Museo di Roma in Trastevere dall’11 marzo al 14 maggio 2023

di Patrizia Cantatore

Si è aperta a Roma, nell’ambito delle celebrazioni per i dieci anni dalla morte, la Mostra dedicata al grande musicista Armando Trovajoli. In mostra foto e cimeli conservati dalla moglie e dal figlio, messi a disposizione per ricordare la vita straordinaria di questo inventore di un metodo musicale dalle sonorità semplici e autentiche.


Promossa da Roma Capitale e organizzata e realizzata dal C.O.R. (Creare, Organizzare, Realizzare) a cura di Mariapaola Trovajoli, Alessandro Nicosia e Federica Nicosia; collaboratore ufficiale Rai Teche, supporto organizzativo Zètema Progetto Cultura.

Accademico di Santa Cecilia e Cavaliere di Gran Croce dell’ordine al merito della Repubblica Italiana, appassionato di pianoforte e jazz, iniziò la sua prestigiosa carriera in RAI, dirigendo la prima orchestra stabile di musica leggera. Suonò con i più prestigiosi jazzisti del mondo: Duke Ellington, Miles Davis, Chet Baker, Stéphane Grappelli e molti altri, nel 1949 rappresentò l’Italia al Festival Internazionale di jazz di Parigi.

Trovajoli fu autore di brani indimenticabili con il pregio di avere anche un linguaggio immediato, universale che hanno segnato le generazioni del dopoguerra e hanno decretato la rinascita della commedia musicale italiana insieme agli altri due grandi protagonisti della scena romana del Teatro Sistina, Pietro Garinei e Sandro Giovannini che con lui portarono in scena moltissime opere come nel 1962 Rugantino, a tutt’oggi in scena, con grande riconoscimento di pubblico, attraversando più di sessant’anni di repliche senza stancare mai con il famoso brano dedicato alla città eterna, Roma nun fa la stupida stasera, quasi un inno dal sapore immortale.


Dopo Rugantino, Ciao Rudy, Aggiungi un posto a tavola, e oltre trecento musiche per film dal primo in cui collaborò con il compositore Goffredo Petrassi in Riso amaro del 1949, a moltissimi temi per film da cassetta, comici con Totò fino ai capolavori indimenticabili come La Ciociara, Matrimonio all’italiana, C’eravamo tanto amati (1974), Brutti, sporchi e cattivi (1976), Una giornata particolare (1977), Ballando, ballando (1984), La famiglia (1987) con gli ultimi tre film vinse due nastri d’argento e due David di Donatello.


Come dichiarò in molte interviste, preferiva sempre lavorare sul campo, fianco a fianco con i registi, tra i quali: Vittorio De Sica, Dino Risi, Luigi Magni, Mario Monicelli ed Ettore Scola a cui lo legherà una fraterna amicizia per tutta la vita.

In esposizione il primo violino, regalo del padre, un musicista che accompagnava la proiezione dei film muti; il diploma al conservatorio con 110 e lode; l’esperienza della guerra; le foto dei primi concerti jazz e d’orchestra; le composizioni per il cinema, le produzioni teatrali, dove possiamo ammiare le partiture originali delle sue composizioni, così come le locandine degli spettacoli teatrali e dei film in cui lavorò; molto particolari e divertenti le vignette nelle quali lo ritraeva Ettore Scola e che gli regalava; poi le altre passioni, il mare e la barca a vela.

Un racconto che si dipana lungo il chiostro a piano terra del museo, nel giardino centrale la musica di Roma nun fa la stupida stasera ci accompagna e ci predispone all’atmosfera.

Nella sala proiezioni godiamo di una delle ultime interviste ad Armando Trovajoli dell’Istituto Luce, che ci permette di capire più profondamente il carattere di questo artigiano della musica, capace di raggiungere tutti gli spettatori di ogni generazione, grazie ad una sonorità che parla eternamente al cuore degli esseri umani e sembra l’eco risonante del cuore di Roma, laddove sono nati i Rugantino di ogni epoca, incarnazione scanzonata e tragica di una città che fu ed è.