di Patrizia Cantatore
Reduci dal successo nella scorsa stagione alla ville Lumière al Theatre de Bouffes Parisiens, l’allestimento di Marinelli è goldoniano e veneziano per eccellenza. Il brio con cui la commedia esordisce presentandoci la storia di Rosaura, sposa infelice e fresca vedova e dei suoi quattro pretendenti è un tuffo nel passato che però ha molto ancora a che fare con il presente, con lo sguardo patriarcale dei pretendenti e quello scaltro della donna che è consapevole di quanto sia perigliosa la scelta di una donna nello scegliersi un marito, un’opzione che la prima volta non le è stata concessa e che la bella Rosaura non vuole farsi sfuggire, sventando bugie e promesse fatue di questi uomini che rappresentano le varie tipologie mascoline che ancora oggi è possibile incontrare.
Questo testo di Goldoni rappresenta il primo passo verso la grande Riforma del teatro, abbandonando il canovaccio e il teatro pastorale, il teatro delle maschere, per abbracciare quello fatto di trame impregnate di psicologia e di carattere moderno, storie dal significato veritiero, molto reali e utilizzate come teatro educativo, formativo nei suoi intimi messaggi.
La Vedova scaltra annuncia e ha nel suo nuce quello che poi sarà la Locandiera: la donna è l’artefice, la protagonista assoluta in tutto il ventaglio della sua essenza, contornata da uomini che sono prototipi umani incuranti del prossimo, soprattutto delle donne, come ancora oggi accade. Rosaura è consapevole di questo e sa a cosa va incontro in questo gioco di siparietti che si aprono e chiudono a suo piacere, con il solo scopo di far emergere la loro puerilità e pochezza, nel tentativo di costruire un destino meno complicato di quello che le hanno procurato le scelte altrui. Un mondo maschile, e maschilista, che esprime quella superficialità che la furbizia di Rosaura riuscirà a dominare, mostrando doti, finezze psicologiche e consapevolezza.
Caterina Murino è una perfetta Rosaura, con fascino, grazia, levità e arguzia incarna questa vedova che si bea di prendersi gioco di tutti, compreso Arlecchino, il bravo e simpatico Enrico Bonavera, che incarna un personaggio misurato e sarcastico senza eccessi.
Tra i pretendenti Mino Manni, Milord Runebif, solido e compassato come un vero inglese; Patrizio Cigliano incarna un divertente Monsier Le Blau dai vezzi di cortigiano; Giorgio Borghetti interpreta il focoso e orgoglioso Don Alvaro de Castilla; Lorenzo Volpe è il geloso e severo Conte di Bosconero. Brava e scaltra Serena Marinelli nel ruolo della cameriera Marionette, bella, leale, concreta, spalla comica e vera voce parlante, coerente, delle donne del popolo e della loro saggezza. Mentre la voce possente fuori campo dello zio Pantalone è quella di Jean Reno, un omaggio francese al teatro italiano.
Le scene costruite su un impianto semovibile sono di Fabiana Di Marco e permettono un’immersione suggestiva e colorata di Venezia grazie alle multivisioni di Francesco Lopergolo. I costumi sono curati e meravigliosamente disegnati da Nicolao Atelier Venezia e con la regia scrupolosa di Marinelli, permettono di tornare al tempo di Goldoni e al suo sguardo ironico “bonario” ma impietoso, caratterizzato da una critica sociale non troppo velata sul costume, in particolare nei confronti della nobiltà, criticandone i vizi.
Compagnia Molière, Teatro Quirino, Theatre des Bouffes Parisiens
Presentano CATERINA MURINO ne LA VEDOVA SCALTRA
di Carlo Goldoni con Enrico Bonavera nel ruolo di Arlecchino e con
Giorgio Borghetti Patrizio Cigliano Mino Manni Patrizio Cigliano
Serena Marinelli Lorenzo Volpe e l’amichevole partecipazione vocale di JEAN RENO
scene Fabiana Di Marco / costumi Nicolao Atelier Veneziaproiezioni Francesco Lopergolo /aiuto regia Serena Marinelli
regia e adattamento GIANCARLO MARINELLI
MAR 25-nov-25 h 21:00
MER 26-nov-25 h 21:00
GIO 27-nov-25 h 17:00
VEN 28-nov-25 h 21:00
SAB 29-nov-25 h 17:00
DOM 30-nov-25 h 17:00
MAR 2-dic-25 h 21:00
MER 3-dic-25 h 19:00
GIO 4-dic-25 h 17:00
VEN 5-dic-25 h 21:00
SAB 6-dic-25 h 21:00
DOM 7-dic-25 h 17:00
