Il Palazzo delle Esposizioni dal 12 ottobre presenta un progetto dedicato a un tema centrale della cultura contemporanea:
l’incontro fra arte, scienza e società.
La città di Roma è di nuovo protagonista nell’accogliere questo confronto che si articola attraverso tre diverse mostre intese come “stazioni”: luoghi di sosta, di movimento e d’incontro.

Sono rimasto estasiato dalla creatività e innovazione espositiva, dalla ricchezza di contenuti, che ci riportano alle origini, alle grandi domande sul senso della vita. Lo sforzo di studiosi e scienziati che hanno lavorato duramente per offrire un futuro migliore alle nuove generazioni.



Tre mostre, ciascuna delle quali contribuisce al dibattito con diverse prospettive: la storia della
scienza, la ricerca artistica contemporanea, le frontiere del sapere scientifico.
La rassegna, promossa da ROMA Culture, è ideata e organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo
con la collaborazione di numerose istituzioni pubbliche, tra le quali INFN Istituto Nazionale di Fisica
Nucleare a cui si deve l’intera progettazione e curatela della mostra Incertezza; mentre l’esposizione
La scienza di Roma è stata patrocinata dall’Accademia Nazionale dei Lincei e dalla Sapienza Università di Roma.

La rotonda di Palazzo delle Esposizioni accoglierà dialoghi e visioni in
cui convergeranno i temi dei singoli progetti espositivi: conferenze, lezioni, performance, insieme
alle opere in mostra, stabiliranno nuove temporalità di fruizione del sapere. Come già sperimentato

nel corso dei programmi degli ultimi anni, l’intento dell’Azienda Speciale Palaexpo è quello di
promuovere la partecipazione di diversi pubblici, la commistione tra diversi saperi, il superamento
dell’idea stessa di “mostra” verso un’esperienza che coniughi gli aspetti espositivi con quelli
pedagogici e performativi.
Ti con zero
a cura di Paola Bonani, Francesca Rachele Oppedisano e Laura Perrone
Algoritmi che usano l’errore come sistema generativo di forme, apparati biologici sintetici, microbi
eucarioti intuitivi e intelligenze artificiali, processi di trasformazione dei territori, desertificazioni,
esplorazioni spaziali e panorami marziani. Le ricerche degli artisti coinvolti nella mostra Ti con zero
si configurano come luoghi di confronto, scarto o capovolgimento di temi e paradigmi della nostra
contemporaneità: la profilazione e l’automatizzazione, le frontiere della genetica medica, il
riscaldamento globale, la riconversione ecologica, i modelli previsionali e lo spillover. Attraverso una
collaborazione diretta con scienziati e istituti di ricerca, e sfruttando le ampie possibilità offerte dalla
tecnologia, questi artisti superano la contingenza della ricerca applicata e con la forza immaginativa
propria dell’opera d’arte, configurano visioni singolari, a volte distopiche, sui possibili futuri.
Ti con zero, titolo tratto da un racconto di Italo Calvino pubblicato nel 1967, è una notazione
matematica con cui si indica il momento iniziale di osservazione di un fenomeno, un istante di
arresto fissato nel tempo e nello spazio che si apre a infinite possibilità. Questa dimensione si rivela
un punto di vista privilegiato in cui possono convergere conoscenza e immaginazione. Sullo
scambio, sul dialogo e sull’interazione tra questi due ambiti i trenta artisti, italiani e internazionali,
coinvolti nella mostra, hanno fondato il loro percorso di ricerca.
Alcuni dei più noti protagonisti del panorama artistico contemporaneo, come Tacita Dean, Agnes
Denes, Antony Gormley, Pierre Huyghe, Ryoji Ikeda, Carsten Nicolai, Roman Ondak, Giuseppe
Penone, Rúrí e Sissel Tolaas, sono in dialogo con una selezione di artisti di una generazione più
giovane, tra cui Hicham Berrada, Tega Brain, Dora Budor, Revital Cohen, Alexandra Daisy
Ginsberg, Adelita Husni-Bey, Christian Mio Loclair, Daniel Steegman Mangrané, Richard Mosse,
Rachel Rose, Jenna Sutela, Troika e Tuur van Balen, e con alcuni famosi artisti del passato, come
Alighiero Boetti, Gino De Dominicis, Albrecht Dürer, Nancy Holt, Channa Horwitz, Gustav Metzger,
Roman Opałka, Robert Smithson e Rudolf Steiner.
Il percorso espositivo
La mostra raccoglie trenta artisti suddivisi in sette sezioni. Ciascuna delle opere scelte, insieme
ai dialoghi che stabiliscono a distanza l’una con l’altra, generano prospettive particolari e uniche
su alcune questioni che interessano sia la ricerca scientifica sia quella artistica. Ognuno di questi
lavori si configura, quindi, come un luogo di condensazione, di espansione, di scarto o di
capovolgimento di alcuni temi e paradigmi della nostra contemporaneità.
Il percorso propone due diversi sguardi: il primo si fonda sulla pratica della conoscenza razionale
della realtà che ci circonda, mediata dal linguaggio e dalla tecnica; il secondo riguarda la
conoscenza sensibile dei fenomeni. Le prime tre sale, intitolate Sistemi di segni, Sintesi e

