Aperte, su FilmFreeway, le iscrizioni per partecipare alla Settima edizione del Festival del Tempo – SHORT FILM 2026 che si svolgerà dal 3 al 7 giugno 2026 a Roma, presso Kou Gallery e altre sedi, e a Genova in occasione della Genova Design Week 2026.
Per l’edizione 2026 il Festival del Tempo sceglie il cinema come linguaggio privilegiato per indagare la natura del Tempo e della sua percezione, mettendo al centro l’esperienza fisica e sensibile della visione. Un cinema che non spiega il tempo, ma lo fa sentire, lo attraversa, lo rende esperienza condivisa.
Il Festival è aperto a filmmaker emergenti e affermati (dai 18 anni in su) e a case di produzione.
Le opere ammesse devono essere iscritte esclusivamente tramite la piattaforma FilmFreeway. https://filmfreeway.com/FestivaldelTempo L’iscrizione è gratuita.
Categorie in concorso
- Short Film
- Animazione
- Documentario
- Film Sperimentale e Videoarte
- Video Musicale
Durata massima: 25 minuti
Categoria speciale
- Documentario Lungo
Durata massima: 150 minuti
Il regolamento completo è disponibile su FilmFreeway.
Il Festival del Tempo si configura come uno spazio di incontro tra cinema, arti visive e ricerca contemporanea, dedicato a opere che interrogano il tempo come esperienza viva, fragile e in trasformazione.
L’immagine guida della settima edizione del Festival del Tempo è Costellazioni di Sara Ciuffetta per il Festival del Tempo 2024.
Il Festival del Tempo è promosso dall’associazione culturale blowart, con la collaborazione di Movimento VulnerarTe APS e VulnerarTe Magazine.
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NOTA CURATORIALE DI ROBERTA MELASECCA
È il corpo che registra la durata, che sente l’urto del cambiamento, che custodisce le cicatrici di ciò che è stato e le vibrazioni di ciò che sta arrivando. Il cinema nasce dentro questa verità: ogni immagine attraversa un corpo, ogni visione lascia un deposito, ogni storia mette in movimento qualcosa che non può essere del tutto controllato.
In questo festival il cinema non spiega il tempo.
Lo fa sentire.
Lo mette sulla pelle.
Lo lascia entrare.
Il tempo non è un’idea astratta, ma una presenza che si fa strada nella carne, che modella la vulnerabilità e apre all’imprevisto. È fragile, come lo siamo noi. Ed è proprio in questa fragilità che il cinema trova una delle sue possibilità più oneste: non trattenere il tempo, ma ascoltarlo; non fissare il passato, ma accettare che ogni memoria ritorni trasformata; non cercare protezioni, ma lasciare che siano le crepe a parlare.
Quando un film ci attraversa, lo fa in modo fisico. Cambia il ritmo del respiro, dilata o comprime l’attesa, incide un segno che spesso non sappiamo nominare. E quando i corpi si raccolgono nella stessa sala, nasce un tempo che non esiste altrove: un tempo condiviso, precario e irripetibile, che genera una comunità temporanea fatta di sguardi, silenzi, reazioni.
Il Festival del Tempo abita questa zona di contatto.
Un luogo in cui il tempo non viene gestito, ma vissuto.
In cui la memoria non è archivio, ma organismo vivo che si riscrive a ogni visione.
In cui la comunità non è un’idea, ma un’esperienza concreta di durata condivisa.
