In occasione del festival Narni Città Teatro che ospita per la prima volta una programmazione legata all’arte, a cura di Antonella Liuzzi, la mostra con le foto scattate dai rifugiati Rohingya a cura del documentarista e giornalista Shafiur Rahman presso la Sala DigiPASS del Comune di Narni (Palazzo dei Priori). Talk con Rahman domenica 8 giugno h18 presso la Radio del Festival
Giunto alla VI edizione, Narni Città Teatro, festival multidisciplinare di teatro, danza, musica con la direzione artistica di Francesco Montanari e Davide Sacco, si arricchisce nel 2025 con una programmazione specifica legata all’arte contemporanea, a dimostrazione dell’intersezione profonda tra i linguaggi delle arti performative e delle arti visive, in una contaminazione strettissima e fruttuosa. Dopo l’anteprima mercoledì 4 giugno con Alessandro Bergonzoni, a Terni, si svolgerà da venerdì 6 a domenica 8 giugno a Narni, con una programmazione composta da spettacoli di teatro, danza, musica, circo contemporaneo, oltre a una sezione dedicata a eventi extra-teatrali, tra cui dj-set, incontri e convegni che si svolgeranno in differenti luoghi di spettacolo.
Novità di questa edizione è la sezione dedicata all’arte contemporanea, curata da Antonella Liuzzi, curatrice e Presidente di Associazione culturale Passager ETS, che si è interrogata sul tema del festival giocare la vita, esplorando i confini fragili tra casualità e destino, gioco dell’esistenza e sua potenza trasformativa.
In occasione del festival Narni ospiterà la mostra fotografica Oltre quel confine è la mia casa (presso la sala DigiPASS del Comune di Narni, Palazzo dei Priori – Piazza dei Priori), curata da Shafiur Rahman, giornalista e documentarista con base a Londra, che sarà protagonista di un talk domenica 8 giugno h18 presso la Radio del Festival.
La mostra racconta i temi di esilio, diaspora, ma anche di resilienza e speranza, seguendo la ricerca che Rahman porta avanti dal 2016, ed è composta dalle foto dei rifugiati Rohingya documentandone l’esperienza di fuga, di perdita e di resistenza.
I Rohingya, minoranza musulmana perseguitata in Birmania sono attualmente una popolazione senza Stato che risiede in Bangladesh e in una parte del Myanmar. Hanno subito, a partire dagli anni ‘70, violentissime persecuzioni che li hanno costretti alla fuga, privandoli dei diritti di cittadinanza, della libertà di movimento, dell’educazione e di ogni diritto civile. Ai danni dei Rohingya è stato messo in atto a più riprese un genocidio da parte delle forze armate del Myanmar, i Tatmadaw, prima tra l’ottobre 2016 e il gennaio 2017, e in seguito dall’agosto 2017 fino ad oggi. La maggior parte della popolazione oppressa è fuggita in Bangladesh, dando origine al più grande campo profughi del mondo, luogo in cui le fotografie in mostra sono state scattate. L’oppressione ai danni dei Rohingya è stata denunciata dai media di tutto il mondo e definita dalle Nazioni Unite, dai Governi, dalle associazioni per i diritti umani come evento di “pulizia etnica”.
Le fotografie in mostra sono state scattate dai rifugiati durante il Covid per permettere loro di documentare le proprie condizioni di vita durante la pandemia e, principalmente, la realtà da loro vissuta dopo il genocidio del 2017. La maggior parte dei partecipanti al contest fotografico sono rifugiati post genocidio del 2017, altri lo sono dagli anni ‘90. Shafiur Rahman ha pensato di dar loro parola ed espressione attraverso la fotografia, e di offrire al mondo una finestra sulla loro vita perseguitata e marginalizzata da anni. Le fotografie, infatti, sono state esposte in Italia presso il Museo, ora chiuso, del dialogo e della fiducia di Lampedusa curato dal Comitato 3 ottobre, e a Verona e Venezia, oltre che in Inghilterra, a Oxford e al British Museum di Londra.
Shafiur Rahman è un giornalista e documentarista che si dedica a svelare storie complesse e poco raccontate, combinando giornalismo investigativo e narrazione visiva per amplificare le voci emarginate e denunciare ingiustizie sistemiche. Nel 2018, il suo documentario Testimonies of a Massacre: Tula Toli è stato presentato in anteprima allo Sheffield Docs Festival ed è stato raccontato da BBC, CNN e altre emittenti oltre che presentato in numerosi festival in tutto il mondo. Il suo cortometraggio No Need to Hide Our Faces, un toccante resoconto delle lotte delle donne Rohingya, ha vinto un premio al Social Justice Film Festival.
Narni Città Teatro – www.narnicittateatro.com