Comunicazione molecolare, riguardano processi di codificazione linguistica, di pratica da
laboratorio e di ricerca sperimentale sugli elementi, che rinviano in maniera esplicita ai modi di
procedere della matematica, della biologia e della chimica. Nella seconda parte della mostra,
nelle tre sale intitolate Palude, Eclissi e Origine Seconda, le opere invitano a percorrere alcune
realtà spaziotemporali con un più diretto coinvolgimento dei nostri corpi. Diversi territori e
paesaggi, insieme alle loro configurazioni presenti e future, sono offerti alla nostra percezione nel
tentativo di stimolare una reazione sensibile, da affiancare a quella razionale, su diverse forme
possibili di «essere-nel-mondo». Le opere esposte in questa parte del percorso affrontano il
senso di spaesamento e di ‘gettatezza’ di fronte alle conseguenze della ‘grande accelerazione’ e
del sopravanzamento della tecnica nel mondo moderno, fino a immaginare nuove possibili forme
di vita grazie alla capacità degli artisti di rovesciare il proprio sguardo e di dilatare il tempo della
visione.
Nel punto di fuga dominante, la sala centrale al di là dello spazio circolare della Rotonda, intitolata
Caosmosi, sono raccolte un insieme di opere che rappresentano il punto di convergenza tra
questi due sguardi e restituiscono un’esperienza concreta di un’esplorazione possibile del reale
in cui convergono astrazioni teoriche e percezioni sensibili.
Gli ambienti della mostra sono scanditi da un sistema di pannelli costituito da telai in legno
rivestititi in tela neutra, concepito per delineare ricorsivamente lo spazio. Questa leggera e
regolare griglia accompagna la visione configurandosi come un diagramma astratto e ordinato su
cui organizzare la complessità delle immagini e dei temi proposti, alludendo al contempo allo
spazio ideale di una tela o di un frame fotografico, come campi di infinite possibili restituzioni della
realtà.

