6 settembre 2023
Giuliano Montaldo se n’è andato.
L’ultimo suo film, L’industriale, con un già bravo Pierfrancesco Favino e una strepitosa Carolina Crescentini, lo avevo visto per caso senza sapere fino ad oggi che fosse suo. Una riflessione malinconica, pessimista, la constatazione di quanto la corruzione è così profondamente innestata nel mondo degli affari che seppure non fai nulla per attirarla, ti raggiunge, distruggendo quel mondo che credevi di aver costruito faticosamente con un margine di controllo.
Giuliano Montaldo mi ha fatto innamorare del cinema, della giustizia, della libertà e della lotta per non abbassare mai la guardia.
Ero una ragazzina di 8 anni quando vidi Sacco e Vanzetti in tv, quel film del 1971 che si era permesso di sottolineare le falle della giustizia americana e che apertamente criticava la pena di morte che in quel paese, allora, era praticata in quasi tutti gli stati. Non l’ho mai dimenticato, mi è rimasto sulla pelle. Se ad un certo punto della mia vita ho tentato di cimentarmi nel diritto lo devo a quel film e ad altri di registi come Elio Petri, Damiano Damiani, Francesco Rosi, i F.lli Taviani; film che non si limitavano ad intrattenere, a stupire con effetti speciali. Erano occasioni per farti calare nella realtà e nella sua crudezza, quella che i telegiornali ti costringevano a guardare in superficie, tra immagini di stragi e omicidi di terroristi di tutti i colori neri, rossi o solo la casacca di chi li pagava.
A trent’anni sono andata a cercarmi i film di Montaldo che non avevo visto, internet mi ha aiutato. Giordano Bruno, Gli intoccabili, L’Agnese va a morire, Tempo di uccidere, sono rimasta inorridita e incantata dalla sua capacità di parlare degli orrori del Novecento, così come del Seicento e del suo martire, con grande empatia e capacità di approfondimento storico. Al suo Giordano Bruno devo il mio interesse per i testi del nolano che tanto mi hanno insegnato e consolato in un momento molto difficile per me.
Che cosa mi incantava dei suoi films? Non era solo la capacità di tessere per immagini le storie, si capiva che aveva uno scopo più profondo, utilizzare il mezzo cinematografico per mettere in evidenza i grandi temi dell’esistenza umana: il senso della vita, la solidarietà umana, la libertà, la giustizia, la verità. Quando vedi un suo film, non puoi fare a meno di riflettere, di sentire l’anima piena di sdegno per quelle storie e un desiderio di giustizia, il desiderio di sentire che può esserci un mondo migliore e che non si può archiviare, come sento spesso commentare oggi, “tanto non cambia niente”.
Giuliano Montaldo ha cambiato la mia percezione del mondo, era un uomo che credeva nella libertà e ha contribuito a diffonderne il senso in un mondo afflitto dalla mediocrità. Ciao Giuliano la tua energia è sicuramente luminosissima.
