Film del 2012 che ricostruisce la Strage di piazza Fontana, diretto da Marco Tullio Giordana, girato tra Torino e Milano, è liberamente tratto da Il segreto di piazza Fontana di Paolo Cucchiarelli, (ed.Ponte alle Grazie) e ha ottenuto 16 candidature ai David.

È  una ricostruzione che ha tenuto conto di verbali e documenti resi accessibili, mostrando i fatti in modo oggettivo, senza sposare tesi ma solo farle conoscere dopo che tutti i processati, sono stati assolti o prosciolti perché non più imputabili. Quello che resta in questa tragica storia sono le vittime innocenti: le vittime della strage, il povero Giuseppe Pinelli, Luigi Calabresi a cui la ragion di stato ha scaricato le responsabilità e i loro familiari che non hanno ottenuto né giustizia né verità.

A tutto questo fanno da sfondo le istituzioni ancora tentennanti tra nuova democrazia e vecchia tirannia; tra personaggi politici moderati ed altri fortemente legati a mai sopiti rigurgiti reazionari.

Sullo sfondo un paese fragile, che si è svegliato da quello che è stato il sogno del boom economico, ancora molto arretrato nei diritti e nei costumi.

Mi ha lasciato la sensazione di aver ricevuto un calcio allo stomaco che sembra non aver allentato il senso di sgomento.  Ero una bimba di 3 anni che aveva conosciuto da poco il suo fratellone e il 12 dicembre del 1969 l’avrò passata a fare il presepe.  Eppure quella strage che non mi era mai stata spiegata così bene, l’ho sentita come un’ala nera negli anni della mia crescita e diventare il pozzo d’ingiustizia da non ripetere ad ogni nuova sciagura.

Bellissima la coloritura spenta che rincorre il bianco e nero, la stanza della sciagura ricostruita come una sagrestia; le emozioni brutte che tolgono il fiato e la voce.

Un film da scoprire o riscoprire, la regia di Giordana è un garanzia di impegno civile. 

Le polemiche di Sofri o del figlio di Calabresi sono solo l’esercizio di quelle discussioni democratiche che per 40 anni non si sono volute veramente fare e se un film le riavvia, allora ha svolto una funzione che non finisce nel tempo e che merita, se non l’avete fatta, una personale riflessione.

P. Cantatore