La Scienza di Roma. Passato, presente e futuro di una città
a cura di Fabrizio Rufo e Stefano Papi
Da sempre Roma è un crocevia della scienza, personaggi del calibro di Galileo Galilei, Niccolò
Copernico, Angelo Secchi, Enrico Fermi, Giovanni Battista Grassi, Stanislao Cannizzaro, Guglielmo
Marconi, Vito Volterra, per citarne solo alcuni, nel tempo hanno dato vita ad una miriade di vicende
storico-scientifiche note e meno note fatte di umanità, di curiosità e di passione per la ricerca.
Aerospazio, agronomia, antropologia, astronomia, biologia, chimica, fisica, matematica, medicina,
scienze della Terra: non esistono discipline che non abbiano trovato nella città di Roma la sede per
il loro sviluppo e spesso il loro momento fondativo basti pensare all’astrofisica o alla fisica nucleare.
Obiettivo e punto di forza dell’esposizione è quello di raccontare la storia delle idee scientifiche e il
loro impatto nella società attraverso i grandi scienziati che a Roma hanno lavorato e le grandi
scoperte che qui sono state fatte; il tutto attraverso una commistione di linguaggi in cui si fonderanno
il rigore scientifico e la suggestione estetica, la spiegazione e l’emozione. Una narrazione testuale
sintetica e suggestiva accompagnerà il visitatore nelle nove sezioni della mostra, alternandosi alla
contemplazione di reperti scientifici originali emozionanti e spesso inediti come, ad esempio, gli
acquarelli delle fasi lunari disegnate da Galileo Galilei, il cranio originale dell’uomo di Neanderthal
di Saccopastore, gli strumenti originali dei “ragazzi di via Panisperna”, le tavole sciateriche di
Athanasius Kircher.
Arricchiranno l’allestimento dell’esposizione video e apparati iconografici, il tutto in una cornice
accattivante e coinvolgente tesa ad integrare soggetti di diversa tipologia (studenti, cittadini, turisti,
studenti,) anche attraverso un approccio di science for the people, by the people. Pensare la Roma
del nuovo millennio significa rappresentare l’immagine e l’identità di una storia unica. Una storia
nella quale la scienza è fondamentale anche per affrontare le sfide drammatiche del mondo
contemporaneo.

Il percorso espositivo
Entrando in La Scienza di Roma il visitatore verrà proiettato in un viaggio nel tempo che lo porterà
alla fine dell’Ottocento, ascolterà direttamente la voce di Quintino Sella che in un dialogo con
Theodor Mommsen indica per la capitale del Regno d’Italia un futuro imperniato sul ruolo di polo
scientifico nazionale e internazionale.
La mostra si struttura in nove sezioni. Le prime sette sono di ambito prettamente disciplinare
(scienze della Terra e antropologia, chimica, matematica, biologia e medicina, astronomia, fisica),
l’ottava è un cameo sulla Roma seicentesca di Galileo Galilei e Athanasius Kircher e la nona dà una
visione del presente e del futuro della scienza a Roma, presentando alcuni tra i più interessanti studi
e progetti che si stanno realizzando in città in questi anni.
Ogni sezione è pensata come una Wunderkammer che, grazie alla incredibile ricchezza di oggetti
e reperti che i musei e le università romane contengono e hanno prestato alla mostra, racconteranno
le storie delle scoperte e dei progressi scientifici realizzati proprio a Roma, ma anche la vita e le
idee dei personaggi ad essi legati. Sulla parete opposta quello contenente i reperti ci saranno testi
e grandi immagini che contestualizzeranno la narrazione.
Entrando nella prima sala si incontreranno molti resti fossili della “Roma prima di Roma”, tra cui i
resti del Neanderthal di Saccopastore, tra i primi abitanti della zona oltre 100.000 anni fa, e il cranio
dell’elefante preistorico ritrovato durante gli scavi per la realizzazione di Via dei Fori Imperiali. Dopo
una panoramica sugli studi antropologi sarà possibile osservare gli antichi strumenti per la
rilevazione dei terremoti e le carte geologiche di Giuseppe Ponzi.
Nella seconda sezione la figura dominante è Stanislao Cannizzaro. Sono esposti gli strumenti del
laboratorio di chimica di via Panisperna fondato dallo scienziato siciliano e una serie di manifesti
pubblicitari dell’industria chimica italiana.
La sezione sulla matematica ne racconterà la bellezza, rappresentata dagli studi architettonici dei
monumenti della capitale, le antiche radici con un abaco di epoca imperiale e le sue applicazioni
moderne, con la macchina Enigma, usata durante la Seconda guerra mondiale per decrittare i
messaggi dell’alleato tedesco, ed ELEA 9000, uno dei primi calcolatori al mondo.
La quarta sezione, biologia e medicina, racconta la storia della lotta alla malaria, flagello che colpiva
molto duramente il territorio romano e che venne sconfitta grazie, tra gli altri, alle scoperte di Giovan
Battista Grassi di cui i visitatori potranno osservare la scrivania e la strumentazione scientifica
originale. Si conclude la sezione con la nascita dell’Istituto Superiore di Sanità e dei due Nobel che
vi lavorarono, Daniel Bovet e Ernst Chain.
La sezione sull’astronomia racconta la figura di Angelo Secchi che nel XIX secolo fondava proprio
a Roma l’astrofisica. I visitatori potranno ammirare grandi telescopi d’epoca e le pubblicazioni
originali che hanno dato il via a questa branca della scienza. La sezione sulla fisica espone una
delle trasmittenti radio attraverso cui Guglielmo Marconi stupì il mondo e gli strumenti originali con
cui Enrico Fermi e i “ragazzi di via Panisperna” diedero il via alla rivoluzione nucleare. Usciti sul
ballatoio si ammireranno due dei quattro stadi di uno dei razzi Scout che partirono dalla base
aerospaziale italiana San Marco in Kenya e altra strumentazione della Scuola di ingegneria
aerospaziale della Sapienza.
Nella sezione successiva si fa un balzo indietro di tre secoli per scoprire come la città dei Papi fu lo
sfondo di una delle più importanti dispute scientifiche dell’epoca, la questione cosmologica. Galileo

