di Patrizia Cantatore

Presentato alla Festa del cinema 2025 nella sezione Grand Public in co-produzione con Alice nella città, il film è uscito il 17 ottobre ed è la storia vera di Mattia Piccoli, il ragazzino premiato dal presidente Mattarella come Alfiere della Repubblica per come si occupa del padre affetto da Alzheimer precoce, con la motivazione “per l’amore e la cura con cui segue quotidianamente la malattia del padre”. Nel film ad interpretare il padre di Mattia è Edoardo Leo, insieme a Teresa Saponangelo, Javier Francesco Leoni, Giorgio Montanini, Eleonora Giovanardi, Guia Jelo, Daniele Parisi, la regia è di Alessandro Aronadio (“Era ora”).

Il film ha il piglio della commedia che vira lentamente in dramma, Paolo (Leo) è un quarantenne che ha ricevuto la condanna senza appello della malattia, accettare già che i suoi ricordi cominceranno a cancellarsi non è semplice, figurarsi condividerla con suo figlio, un ragazzo che intuisce qualcosa e quando conoscerà la verità sarà forte e coraggioso anche per suo padre, per aiutarlo ad accettare la realtà senza permettergli di  cadere in depressione o di mollare. È la storia di ogni famiglia che deve fare i conti con la malattia di un suo componente, accettando ciò che accade e andare avanti, inventare ogni giorno la vita.   

Il film ci fa entrare nel legame intimo che si stabilisce tra padre e figlio, il sostegno silenzioso di cura, la tenerezza e il clima con cui madre e figlio sostengono con mille accortezze l’uomo, facendoci riflettere sull’importanza della memoria e del tempo che dedichiamo agli affetti, la vita, dopotutto si riduce a questo, un cerchio di affetti che ti aiuta a vivere pienamente, ancor più se devi lottare contro una malattia che ti svuota e si mangia la tua vita.

Edoardo Leo interpreta il suo personaggio con rispetto e affetto, realizzando una convincente ed intensa prova d’attore, soprattutto nel momento in cui Paolo è più disorientato dal male, quando il volto e gli occhi perdono luce e, mostra i segni di un guscio svuotato da ogni ricordo ma riempito dall’amore dei suoi cari. Teresa Saponangelo bravissima nel delicato ruolo di una moglie pragmatica e sensibile, che si fa guida attenta, capace di alleggerire la tensione e le paure del marito quando necessario e affidando al figlio il ruolo di guardiano gentile.

Il film sa commuovere e far sorridere, bella l’idea di inserire nei momenti dolorosi e nei ricordi, delle gag tenere e ridicole in bianco e nero, mostrandoci come i ricordi lontani nel tempo o nella memoria, spesso appaiano in chiaroscuri, quasi la coscienza non riuscisse a tradurli che in campi luminosi e ombre.