Oggi ho visto un film bellissimo, “Il prodigio” ‘adattamento cinematografico del romanzo Il prodigio di Emma Donoghue, è intenso e commovente, da poco messo a disposizione su Netflix sta già suscitando molto scalpore.

Tra i protagonisti, una incredibile Florence Pugh che colpisce per le capacità di riuscire a rendere così vero questo personaggio così difficile. La regia è del cileno Sebastian Lelio, regista di un altro film bellissimo Disobedience che consiglio vivamente. Alla sceneggiatura hanno lavorato la scrittrice insieme allo stesso Lelio e Alice Birch con un’ambientazione fissata al 1862, è la storia del rapporto che si instaura tra l’infermiera Lib Wright (interpretata da Florence Pugh) e l’undicenne Anna O’Donnell, la quale afferma di non nutrirsi da mesi. Si parte dunque da un mistero da svelare, ma il film si apre poi a riflessioni e significati molto più profondi.

La scrittrice ha spiegato che il romanzo è frutto dell’immaginazione, anche se tra il XV e il XIX secolo, in Europa, soprattutto Gran Bretagna, Irlanda e Germania vi furono diversi casi di queste bambine o ragazze definite fasting girls che si lasciavano morire rinunciando al cibo per nutrirsi solo dell’amore di Gesù Cristo. Eppure ci sono stati dei casi e la Donoghue si è documentata su Sarah Jacobs, Mollie Fancher e Therese Neumann. Soprattutto la Gallese Jacobs che fu sottoposta a controllo da parte delle autorità dell’epoca. Vissuta negli anni Settanta dell’Ottocento, dopo una malattia decise di rifiutare il cibo, in quanto temeva che se si fosse ripresa del tutto avrebbe dovuto riprendere il lavoro nella fattoria di famiglia. Secondo le cronache dell’epoca i genitori strumentalizzarono la cosa, affermando che la forza della fede permetteva alla figlia di rimanere in vita. Sarah morì per il non essersi nutrita e i genitori vennero condannati per omicidio.

L’ambientazione rurale è perfettamente riuscita, le luci riescono a riprodurre il clima di superstizione e senza vie d’uscita. Le immagini sono lente e mantengono il focus dello spettatore sui volti con moltissimi primi piani, sulle protagoniste e sui bellissimi scorci della campagna gallese.

E’ un film sull’amore mal riposto a scapito dell’amore verso la vita, è il sentimento di una comunità ferita dalla carestia che desidera l’immolazione del “capro” espiatorio.

E’ un film sull’amore vero di questa donna, un’infermiera che combatterà contro la morte imminente con gli strumenti che ha, perché il vero Prodigio è l’Amore.

Lascia in bocca la sensazione che il senso di colpa delle donne è tuttora lo strumento per farle tacere, per distruggersi e distruggerle, anche nel nostro tempo le donne soffrono spesso di problemi con il corpo, donne che soffrono di anoressia e donne che soffrono di bulimia. Due facce della stessa medaglia, due modi per introiettare la violenza del mondo, della famiglia, della comunità internamente.

Un film che racconta molto più di una storia, un’epopea del dolore femminile.

https://youtu.be/oAXy49mLvs8