Galilei, sostenitore della rivoluzione copernicana, fu convocato diverse volte a Roma per difendere
i suoi principi ed infine per abiurare. I visitatori ammireranno un manoscritto originale del Sidereus
Nuncius con alcuni acquerelli delle fasi lunari disegnati direttamente da Galileo, il suo cannocchiale
e le prime edizioni originali dei suoi scritti più importanti ma anche la documentazione del
Sant’Uffizio sulla questione. Arricchiscono questa sala anche strumentazione scientifica originale
dell’epoca e le meravigliose tavole sciateriche dipinte a mano di Athanasius Kircher.
L’ultima sezione, la scienza del futuro, presenta alcune delle ricerche più importanti che si stanno
realizzando in città in questi anni.

Incertezza
Interpretare il presente, prevedere il futuro
a cura di INFN Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, Vincenzo Barone, Fernando Ferroni,
Vincenzo Napolano, Antonella Varaschin
La categoria dell’incertezza permea la visione scientifica moderna, e in particolare proprio quelle
scienze che solitamente sono chiamate “esatte”. Le informazioni sul mondo, infatti, sono frutto di
osservazioni e misure che hanno sempre un margine di incertezza. Questo può essere valutato e
ridotto, ma mai eliminato del tutto, perché trae origine da fluttuazioni casuali che accompagnano
inevitabilmente i fenomeni naturali e le stesse procedure osservative.
A partire dal Settecento, gli scienziati hanno scoperto come imbrigliare il caso attraverso la logica e
la probabilità. Grazie allo sviluppo di metodi matematici e statistici che incorporano l’incertezza
relativa ai singoli elementi di un insieme e la superano nella descrizione collettiva, la scienza ha
acquisito la capacità di descrivere e prevedere il comportamento quantitativo di sistemi naturali e

