Recentemente è stata pubblicata una nuova edizione di “Tenendo per mano l’ombra” di Maria Lai, un’opera che rielabora l’originale composto da pagine di tessuto cucite e arricchito da collage di materiali vari. Questa nuova edizione su carta offre l’opportunità di riflettere sull’intero percorso dell’artista sarda, evidenziando il suo legame con la dimensione domestica del tessere e con la Land art.

Maria Lai non è solo un’artista; la sua storia rappresenta un simbolo di emancipazione femminile. Ha trasformato ciò che era considerato ordinario, come il lavoro al telaio e le attività domestiche, in opere d’arte significative, sfidando le aspettative sociali e creando un nuovo futuro. Nella sua autobiografia, Lai ha raccontato il suo bisogno di evasione e di solitudine, esprimendo la complessità dei suoi sentimenti nei confronti dell’amore e della libertà. La sua arte è intrisa di un profondo desiderio di connessione e, nello stesso tempo, di distanza.

Uno dei suoi lavori più emblematici è “Legarsi alla montagna”, un evento collettivo del 1981 che ha coinvolto l’intera comunità di Ulassai. In un giorno simbolico come l’8 settembre, i partecipanti utilizzarono un nastro azzurro di 27 chilometri per legare le case, creando nuove connessioni tra generazioni e all’interno della comunità stessa. Questo gesto ha ridisegnato le relazioni tra donne, bambini, pastori e anziani, trasformando un atto artistico in una celebrazione della vita comunitaria.

L’opera è stata documentata da fotografi e cineasti, ma inizialmente non ha ricevuto il riconoscimento che meritava. Solo negli anni successivi è stata riconosciuta come una delle prime opere di arte relazionale, in cui il pubblico partecipa attivamente alla creazione e definizione dell’opera. Questo riconoscimento tardivo sottolinea l’importanza di ascoltare e valorizzare le voci delle comunità, una lezione che Lai ha appreso e trasmesso attraverso la sua arte.

Maria Lai, tornata nel suo paese d’origine dopo anni di esperienze artistiche, ha rifiutato di realizzare un monumento tradizionale per i caduti in guerra. Invece, ha proposto un’opera che coinvolgesse la comunità, un processo che ha richiesto tempo e ha affrontato resistenze. Tuttavia, le donne sono state le prime a rispondere, dimostrando come l’arte possa unire e guarire le relazioni, creando legami simbolici tra le persone.

Lai ha reinterpretato anche un’antica leggenda locale, ispirandosi a una storia di salvezza legata a un nastro celeste. Questo racconto, tramandato di generazione in generazione, rappresenta un forte legame tra passato e presente, sottolineando come l’arte possa fungere da ponte tra diverse epoche e esperienze.

Con il suo lavoro, Maria Lai ha anticipato tendenze artistiche future, evidenziando il valore terapeutico dell’arte e la sua capacità di unire le persone. Ha creato uno spazio di riflessione sull’essere comunità e sul vivere insieme, dimostrando che l’arte può essere un potente strumento di cambiamento sociale. La sua eredità continua a ispirare nuove generazioni, invitando tutti a esplorare i legami invisibili che ci uniscono.