Ispirato al racconto di Aleksandr Grin, scrittore russo pacifista del XX secolo,è pura poesia il nuovo film di Pietro Marcello. Ambientata in qualche parte nel nord della Francia, dove una giovane orfana di madre, Juliette, vive con il padre, Raphaël, un soldato sopravvissuto alla prima guerra mondiale. Appassionata di musica e di canto, Juliette ha uno spirito solitario. Un giorno, lungo la riva di un fiume, incontra una maga che le predice che delle vele scarlatte arriveranno per portarla via dal suo villaggio. Juliette non smetterà mai di credere nella profezia.
L’opera è stata realizzata e pensata in Francia, come ha raccontato il regista, durante il periodo del Covid, una produzione CG, Avventurosa e Rai Cinema. Inserito ne La Quinzaine des cinéastes de Cannes del 2022 è stato presentato all’ultimo Festival del Cinema di Roma.
Pietro Marcello riesce a trasformare l’opera di Grin in un racconto popolare, musicale e storico, impregnato di realismo magico, con uno sguardo tra il poetico e il visionario nei confronti della natura e allo stesso tempo moderno e femminile, quasi matriarcale, all’opposto rispetto all’ultimo film Martin Eden.
Girato in una fattoria in Normandia dove gli attori hanno convissuto una settimana prima di cominciare a girare, proprio per riuscire a rendere quella familiarità e complicità che si voleva raccontare, il film si apre con una parte documentaristica, con le preziosissime immagini del giorno dell’armistizio nella Baie de Somme oltre a qualche immagine tratta dal film di Julien Duvivier Au Bonheur des dames (1930) per immergerci nel tempo e nei luoghi senza costose ricostruzioni, utilizzando e rieditando immagini trovate nell’archivio storico del paese.

La fotografia curata da Marco Graziaplena risulta molto naturale, tonalità chiare, luminose, ariose ritraggono una Piccardia, luogo dell’indimenticata Pulzella d’Orleans, con una grazia misurata mai ridondante; le musiche di Gabriel Yared, straordinario compositore, si inseriscono a sottolineare la magia delle immagini vivificandole.
Il regista, durante l’incontro con la stampa, ha raccontato come sia stato determinante per lui l’interesse ad indagare il rapporto tra padre e figlia, un uomo piuttosto ruvido, un Maestro d’ascia dalle mani segnate dal lavoro ma delicate nei confronti di tutto ciò di cui si occupa, che si tratti del legno o della natura umana e la ragazzina che conosce al ritorno dalla guerra, la cui paternità potrebbe essere la conseguenza di una violenza subita dalla moglie.
“Questo rapporto mi interessa in sé, e ancor più nel momento in cui si spezza. Lui muore e lei diventa una donna indipendente. Ora, nel romanzo, lei passa da un uomo, il padre, ad un altro uomo, il giovane avventuriero che entra nella sua vita come un principe azzurro. Nel film le cose vanno in maniera diversa. … Le vele scarlatte, che sembra portarci nel passato, in realtà si può guardare con occhio moderno, come un film su un modello nuovo di matriarcato. È un film che prende il punto di vista delle donne.”.

Una ventata di freschezza la giovane Juliette Jouan alla sua prima esperienza come attrice. Pietro Marcello racconta come l’incontro con la ragazza sia stato eccezionale. “Ho fatto mille provini in giro per tutta la Francia prima di trovarla. Ho provato con attrici note e meno note. Lei mi ha colpito; cinematograficamente parlando, me ne sono subito innamorato. È una ragazza straordinaria, che sa cantare, che sa scrivere. Ha portato moltissimo al film, e ha contribuito a costruire il proprio personaggio. È stata lei ad adattare la poesia di Louise Michel L’Hirondelle, che non era prevista nella sceneggiatura. Abbiamo trovato quella raccolta di poesie per caso, nella fattoria scelta come set della «corte dei miracoli». Finire con l’Hirondelle mi è sembrato perfetto per Le vele scarlatte. E grazie a Juliette è diventata una canzone che chiude i titoli di coda.”
Raphaël Thiéry, attore di grande talento ed espressività, con la sua corpulenza sottolinea ancor più la leggerezza della bambina, le sue mani tozze, segnate, contrastano con la capacità di eseguire gesti precisi e creare opere delicate. Noèmie Lvovskyi attrice che può essere paragonata ai personaggi del teatro di “Eduardo de Filippo“ esprime un ruolo matriarcale, di donna liberata; Louis Garrel nel ruolo dell’aviatore mostra tutta la fragilità di un uomo sospeso tra modernità e fermezza, infine la partecipazione straordinaria di Yolande Moreau in un ruolo a lei ritagliato ad hoc incorniciano il cast di questo film straordinario, frutto dell’alchimia di un maestro del cinema che ha saputo creare le giuste risonanze attorno al progetto.

D’altronde come ha dichiarato lui stesso: “Io ho la passione dell’artigianato cinematografico. Colleziono materiali, mi sviluppo da solo le pellicole, mi preparo i prodotti chimici… Potrei raggiungere l’autarchia, fare tutto da solo e decidere ogni cosa. Ma provo un piacere altrettanto forte nel creare delle comunità di lavoro dove ognuno porta del suo. Come diceva Renoir, il cinema si fa con gli amici… ” , questo è sicuramente l’aspetto più sorprendente di questo film è la coralità con cui è realizzato che traspare in ogni sua parte.
Patrizia Cantatore
