di Patrizia Cantatore

Presentato nella sezione “Grand Public” alla Festa del Cinema di Roma e nelle sale dal 23 ottobre, “La vita va così” è la nuova commedia di Riccardo Milani che mescola ironia, malinconia e riflessione civile. Il film racconta la storia di “Efisio Mulas”, un pastore sardo che vive in solitudine lungo una costa incontaminata del sud dell’isola. Custode di un mondo antico, Efisio rappresenta la memoria di un tempo in cui la terra era sacra, tramandata come un dono e non come una merce.

Il pastore difenderà con ostinazione la sua terra dai progetti di Giacomo (Diego Abatantuono), il potente imprenditore del nord deciso e pronto a costruire l’ennesimo resort di lusso, proprio sulla terra di Efisio, senza considerarne i diritti o la possibilità di un rifiuto. Nel tentativo di forzare la mano al pastore, invierà Mariano (Aldo Baglio), un capo cantiere siciliano, pragmatico e testardo, con l’ordine di convincerlo a tutti i costi. Accanto al vecchio Efisio, solo la figlia Francesca (Virginia Raffaele), sospesa tra l’attaccamento alle proprie radici e l’urgenza del cambiamento che coinvolge tutta la comunità.

Milani costruisce una storia ispirata a un fatto realmente accaduto in Sardegna, unendo commedia e dramma per mostrare quanto sia facile smarrire il senso della misura di fronte al denaro. Tra corruzione, abusi e false promesse, la contesa finirà in tribunale, dove a decidere sarà “Giovanna“ (Geppi Cucciari), giudice originaria di quei luoghi, consapevole delle ferite inflitte da anni di speculazioni edilizie.

Mentre la comunità, accecata dall’illusione del progresso, accusa Efisio di ostinazione e di egoismo, il vecchio pastore resta fermo nei suoi principi, convinto che “la vita va così”, e che ogni scelta – anche la più solitaria – contribuisca a costruire o distruggere il futuro comune. Il suo gesto diventa simbolo di resistenza, un richiamo a difendere ciò che appartiene a tutti.

Con un linguaggio semplice e diretto, Milani firma un film che diverte e fa riflettere, ricordando che la tutela del “bene comune“, come le spiagge e il paesaggio, è un valore fragile ma essenziale, troppo spesso minacciato da chi confonde lo sviluppo con lo sfruttamento.