umani sempre più complessi. La rivoluzione quantistica, poi, ha mostrato come il caso si annidi
anche al livello dei costituenti fondamentali del mondo fisico.
Ma l’incertezza non è solo un concetto scientifico: è anche un aspetto centrale della nostra
esistenza. I rapidi cambiamenti in atto e, in modo ancor più dirompente, gli effetti sulla nostra vita
della attuale pandemia hanno reso pervasivo e persistente il tema dell’incertezza, collocandolo al
centro degli sforzi di interpretazione della contemporaneità.
La mostra Incertezza. Interpretare il presente, prevedere il futuro illustra alcune delle molteplici
sfaccettature dell’idea di incertezza, e i modi in cui la scienza fa i conti con essa.
E dalla consapevolezza dell’ineluttabilità dell’incertezza scaturisce la necessità di ripensare e
valorizzare le idee e gli strumenti che ci permettono di comprenderla e di governarla, interpellando
la scienza, l’arte e la cultura a ogni livello.
Il percorso espositivo
La mostra Incertezza si articola in sette sezioni tematiche, che condurranno il visitatore a scoprire
come la categoria dell’incertezza si intersechi con i metodi e i modelli mediante i quali la scienza ci
permette di comprendere la realtà e di fare previsioni sui fenomeni naturali e sociali.
Il percorso si apre con lo spazio Misurare l’incertezza. Quando, tra Otto e Novecento, è sorta la
necessità di misurare il mondo in maniera sempre più accurata, l’incertezza ha fatto irruzione nelle
scienze “esatte”, e ci si è posti il problema di valutarla e quantificarla. La ricerca della precisione è
diventata così anche una conquista dell’errore. Il percorso si snoda tra oggetti iconici come la sfera
di silicio usata per ridefinire le unità di misura campione, e i più sofisticati apparati sperimentali della
fisica contemporanea, come uno degli specchi dell’interferometro Virgo, grazie al quale sono state
osservate per la prima volta le onde gravitazionali.
Nella sezione su La logica del caso si scopre come la prima fonte di incertezza nella conoscenza
quantitativa del mondo sia rappresentata dalle fluttuazioni casuali che accompagnano
inevitabilmente i fenomeni naturali. Nel corso dei secoli, si è capito, grazie alla teoria della
probabilità, che queste fluttuazioni sono descritte da leggi matematiche, e che il caso può essere
domato. In esposizione, gli scritti di Galileo sul gioco dei dadi, gli appunti di Bruno De Finetti sulla
probabilità nei pronostici calcistici, e un divertente strumento per visualizzare le incertezze
statistiche, la macchina di Galton.
La fisica del Novecento ci ha insegnato che esistono, nelle profondità del reale, delle Incertezze
fondamentali: a queste è dedicata la terza sezione della mostra. La rivoluzione quantistica ha spinto
la descrizione probabilistica fino al livello dei costituenti elementari del mondo, mostrando come vi
siano in natura margini ineliminabili di indeterminazione. Sarà una grande installazione immersiva
e interattiva, progettata e realizzata in collaborazione con Dotdotdot, a coinvolgere il visitatore nel
mondo delle particelle, attraverso una rappresentazione metaforica del collasso della funzione
d’onda, uno dei concetti base della meccanica quantistica.
L’incertezza riguarda soprattutto il futuro. Tanto più se i sistemi di cui vogliamo conoscere
l’evoluzione nel tempo sono soggetti al Caos (scientificamente inteso). Nella sezione dedicata a
questo tema si vedrà come impercettibili incertezze iniziali possano condurre a esiti profondamente
diversi, limitando la portata temporale delle nostre previsioni. Un’esperienza immersiva divisualizzazione dei moti caotici affiancherà l’illustrazione delle tecniche usate in meteorologia, un
ambito della scienza e della vita quotidiana dominato dal caos.
L’attualità ci espone continuamente a situazioni e processi di enorme complessità: la scienza si è
attrezzata con modelli sempre più raffinati e la necessaria potenza di calcolo per analizzare questi
fenomeni. Nella sezione Simulare e prevedere il visitatore scoprirà, grazie a installazioni interattive,
sviluppate e realizzate con Limiteazero, come si simula un terremoto, come si modellizza la
diffusione di un’epidemia e come si studiano i cambiamenti climatici su scala planetaria.
La rivoluzione dei dati ha reso disponibile un’immensa quantità di informazioni su quasi tutti gli
aspetti della nostra vita sociale e personale. Siamo, in modo più o meno consapevole, soggetti ad
algoritmi, basati su potenti strumenti statistici e informatici, che cercano di descrivere
quantitativamente e prevedere i nostri comportamenti, con vari gradi di incertezza. Nella sezione
Persone e Dati, il visitatore farà esperienza in modo interattivo del funzionamento di alcuni di questi
algoritmi, di profilazione e raccomandazione, finalizzati a indovinare e a indirizzare le sue scelte.
Nulla sfugge all’incertezza, neanche l’universo, inteso come un tutto. Grazie alle più recenti
evidenze osservative nel campo della cosmologia, la domanda su quale sia il destino del nostro
universo ha acquisito connotati scientifici più solidi, ma rimane tuttora inevasa. Nell’ultima sezione
della mostra, Futuri cosmici, una videoproiezione racconterà i possibili scenari futuri del nostro
universo accompagnando il visitatore verso la conclusione del viaggio.

