Quando il cinema mette il dito nella piaga di una legge iniqua, già condannata dalla Corte di Strasburgo e dalla Corte Costituzionale.

Il più bel secolo della mia vita è un film del 2023, una commedia tragi-comica che affronta il paradosso della legge 184/83 la cosiddetta legge dei 100 anni, la quale vieta ai figli non riconosciuti nati nel nostro Paese di conoscere le loro origini, la storia familiare, fino al compimento del centesimo anno di età.

La storia è quella di Giovanni (Valerio Lundini), figlio adottivo di Gianna (Carla Signoris) a cui è impedito di di conoscere la vera identità dei suoi genitori biologici se non prima del compimento del suo centesimo anno di età. Per attirare l’opinione pubblica e la politica affinché si possa cambiare la legge, la sua unica speranza è ottenere la complicità di Gustavo (Sergio Castellitto), unico centenario non riconosciuto alla nascita ancora in vita. I due partono alla volta di Roma, dove dovranno incontrare il ministro degli interni che consegnerà al centenario il suo fascicolo personale e la possibilità di conoscere il nome di sua madre. Gustavo accetta ma durante il viaggio si dimostrerà più volte contrario a farlo, serbando un forte rancore nei confronti della madre mai conosciuta. Il film che affronta il dolore di Giovanni e di Gustavo, diventa da subito una commedia ironica che mette in evidenza le differenze non solo di età ma anche di atteggiamento verso quella madre che non li ha riconosciuti e la possibilità di sapere la verità. L’uno imparerà dall’altro qualcosa, il vecchio Gustavo saprà chi era sua madre che probabilmente non è più tornata a prenderlo in orfanatrofio (si intuisce possa essere morta sotto i bombardamenti), mentre l’altro apprezzerà l’amore di quella madre adottiva che seppure imperfetta è l’unica che lo ha amato.

Un bellissimo esempio di film dal valore sociale, una sceneggiatura serrata che sottolinea già nel linguaggio la differenza non solo di età ma caratteriale tra i due protagonisti, battute e sottintesi che il vecchio, uno strepitoso Castellitto, utilizza per tentare di spiazzare il giovane impostato e razionale interpretato da Lundini che qui riesce a fare la “spalla” perfetta alle battute salaci e sarcastiche dell’altro, 83 minuti di spasso ma anche di commozione che ci fanno riflettere su quanto una scelta possa provocare tanto dolore. Il film è su vari portali tra cui Prime.

La legge 184/83 aveva l’intento di proteggere la madre e il suo diritto di anonimato, una protezione per la donna che decide di rinunciare alla maternità destinando il figlio all’adozione, una legge però, che non tiene conto del diritto dei miglialia di figli adottivi che desiderano gli sia riconosciuta la possibilità di sapere la verità sulle proprie origini.

Il film solleva il velo sulle istanze che da anni si tenta di affrontare in Parlamento, l’ultima iniziativa in questo senso è della senatrice del M5s, Elisa Pirro, che ha presentato nel marzo ultimo scorso una mozione con l’obiettivo di trovare la chiave per un maggiore bilanciamento tra il diritto alla riservatezza della madre in caso di parto anonimo ed il diritto di conoscere le proprie origini da parte dell’adottato.

Il nostro ordinamento riconosce e tutela il parto anonimo, mentre tuttavia la scelta del segreto sull’identità della madre si è trasformato (dopo una pronuncia della Consulta del 2013) in una scelta reversibile e non assoluta. Infatti, su richiesta del figlio, la genitrice potrebbe revocare la dichiarazione di anonimato fatta a suo tempo. Ciò non può essere bastevole e come ha aggiunto la senatrice: “La ricerca delle proprie origini è un passaggio chiave nel processo di definizione della propria identità, per queste ragioni ho presentato una mozione volta a bilanciare i diritti dei figli di conoscerle con quelli delle madri che partoriscono in anonimato