di Roberto Benatti
Il palco del Teatro Quirino si è illuminato ieri sera per accogliere una delle opere più intriganti di Luigi Pirandello: “Il Piacere dell’Onestà”. Un testo che, a distanza di oltre un secolo dalla sua prima rappresentazione, continua a pungolare la coscienza dello spettatore, invitandolo a riflettere sui confini labili tra verità e finzione, tra l’essere e l’apparire.
Dal punto di vista umanista, “Il Piacere dell’Onestà” trascende la mera critica sociale per toccare corde profonde dell’esistenza umana. Pirandello, attraverso la figura di Baldovino, non si limita a denunciare le ipocrisie borghesi, ma esplora la necessità intrinseca dell’individuo di trovare un senso, una “forma” autentica, anche di fronte all’assurdità del vivere. L’onestà di Baldovino, seppur portata all’estremo, diventa un catalizzatore che costringe gli altri personaggi – e noi stessi – a confrontarsi con la propria autenticità negata. In un mondo dove le maschere sociali sono più comode delle verità scomode, Pirandello ci ricorda il valore etico di tentare di essere ciò che si appare, o quanto meno di riconoscere la distanza tra i due. È un invito a riscoprire la dignità dell’essere umano nella sua complessità, con le sue contraddizioni e il suo anelito, spesso doloroso, alla coerenza. L’opera diventa così un’indagine sulla libertà individuale e sulla responsabilità di fronte alla propria coscienza, un monito a non smarrire il proprio nucleo etico anche quando il contesto sociale spinge alla convenienza e alla menzogna.
L’allestimento, curato con maestria, ha saputo esaltare la complessità dei personaggi e la sottile ironia che permea il dramma. Al centro della vicenda troviamo Angelo Baldovino, un uomo che, pur di salvare l’onore di una donna e il suo futuro nascituro, accetta di sposarla, inscenando un matrimonio di facciata. Ma l’onestà, per Baldovino, non è solo una parola: è una vera e propria religione, una gabbia autoimposta che lo porta a un’applicazione quasi ossessiva delle regole e delle convenzioni sociali. Questo approccio, inizialmente salvifico, si trasforma ben presto in un grimaldello che scardina le ipocrisie del mondo che lo circonda, rivelando le menzogne e i compromessi su cui si reggono le relazioni umane.
La scenografia, essenziale ma evocativa, ha saputo ricreare un’atmosfera che oscilla tra il salotto borghese e un luogo dell’anima, dove i personaggi si confrontano con le proprie maschere.
date e orari
MAR 28-ott-25 h 21:00
MER 29-ott-25 h 21:00
GIO 30-ott-25 h 17:00
VEN 31-ott-25 h 21:00
SAB 1-nov-25 h 17:00
DOM 2-nov-25 h 17:00
LUN 3-nov-25
MAR 4-nov-25 h 21:00
MER 5-nov-25 h 19:00
GIO 6-nov-25 h 17:00
VEN 7-nov-25 h 21:00
SAB 8-nov-25 h 21:00
DOM 9-nov-25 h 17:00
