Romanzo dalle atmosfere biografiche, così come dichiarato dall’autore è il racconto di Pietro, un ragazzino della periferia di Milano. Una madre socialmente impegnata, un padre chimico, solitario e introverso. Una vacanza in una casa in un piccolo paese ai piedi del Monte Rosa: Grana. Una casa dove i genitori sembrano riafferrare la loro giovinezza sulle Dolomiti dove si erano conosciuti e dove la passione del padre di divorare le montagne, così come la vita, influenzano l’infanzia di Pietro.
E’ anche però, il luogo dove Pietro entra in contatto con un tessuto sociale diverso da quello dove vive, la grande città. Il ragazzo stenta a stare dietro al modo inquieto di vivere la montagna di suo padre, forse semplicemente con suo padre è costretto a varcare attraverso i sentieri di montagna quell’infanzia che non è ancora pronto a lasciarsi alle spalle. Durante una estate si rifiuta di seguirlo sui ghiacciai e resta testardamente ancorato a sua madre in paese, dove l’approccio con la montagna è terrestre, legato alla conoscenza delle piante più che alla sfida con la natura.
Grazie a sua madre, Pietro conosce Bruno, un pastore di poco più grande di lui che vive in paese. Bruno e Pietro condivideranno quel periodo che li porterà verso l’età adulta.
Un romanzo delicato, intimo ed emozionante che riesce a parlare alla parte più profonda di noi, ai sentimenti e ai conflitti inevitabili che genitori e figli vivono. Una riflessione sull’incomunicabilità che spesso impedisce alle generazioni di potersi parlare con autenticità e sincerità per il timore di non essere credibili o di apparire fragili.
Il rapporto intimo che nonostante l’incapacità di trovare un linguaggio comune, esiste tra un figlio e i suoi genitori. L’incapacità della gioventù di guardare oltre l’immagine riflessa nello specchio, quel limite che impedisce di guardare agli altri, ai genitori come esseri umani con le loro fragilità.
La vita e le sue delusioni, la morte e il senso di colpa per aver perduto qualcosa che non è più possibile recuperare. E infine, grazie agli altri, l’affiorare nell’intimo, dell’immagine realistica del padre, le sfumature più segrete e sconosciute.
E’ anche e soprattutto un romanzo sull’amicizia, sulla sua funzione educativa. Solo l’amico, con cui si sono condivisi momenti e con il quale si è imparato a confrontarsi, può aiutarci a fare quel passaggio delicato tra infanzia, adolescenza ed età adulta. Imparare a vedere l’altro, colui che ci è di fronte, come una persona del tutto simile a noi, con i propri limiti proprio per imparare ad accettare i nostri.
Pietro e Bruno si ritroveranno proprio grazie al padre di Pietro che, a sua insaputa, ha acquistato un pezzo di montagna, forse solo perché lui ci torni.
Un racconto emozionante, dal linguaggio fluido e vero, che a tratti sorprende.
Premio Strega meritatissimo.
P.Cantatore
