JUDITH Un distacco dal corpo
dal 25-26 novembre
Testo di Howard Barker – regia di Massimo di Michele

La storia è quella biblica della vedova Giuditta che per salvare il suo popolo dall’armata assira si reca nel campo nemico per sedurre il generale Oloferne, l’intento è di tagliargli la testa ed esporla sul più alto bastione per provocare la ritirata dell’esercito nemico.
Il fatto storico è l’espediente per narrarci con un testo ritmato e armonicamente cadenzato ai movimenti del corpo, la danza di avvicinamento tra l’uomo e la donna, nell’incomunicabilità che non è solo dei generi ma ha radici nell’illusione umana di poter dominare l’altro quanto la paura della morte.
L’incontro con l’altro da sè è nella normalità della paura ancestrale: disconoscimento, rifiuto, conflitto, sopraffazione, paura. Judith riuscirà a sedurre Oloferne con la dignità, con l’amore per se stessa che è allo stesso modo riconoscimento della medesima dignità nell’altro, nel carnefice.
Nel momento in cui egli si affida al suo amore Judith che ha confuso la menzogna e la verità non saprà più distinguerla, solo la coscienza del suo compito la risveglierà dall’illusione d’amore che il corpo ha messo in scena. Il dramma di Giuditta è proprio nel rinunciare alla sua natura d’amore così come per ogni essere umano che si trasforma in carnefice per piegarsi al volere di altri.
Il carnefice è morto! Viva il nuovo carnefice!
Bravo il regista che ha saputo valorizzare questi giovani e talentuosi attori Federica Rosellini, Aurora Cimino e Giuseppe Sartori che ricreando un’atmosfera da tragedia greca, indossando o privandosi di maschere con naturalezza e grande espressività emotiva, sono riusciti ad incarnare gli ossimori in scena.