Programma pubblico

Le stazioni che titolano le mostre rimandano al senso del viaggio, un viaggio di scoperta e di crescita
attraverso la conoscenza. Guardando l’evoluzione della nostra specie, dalle prime migrazioni
preistoriche fino alle missioni spaziali, si potrebbe sintetizzare che la leva determinante del
progresso umano sia stato il viaggio, la necessità, dettata dall’istinto di sopravvivenza, di andare a
vedere cosa c’è oltre, cosa c’è altrove. Nell’immaginare queste stazioni di partenza abbiamo sentito
l’esigenza di dotarle di un luogo di sosta e di approfondimento che prepari alla scoperta dei temi
che affrontano. La Rotonda al centro dei percorsi espositivi sarà pertanto luogo d’incontro con una
serie di avventori d’eccezione, che ci aiutino a capire il nostro pianeta, l’Universo, l’uomo e la sua
storia.
Un viaggio che esplora la Terra attraverso le incursioni artistiche di Margherita Morgantin nei recessi
dei laboratori del Gran Sasso, in dialogo con il Riccardo Venturi (28/10) e le ricerche del geologo
Carlo Doglioni, o l’oscurità del cosmo attraverso le lenti di un astrofisico, Lucio Angelo
Antonelli.
E se la destinazione è l’essere umano stesso, quale migliore compagno di viaggio di un premio
Nobel per la Medicina, Mario Capecchi, in Italia per dialogare con il regista Roberto Faenza, autore
di un film sulla rocambolesca infanzia italiana del geniale scienziato naturalizzato americano
; di un autorevole storico della medicina, Bernardino Fantini, che ci offrirà, attraverso una
prospettiva storica sulle epidemie, la chiave per comprendere meglio il nostro presente o di
un etologo, Enrico Alleva, che assieme a Daniela Santucci, psicobiologa, ci aiuterà a comprendere
meglio il cervello umano e la sua evoluzione (10/02).
E così, con lo sguardo alle origini, vedremo quale essere umano uscirà dai racconti di Giorgio Manzi,
uno dei nostri più autorevoli antropologi, in dialogo con Telmo Pievani, straordinario studioso
dell’evoluzione, che torna al Palazzo delle Esposizioni dove ha curato importanti progetti scientifici
; o di Marcello Barbanera, archeologo, che ci porterà a scoprire i punti di contatto tra ricerche
scientifiche e artistiche.
Il desiderio di conoscere che ci ha messi in cammino è il punto di unione tra ricerca matematica e
artistica, considerate tradizionalmente forme di conoscenza totalmente distanti. Ai molteplici modi
in cui creatività e calcolo si connettono è dedicata una serie di incontri concentrati nel mese di
gennaio: dalla bellezza e stravaganza della matematica secondo la fisica Ingrid Daubechies
incontro online) alla riflessione sul linguaggio e le sue specificità nelle esperienze di un matematico,
Roberto Natalini, un artista, Cesare Pietroiusti e una scrittrice con una formazione matematica,
Chiara Valerio ; dal ruolo della geometria nelle architetture narrative di Italo Calvino secondo
Michèle Audin, matematica e scrittrice francese fino alla preziosa testimonianza di Alessio
Figalli, insignito nel 2018 della prestigiosa Medaglia Fields, in conversazione con la giornalista
Roberta Fulci, incontro online).
Il percorso nel suo insieme aspira a comprendere i modi in cui arte, scienza e società parlano tra
loro e si rispecchiano, attraverso riflessioni collettive, alle quali partecipano: i giornalisti Marco
Cattaneo e Marco Motta con gli studiosi Fabrizio Rufo e Lucia Votano ; Elena Bonetti,
matematica e Ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia, Antonella Polimeni, Rettrice
dell’Università degli Studi di Roma Sapienza e medico, Cristiana Pulcinelli, giornalista e scrittrice. Sul sito è pubblicato anche la rassegna cinematografica gratuita in onore della mostra.

Palazzo delle Esposizioni – Rotonda
via Nazionale 194, Roma
biglietto di ingresso alle mostre e all’incontro: tariffa speciale di € 4,00, a partire dalle ore 18,00, fino
a esaurimento dei posti disponibili