di Patrizia Cantatore
Dal 5 al 16 novembre, il Teatro Ambra Jovinelli di Roma ospita “Rosencrantz e Guildenstern sono morti”, il capolavoro di Tom Stoppard, nella nuova regia di Alberto Rizzi, con un cast d’eccezione: Francesco Pannofino, Francesco Acquaroli e Paolo Sassanelli, accompagnati da Andrea Pannofino e Chiara Mascalzoni.
Prodotto da Gli Ipocriti Melina Balsamo in collaborazione con Ippogrifo Produzioni ed Estate Teatrale Veronese, lo spettacolo restituisce a uno dei testi più amati del teatro contemporaneo con tutta la sua ironia, leggerezza filosofica e una struggente riflessione sull’assurdità dell’esistenza.
L’Amleto, visto dal buco della serratura, questa è la particolarità della commedia di Tom Stoppard, la sua scrittura brillante e intelligente arriva a compiere un gesto teatrale rivoluzionario: spia l’Amleto dal buco della serratura, ribaltando i ruoli e portando in primo piano due figure marginali della tragedia shakespeariana – Rosencrantz e Guildenstern – trasformandoli nei protagonisti di una commedia esistenziale.
In questa nuova messa in scena, Rizzi esalta il lato più ludico e vitale, mescolando con sapienza l’umorismo di parola tipico della tradizione inglese alla comicità fisica e istintiva della Commedia dell’Arte. Il risultato è un ibrido vivace e sorprendente, che fa convivere riflessione e risata, logica e paradosso, filosofia e farsa.

Sul palco, Francesco Pannofino e Francesco Acquaroli, una coppia irresistibile: due clown/avventurieri smarriti nel labirinto del destino, in equilibrio instabile sulla corda tesa di situazioni assurde, ai loro occhi la vita sembra un gioco dai risultati sempre truccati. La loro intesa scenica, dai tempi comici perfetti e da un’ironia intelligente, restituisce al pubblico la dimensione umana e malinconica dei due personaggi: uomini comuni catapultati in una tragedia più grande di loro. Paolo Sassanelli, nel ruolo del Capocomico, aggiunge una teatralità esuberante, quasi circense, guidando la compagnia degli attori comici erranti, con carisma e contagiosa energia. L’allestimento di Luigi Ferrigno, trasforma il palcoscenico in una grande macchina scenica, un marchingegno medievale che richiama i carri della Commedia dell’Arte e il doppio palco elisabettiano. La scenografia, mutevole e dinamica, è in continua trasformazione – teatro, castello, nave – dando rilievo alla natura metateatrale della pièce, un teatro nel teatro, nel quale la vita si specchia sul palcoscenico, recitando senza conoscere il copione. Anche i costumi, volutamente d’epoca e adattabili o alterabili, amplificano la dimensione di gioco e d’illusione.
A più di sessant’anni dal suo debutto, “Rosencrantz e Guildenstern sono morti” resta un classico del teatro contemporaneo. Stoppard, con il suo genio linguistico e filosofico, riesce a parlare ancora oggi della condizione umana, della nostra incapacità di comprendere il senso dell’esistenza e del destino, il tutto attraverso la leggerezza di una commedia.

Uno spettacolo intelligente, ironico e ricco di suggestioni, che mette in scena in modo accessibile e divertente, riflessioni sul senso della vita da parte di due figure che lottano per il loro destino ma incapaci di poterlo cambiare perché non consapevoli né del senso della vita né della natura della morte. Un gioco di specchi tra palcoscenico e realtà, nel tentativo di rendere manifesta, la condizione umana così simile a quella dei nostri protagonisti.
Orario spettacoli
• mercoledì 5, giovedì 6, sabato 8, martedì 11, venerdì 14, sabato 15 novembre ore 21:00
• venerdì 7, mercoledì 12, giovedì 13 novembre ore 19:30
• sabato 8 novembre ore 16:30
• domenica 9 e domenica 16 novembre ore 17:00
