Aniello Falcone,(Napoli 1607 – Napoli, 1656) è stato un pittore e artista italiano, figlio di commercianti, contemporaneo di Diego Velásquez al quale spesso viene paragonato per la potenza espressiva delle sue opere.
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Si è aperta a Napoli, nel museo diocesano di Napoli nei locali del coro delle monache, una delle mostre d’arte più interessanti, ricca di 23 dipinti, provenienti da musei e prestigiose collezioni private.
L’esposizione permette di conoscere uno dei più celebri pittori attivi a Napoli nel Seicento, partendo da un quadro di argomento sacro: Un Riposo dalla fuga d’Egitto, firmato e datato 1641, opera che recentemente, grazie ad un restauro, ha riportato alla luce una Madonna dal seno prorompente, per secoli ricoperto castamente da una camicetta.
Fondò una bottega dove accoglieva giovani interessati all’arte e insegnava loro i segreti e le tecniche della pittura, trattandoli sempre con gentilezza quasi paterna. Nella sua bottega si formarono artisti come Micco Spadaro, Salvator Rosa, Luca Forte ed altri, in una Napoli posta sotto la dominazione spagnola.
Molti dei suoi allievi aderirono alla “Compagnia della Morte”, creata dallo stesso Falcone per vendicare un amico, morto per mano di uno spagnolo, con l’improbabile scopo di uccidere tutti gli spagnoli di Napoli.
Alla Compagnia aderì anche Masaniello.
Quando il Regno di Napoli, dopo quasi un anno di rivoluzione, tornò sotto il dominio spagnolo e la Compagnia della Morte si sciolse, Falcone sparì dalla circolazione e la sua bottega fu sostituita da quella di Luca Giordano.
Definito l’Oracolo delle battaglie, la sua specialità, era ritrarre combattimenti nei quali i personaggi e le loro caratteristiche fisiognomiche erano ben delineati. Tipico delle sue opere è il caratteristico polverone sullo sfondo, il morto in primo piano, le figure di grande formato che sembrano uscire dalla tela e contrastare con la folla anonima di guerrieri all’orizzonte.
Il genere di battaglia, nel Seicento fu un genere che incontrò larga affermazione e lusinghiero successo tra i collezionisti e la nobiltà napoletana che amava le raffigurazioni di battaglie o di singoli atti di eroismo o combattimenti complessi che esaltavano il patriottismo e l’abilità bellica, virtù con le quali i nobili amavano identificarsi.
Tra i Committenti che incaricarono gli artisti di raffigurare i trionfi della Cristianità sugli infedeli, anche la Chiesa, come la memorabile battaglia navale di Lepanto del 1571, che segnò una svolta storica con la grande vittoria sui Turchi e motivo iconografico pregno di valenza devozionale.
Altri temi cari alla Chiesa nell’ambito del genere furono ricavati dall’Antico e dal Nuovo Testamento, come la Vittoria di Costantino a ponte Milvio o il San Giacomo alla battaglia di Clodio, argomenti trattati magistralmente da Aniello Falcone, che fu il migliore interprete della specialità.
A Napoli fu molto diffuso il sottile piacere della contemplazione delle battaglie presso masochistici voyeurs, che prediligevano circondarsi, non di procaci nudi femminili dalle forme aggraziate ed accattivanti o di tranquilli paesaggi, né di severi ritratti o di languide nature morte, bensì di gente che si azzuffava a piedi o a cavallo, usando spade sguainate ed appuntiti pugnali.
Ma oltre a battaglie senza eroi egli ci ha lasciato anche quadri di altro argomento, tra i quali spicca la Maestra di scuola, uno dei gioielli del museo di Capodimonte.
La mostra è l’occasione per chi voglia approfondire l’autore, lo stimolo a cercare le sue opere in alcune chiese della città.
Come gli Affreschi di San Paolo Maggiore alla sacrestia del Gesù Nuovo o la superba bellezza di quelli di San Giorgio Maggiore dove, a lungo ricoperto da un dipinto settecentesco, si può ammirare un San Giorgio ed il drago di prorompente bellezza.
Merita una menzione, il pregevole lavoro della Monografia di Achille Della Ragione sul pittore, consultata per l’articolo.
