di Johnna Adams
regia Serena Sinigaglia dal 17 al 27 febbraio
E’ tutta al femminile questa pièce teatrale che vede il confronto tra una madre e un’insegnante, si parla di bullismo, di rapporti genitori-figli, del ruolo della scuola e delle insegnanti. Ambra Angiolini e Arianna Scommegna interpretano con vigore via via sempre più coinvolgente queste due donne forti che affrontano una questione delicata e attualissima sul mondo dell’adolescenza.
Testo di straordinario successo negli Stati Uniti, Il nodo, della giovane Johnna Adams approda a Roma con la direzione di Serena Sinigaglia che è in cartellone all’Ambra Jovinelli e seguirà un tour nei teatri oltre che nelle scuole, grazie a un progetto che mira a coinvolgere gli studenti nello studio del testo e nel confronto diretto con le attrici sulle tematiche dello spettacolo.
Il nodo ha infatti, ricevuto il sostegno sia del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che quello del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.
È l’ora di ricevimento di una maestra di prima media, si presenta la madre di un allievo che è stato sospeso ed è tornato a casa pieno di lividi. Non è molto chiaro se sia lui la vittima o sia lui stesso un molestatore ed è questo l’obbiettivo della madre, cercare di sciogliere quel nodo e svelare la verità. Il confronto è durissimo, muro contro muro, entrambi incapaci di instaurare un dialogo aperto e dare un senso al dolore, allo smarrimento e al reciproco, soffocante, senso di colpa.
Serena Sinigaglia afferma che il testo non è semplicemente sul tema del bullismo così attuale, è piuttosto un confronto senza veli sulle ragioni intime che lo generano.
Il titolo originale del testo, Gidion’s Knot, rimanda al nome del giovane Gidion, ma anche ad un gioco di parole che in inglese suona come gordian’s knot, il “nodo gordiano”. Un nodo che non può essere districato ma tagliato di netto, la metafora è quindi che certi conflitti non possono essere sciolti ma solo recisi.
Il conflitto è attualissimo e riguarda valori e responsabilità fra il mondo della scuola e quello della famiglia, dove i genitori difendono eccessivamente i figli come se si trattasse di loro stessi e gli insegnanti sono lasciati soli, sottopagati e non considerati né dalle famiglie né dalle istituzioni.
Il dialogo è incalzante e svela il dramma, scendendo dal piano reale a quello mitico. Heather Clark e Corryn Fell non sono solo l’insegnante e la madre di Gidion ma rappresentano tutti noi individui e la società così come accadeva nelle tragedie greche. Queste due figure si fronteggiano e si spingono sull’orlo di un baratro: quello del senso di colpa.
La riflessione che ci è imposta è quella sulla nostra responsabilità per ogni ragazzo ferito, umiliato, ma anche per chi umilia e ferisce. E’ il fallimento di noi individui e della società, il tentativo inutile di scaricare la responsabilità non fa che rendere tutto più intricato, penoso e doloroso. La madre e l’insegnante di Gidion desiderano salvare loro stesse dal baratro della colpa o forse cercano un senso alla sua morte orribile.
Grande prova attoriale da parte delle due protagoniste che ci coinvolgono in questa battaglia senza senso costringendoci a viverla sulla scena, rendendo evidente l’inutilità dello scontro e chiarendo l’importanza del “parlare” con senso di responsabilità e di rispetto imparando ad ascoltare l’altro con un atteggiamento di condivisione attiva.
Patrizia Cantatore
