di Patrizia Cantatore
Presentato alla Festa del Cinema di Roma 2025, Illusione – scritto da Francesca Archibugi con Laura Paolucci e Francesco Piccolo, e diretto dalla stessa Archibugi – torna ad affrontare uno dei temi più cari alla regista: le fragilità e le contraddizioni della gioventù contemporanea.
Prodotto da Fandango e Rai Cinema, il film si svolge nella periferia di Perugia, dove il ritrovamento di una ragazza sconvolge l’equilibrio di un’intera comunità. In un fosso, vestita con un completo d’alta moda e un volto d’inquietante bellezza, giace una giovane apparentemente priva di vita. Quando la polizia sta per portarla via, un sospiro improvviso rivela che è ancora viva. Si chiama Rosa Lazar (Angelina Andrei), è moldava e non ha ancora compiuto sedici anni. A occuparsi del caso sono la sostituta procuratrice Cristina Camponeschi (Jasmine Trinca) e lo psicologo Stefano Mangiaboschi (Michele Riondino).
Fin dall’inizio l’indagine si rivela complessa: Rosa sembra inconsapevole delle violenze subite, e il suo comportamento spiazza chiunque la osservi. Dietro l’apparente spensieratezza, dietro i sorrisi infantili, si nasconde un trauma profondo, un abisso di cui lei stessa sembra ignara. Chi è davvero questa ragazza, una Lolita inconsapevole arrivata chissà come a Perugia, vestita come un’icona della moda ma smarrita come una bambina? Per la procuratrice, Rosa diventa la chiave di un’indagine internazionale che porta alla luce inquietanti scenari di sfruttamento e menzogna. Per lo psicologo, invece, il caso si trasforma in un viaggio interiore, una ricerca nell’animo umano che lo conduce al cuore del mistero: l’enigma di Rosa Lazar.
Attraverso un linguaggio visivo intenso e onirico, Archibugi ci guida nei sogni e nelle illusioni di una ragazzina moldava che desidera diventare modella, ignara dei pericoli che la attendono. La regista costruisce così una favola nera in cui la “vergine moldava”, vittima sacrificale suo malgrado, diventa l’elemento scatenante per smantellare una rete internazionale che forniva donne ai politici di Strasburgo.
La narrazione si sviluppa su tre registri: Il primo segue la vicenda di Rosa, intrappolata in un giro di prostituzione che arriva fino ai palazzi del Parlamento Europeo e poi accolta in una struttura protetta diretta da suor Lucia (Aurora Quattrocchi). Il secondo esplora il rapporto ambiguo e disturbante tra la ragazza e il suo psicologo, sposato con una collega (Vittoria Puccini), donna fragile e insicura, schiacciata anche dalla presenza ingombrante della madre (Francesca Reggiani). Il terzo registra la tensione tra la fredda sostituta procuratrice, lo psicologo e il vicequestore Pizzirò (Filippo Timi), figura che incarna il degrado morale e i pregiudizi di una certa provincia italiana.

Illusione è un film che mette in luce quanto le false speranze – per il futuro, per il successo, per il riscatto personale – possano trasformarsi in trappole, in sogni che si sgretolano di fronte alla realtà. Il delirio illusorio di Rosa diventa così il riflesso di un’intera generazione, attratta dalle chimere dei social media e dalle promesse di un mondo patinato ma ingannevole.
Una moderna Cappuccetto Rosso che, nel suo desiderio di affermarsi, rischia non solo l’innocenza, ma l’anima stessa.

