di Patrizia Cantatore

 

Presentato alla Festa del Cinema di Roma 2025, il film è uscito il 30 ottobre nei cinema italiani. La storia si svolge a Parigi, 14 luglio 1889. Tra i festeggiamenti per il centenario della Rivoluzione, un’ombra si aggira silenziosa: è il principe Vladimir, condannato all’eternità per aver rinnegato Dio dopo la morte della moglie. È questo il punto di partenza del nuovo film di “Luc Besson”, che riporta sullo schermo la leggenda di “Dracula” in una versione inedita e sorprendentemente umana.

 

«Tutto è nato perché io e Caleb (Landry Jones) volevamo lavorare di nuovo insieme,» racconta Besson. «Sul set di Dogman abbiamo scoperto una passione comune per Dracula. Rileggendo il romanzo di Stoker ho capito che, al di là del mito del vampiro, è soprattutto una storia d’amore.»

Un Dracula che rivela il suo volto romantico, piuttosto che quello mostruoso, il regista francese, ha scelto di mettere da parte l’orrore e riscoprire l’uomo, che nelle pagine del romanzo traspare e scompare sotto le sembianze del mostro. «Per me è la storia di un uomo capace di aspettare quattrocento anni per rivedere la donna che ama e che gli è stata tolta da Dio», spiega. Il Dracula di Besson, non è un essere assetato di sangue, piuttosto un principe carismatico, tormentato e riflessivo che: «Combatte in nome di Dio, ma non ama la guerra. Si sente tradito quando scopre che la violenza non porta salvezza.»

Anche i poteri sovrannaturali sono ridimensionati: niente trasformazioni in pipistrelli o fumo verde. «Non volevo un supereroe americano – dice Besson – ma un uomo con capacità plausibili. Persino il modo in cui attira le sue vittime, tramite un profumo, ha una sua logica poetica.» Il potere del mostro diventa così plausibile, realistico quasi.

 

Confessa Besson, che ha plasmato la figura di Dracula, più sui “dandy esteti” o, sui magnati eccentrici, come William Randolph Hearst, che non ai vampiri del cinema classico: «È un esteta, ama la bellezza, i tessuti, i viaggi. Non volevo un Dracula oscuro e infelice, ma un amante elegante e malinconico.»

L’ambientazione si sposta da una Londra ottocentesca alla Parigi della Belle Époque. «Era più logico per la narrazione e mi permetteva di far coincidere le vicende con il 14 luglio 1889, il centenario della Rivoluzione. Parigi era in festa, nessuno avrebbe notato un vampiro tra la folla.»  La capitale diventa così il cuore pulsante di un racconto romantico e dinamico, dove tutti i personaggi – il prete, il medico, Mina e Maria – si inseguono in una sinfonia di passioni e misteri.

 

Nel suolo dell’incarnazione di Dracula, Besson ritrova Caleb Landry Jones, già protagonista di “Dogman” con il quale si è stabilità fiducia, amicizia, visione comune. «Con Caleb c’è una fiducia totale. Per lui era essenziale trovare la voce e l’accento del personaggio. Ha lavorato con un coach rumeno, e una volta trovata la voce, tutto è venuto naturale.» Jones, racconta Besson, si è calato nel ruolo fino all’ossessione: «Restava nel personaggio anche a cena, parlando sempre con quell’accento. Una notte, truccato e vestito da Dracula, si mise a correre per il set facendo urlare tutti per la paura!». Accanto a lui, Zoë Bleu – figlia di Rosanna Arquette – interpreta Mina, mentre Matilda De Angelis dà corpo e voce a Maria, la vampira dal cuore spezzato. «Zoë era terrorizzata perché era al suo primo film, ma non l’ha mai mostrato. Matilda invece mi ha conquistato con la sua lucidità e sensibilità,» ha confidato Besson.

 

Entusiasmante anche il duello interpretativo tra “Christoph Waltz” e “Guillaume de Tonquédec”, cioè tra il un prete bavarese e il medico razionalista francese, che Besson descrive come due Stradivari della recitazione. Mentre il confronto diretto tra Dracula e il prete arriva solo nel finale: «È stato uno scontro nobile – dice Besson – tra due attori che si rispettano profondamente e si spingono oltre i propri limiti.»

 

Ogni immagine del film è un trionfo di bellezza, grazie allo scenografo Hugues Tissandier, Besson ha costruito set barocchi ma credibili, tra castelli e saloni parigini, i 2.000 costumi, firmati da Corinne Bruand, colorano la scena di simbolismi e richiamano le caratteristiche dei personaggi: il viola per Dracula e la sua amata, l’azzurro per Mina, il bordò per Maria. Anche la colonna sonora, è d’eccezione,  Danny Elfman costruisce melodie d’intensità. «Era il suo sogno fare un Dracula,» rivela Besson. «Quando mi ha mandato il tema principale da Los Angeles, mi sono venuti i brividi. Aveva colto perfettamente il tono del film.»

Il film trasuda amore e valori dimenticati e perduti soprattutto in questa nostra epoca, è su questo che ha voluto costruire la poetica del film, mettendo l’accento sui valori di rispetto, amicizia, giustizia.

 

«L’amore, ma anche il rispetto, l’amicizia, la giustizia. Oggi il denaro li ha schiacciati tutti. Dracula sopravvive quattro secoli solo per ritrovare la donna che ama: è un inno alla perseveranza e alla speranza.»

Luc Besson porta il romanzo gotico di Dracula a nuove altezze, questo principe delle tenebre diventa il simbolo di un’umanità smarrita ma ancora capace di cercare la luce, dove gli esseri umani lottano contro il tempo e contro Dio per ritrovare l’amore.