di Roberto Benatti
Fin dalle prime battute, Titus Andronicus non fa prigionieri. La logica brutale della vendetta è stabilita quasi immediatamente, come quando Tito proclama: ‘Se il reato è tanto maggiore del castigo, la morte è la pena.’ Questo non è solo un dialogo, è una dichiarazione programmatica che getta le basi per la spirale inesorabile di violenza che seguirà. Sul palco, queste parole acquistano un peso terrificante, risuonando come un presagio oscuro di ciò che attende i personaggi e il pubblico stesso. La scena si tinge di rosso, non solo metaforicamente, ma spesso anche letteralmente, come se il sangue versato non fosse mai abbastanza per saziare l’appetito della vendetta.
In debutto assoluto TITUS, una nuova e potente rilettura del Tito Andronico di Shakespeare, firmata da Davide Sacco. Un allestimento che non si limita a calcare il palcoscenico, ma invade anche la platea, trasformando lo spazio in un’esperienza immersiva e site-specific.
Suoni, immagini e atmosfere creano un ambiente instabile e perturbante, in cui anche lo spettatore viene messo in gioco.
L’autore si interroga sul motivo per cui “Tito Andronico” sia rilevante oggi, in un’epoca in cui si fatica a distinguere bene e male. La tragedia shakespeariana, con le sue efferatezze, riflette la nostra abitudine alla violenza e la tendenza a giustificare le atrocità. Nonostante l’ambientazione antica, le tematiche di vendetta, stupro, tortura e l’orrore della normalizzazione della violenza sono “mostruosamente vicine” alla realtà contemporanea, dove popoli vicini si vendicano e “giustizieri” impongono la pace con la tortura. L’obiettivo della messa in scena è provocare indignazione e far gridare “basta” di fronte a un mondo che sembra aver perso la capacità di indignarsi.
Di particolare rilevanza alcune citazioni sul ciclo della vendetta: “Se il reato è tanto maggiore del castigo, la morte è la pena.”
Questa frase, pronunciata da Tito, stabilisce fin da subito il tono brutale dell’opera e la logica spietata che governerà le azioni dei personaggi. Sottolineata maggiormente dalla seconda citazione: “La vendetta, sì, la vendetta! è la mia dea.”
Una dichiarazione potente di Tamora che incarna lo spirito di vendetta che anima gran parte dei personaggi. Illustra come la vendetta diventi una forza motrice quasi divina.
“Il mondo è fatto di sangue, e noi ne siamo gli scoli.” Una dichiarazione cinica e brutale di Aaron che riassume la visione oscura e nichilista dell’opera.
Un secondo tema importante è la disumanizzazione e la perdita della ragione, incarnata dalla citazione: “Così, la nostra casa è diventata un mattatoio.” Questa frase evoca un’immagine vivida della distruzione e del caos che ha travolto la famiglia Andronico. Inoltre ci fa capire lo stato di degenerazione della nobiltà e dell’umanità.
“La ragione mi ha abbandonato, e con essa la mia umanità.” Questa citazione è cruciale per comprendere la trasformazione di Tito. Mostra come il dolore e l’ingiustizia lo portino a perdere il contatto con la realtà e con la sua stessa essenza.
L’altro grande tema è quello del linguaggio e l’espressività teatrale: Andronico dice: “Un’immagine vale più di mille parole.”
Questa citazione, usata per descrivere la condizione di Lavinia, è perfetta per parlare della potenza del linguaggio non verbale in teatro. Lavinia, con la sua mutilazione, comunica un orrore indicibile senza proferire parola.
In un’epoca in cui la violenza si normalizza e l’indignazione si assopisce, “Titus” di Davide Sacco al Teatro Quirino è un pugno nello stomaco, una chiamata a non distogliere lo sguardo. Non solo uno spettacolo, ma un’esperienza immersiva che vi costringerà a interrogarvi sulla spirale di vendetta, sulla disumanizzazione e sul potere del silenzio. Non perdetevi l’occasione di lasciarvi scuotere da questa potente rilettura shakespeariana e gridare il vostro “basta”.
30 settembre . 12 ottobre
Compagnia Molière
Teatro Quirino
presentano
FRANCESCO MONTANARI
TITUS
Why don’t you stop the show?
da William Shakespeare
con MARIANELLA BARGILLI
e con
Guglielmo Poggi Ivan Olivieri Beatrice Coppolino
Claudia Grassi Jacopo Riccardi Giuliano Bruzzese
Filippo Rusconi Enrico Spelta Matilde Pettazzoni
scene Fabiana Di Marco
costumi Alessandra Benaduce
luci Luigi Della Monaca
costumi Alessandra Benaduce
musiche originali Davide Cavuti
foto Riccardo Bagnoli
adattamento e regia DAVIDE SACCO
date e orari
MER 1-ott-25 h 21:00
GIO 2-ott-25 h 17:00
VEN 3-ott-25 h 21:00
SAB 4-ott-25 h 21:00
DOM 5-ott-25 h 17:00
LUN 6-ott-25
MER 8-ott-25 h 19:00
GIO 9-ott-25 h 17:00
VEN 10-ott-25 h 21:00
SAB 11-ott-25 h 21:00
DOM 12-ott-25 h 17:00
