenica, 10.00 – 18.00 (ultimo ingresso ore 17.15)
Biglietti: Tariffazione vigente del museo
Contatti: Tel. 060608 | www.museobarracco.it