Ho finito di leggere ora l’ultimo romanzo di Maurizio de Giovanni, L’Antico amore.

Era molto tempo che non mi capitava di commuovermi con un romanzo, l’ultima creatura dello scrittore napoletano è capace di coinvolgere sin dalle prime battute. De Giovanni ha ritratto con delicatezza e poesia l’Amore, quello vero, che pochi sanno cantare,  troppo spesso relegato ad una narrazione idealizzata o razionale, pragmatica e sessuale. Quello dei grandi poeti come Catullo, il disperato cantore del l sec. a. C. a cui Maurizio de Giovanni, restituisce voce, sogni, sofferenze reali, in una prosa raffinata e semplice, dall’afflato sensibile, che sottolinea quanto l’incomunicabilità e la fiducia possano trasformarlo, in una forza distruttiva.

In questi tempi nei quali l’amore sembra confondersi in categorie svilenti, come il possesso e l’interesse, De Giovanni ci ricorda che è un sentimento che nasce da un riconoscimento che coinvolge tutti i sensi, risvegliato nella mente,  propagante per gli occhi, che accende la pelle e il cuore eternandosi nel ricordo.

Tre storie di oggi e di ieri si intersecano alla principale, la storia d’amore dell’altro tempo, dimostrando quanto un sentimento forte sia capace di abbattere od erigere ogni barriera, invadere con la sua forza emotiva ed energica ogni cosa, fare salti temporali per accendere la sua fiamma in petti nuovi e sempre ugualmente affamati.

Perché l’amore non si annuncia, spesso ci trova inconsapevoli e incapaci di riconoscerlo, di coglierlo nella tempesta della nostra quotidianità; irrompe nelle nostre vite come una luce nel buio e infine, quando è perduto, non resta che il doloroso ricordo di quei giorni nei quali, tutto sembrava unico e, possibile ogni felicità.

L’amore è il ricordo dolce di una tempesta.

di Patrizia Cantatore