Se è vero che Roma conquistò la Grecia con le armi, fu l’arte greca a sedurre e conquistare per sempre l’anima dell’Urbe. È questo il cuore pulsante della mostra “La Grecia a Roma”, il nuovo, imperdibile appuntamento ai Musei Capitolini – Villa Caffarelli (dal 29 novembre al 12 aprile 2026), che celebra non solo un incontro storico, ma la supremazia di un canone estetico divenuto eterno.

Curata da Eugenio La Rocca e Claudio Parisi Presicce, l’esposizione va oltre la semplice cronaca archeologica per svelare la magnificenza e la particolarità tecnica dell’arte greca. Non si tratta di una rassegna di copie romane, bensì di un evento eccezionale che riunisce oltre 150 capolavori originali: marmi, bronzi e ceramiche che portano ancora impressa la mano dei maestri ellenici, permettendo al visitatore di cogliere quella “purezza materiale” e quella tensione ideale che solo l’originale greco possiede.

La mostra mette in luce una caratteristica fondamentale della produzione artistica greca: la sua capacità di attraversare i secoli cambiando significato senza mai perdere la propria aura di sacralità e perfezione.
L’arte greca, nata con profonde radici votive e religiose, caratterizzata da un equilibrio formale e da una ricerca dell’armonia assoluta, giunge a Roma trasformandosi. Quegli oggetti che in patria erano destinati ai santuari o alle tombe, nell’Urbe diventano simboli di potere, prestigio e cultura.
La forza espressiva della scultura greca era tale da non essere solo “ammirata”, ma “appropriata”: possedere un originale greco significava per l’aristocrazia romana detenere un frammento di civiltà superiore, uno strumento di autorappresentazione irrinunciabile. Il percorso espositivo esalta le peculiarità stilistiche che resero l’arte greca un modello insuperabile. Attraverso cinque sezioni, si assiste all’evoluzione del gusto:

La raffinatezza della ceramica: Dai primi contatti commerciali emergono manufatti di importazione (come i corredi corinzi dell’Esquilino) che mostrano la maestria greca nella pittura vascolare e nella narrazione mitologica, veicolo primario per l’introduzione delle divinità olimpiche a Roma.

Il pathos del bronzo e del marmo: Con le conquiste militari, Roma viene inondata da un “bottino di bellezza”. Opere come il celebre cratere di Mitridate o le sculture dei Niobidi degli Horti Sallustiani (riunite eccezionalmente per l’occasione) testimoniano la capacità degli scultori greci di rendere il movimento, la sofferenza e la vitalità dei corpi con un realismo e una drammaticità che sconvolsero e ridisegnarono l’immaginario romano.

L’Arte Neoattica e la rielaborazione del mito: La mostra evidenzia come l’arte greca non fosse statica. Quando gli scultori greci si trasferirono a Roma, diedero vita a una produzione “neoattica” di altissimo livello (come la fontana firmata da Pontios), dove la tradizione classica veniva piegata a nuove esigenze decorative. Qui emerge un dato cruciale: seppur persa l’originaria intensità religiosa, la qualità estetica rimase l’obiettivo primario, confermando la Grecia come madre indiscussa dello stile.

    L’allestimento a Villa Caffarelli non si limita a esporre, ma contestualizza. Grazie a tecnologie digitali e ricostruzioni scenografiche, i capolavori greci tornano a “respirare” nei loro ambienti originali, siano essi templi, spazi pubblici come il Templum Pacis o lussuose domus private.
    Vedere opere come la scultura acroteriale della Collezione Al Thani o i reperti inediti del Colosseo in questo contesto permette di comprendere perché l’arte greca sia considerata la pietra angolare dell’estetica occidentale.

    Info utili:

    • Titolo: La Grecia a Roma
    • Luogo: Musei Capitolini, Villa Caffarelli
    • Date: 29 novembre 2024 – 12 aprile 2026
    • Promosso da: Roma Capitale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali
    • Organizzazione: Zètema Progetto Cultura
    • https://www.museicapitolini.org/